SOS Fornace di Rho, il collettivo: “Nessuna interlocuzione senza moratoria sullo sgombero”
In una nota diffusa pubblicamente, il gruppo ribadisce la propria posizione, dichiarando la non disponibilità a qualsiasi forma di interlocuzione
Il collettivo SOS Fornace di Rho interviene nel dibattito cittadino riguardante il futuro degli spazi di via Risorgimento 18, in risposta ai recenti richiami a “percorsi di legalità”. In una nota diffusa pubblicamente, il gruppo ribadisce la propria posizione, dichiarando la non disponibilità a qualsiasi forma di interlocuzione che non preveda come premessa «una reale e concreta moratoria sullo sgombero».
Gli spazi di via Risorgimento 18 – un ex deposito di gas di proprietà Eni, inutilizzato per circa trent’anni – sono stati occupati nel gennaio 2018 dal collettivo Fornace, che ne ha fatto la sede delle proprie attività sociali e culturali. I membri del collettivo definiscono questa esperienza un esempio di riqualificazione dal basso di un’area industriale dismessa, restituita alla collettività dopo anni di abbandono.
Un centro autogestito e politicamente attivo
Fornace si definisce un collettivo politico che pratica l’autogestione. Gli spazi, spiegano i promotori, sono utilizzati come base per attività di tipo politico e sociale, con particolare attenzione alle trasformazioni urbanistiche del territorio – da Fiera a Expo fino a MIND – e alle mobilitazioni in difesa dell’ambiente, del diritto alla casa e contro le disuguaglianze.
Negli anni, la struttura ha ospitato anche iniziative culturali e artistiche: concerti, DJ set, presentazioni di libri, dibattiti, mostre, performance e spettacoli che hanno coinvolto migliaia di persone. In Fornace ha sede anche il Teatro Fornace, che propone laboratori e rassegne teatrali a prezzi popolari.
Sono inoltre stati attivati sportelli di consulenza sindacale e di sostegno al diritto all’abitare, oltre a un progetto di skatepark autocostruito, denominato Mattoni DIY, realizzato collettivamente dagli stessi frequentatori dello spazio.
Tutte le iniziative, sottolinea il collettivo, sono pubbliche, autogestite e autofinanziate, con l’obiettivo di promuovere una “socialità non mercificata”. Fornace si definisce uno spazio anticapitalista, antifascista, antirazzista e antisessista, aperto e sicuro per tutte le persone, nel rispetto del principio della cura reciproca.
Il nodo del futuro degli spazi
Secondo quanto espresso dal collettivo, uno sgombero degli spazi di via Risorgimento 18 equivarrebbe a «sottrarre alla collettività un luogo costruito negli anni attraverso pratiche di autorganizzazione», restituendolo invece «agli interessi privati».
Fornace lega inoltre la vicenda alla storia industriale della città e alla presenza di Eni sul territorio, ricordando l’attività della raffineria di Rho-Pero, operativa dagli anni Cinquanta fino alla chiusura nel 1992, e citando episodi di inquinamento ambientale legati a quel periodo.
Il collettivo considera quindi la riappropriazione dell’ex deposito come «un parziale risarcimento per i danni ambientali e sanitari subiti dalla comunità». Nella stessa nota, viene sottolineato il contrasto tra le attuali iniziative di Eni, oggi premium partner dei prossimi Giochi Olimpici, e il passato industriale del sito: «Ogni medaglia ha il suo retro – affermano – quello di un’azienda tra le più inquinanti al mondo».
«Pronti a proseguire il percorso di autogestione»
Infine, Fornace ribadisce la volontà di proseguire le proprie attività anche in caso di sgombero, in continuità con un percorso di autogestione che, ricordano, dura a Rho da oltre vent’anni.
«Se la legalità significa la sistematizzazione di sfruttamento, ingiustizia e disuguaglianza – conclude la nota – allora siamo orgogliosi di starne al di fuori».










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