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Riforma Irpef, più vantaggi per i redditi tra 40 e 50mila euro

La nuova riforma Irpef vede quattro aliquote con nuove detrazioni suddivise in tre categorie di reddito per agevolare la riduzione della pressione fiscale

Irpef

Quattro aliquote, accompagnate da nuove detrazioni suddivise in tre categorie di reddito (ossia da dipendente, da pensione, da autonomo e altri tipi di reddito) per agevolare la riduzione della pressione fiscale, specie per i redditi tra 40 e 50mila euro. Sono le novità entrate in vigore con l’inizio del 2022 che riguardano l’Irpef: l’imposta sul reddito delle persone fisiche introdotta con la riforma tributaria del 1973. Una tassa che si applica a circa 40 milioni di contribuenti italiani che, con l’approvazione della legge delega del 5 ottobre 2021, è stata “rinnovata” dal Governo con lo stanziamento di 7 miliardi.

In generale, come specificano dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio, coloro che hanno più vantaggi sono i lavoratori dipendenti con redditi da 40mila a 48mila euro (che beneficiano di un risparmio massimo di 945 euro), i lavoratori autonomi e i pensionati con redditi da 48mila a 50mila euro (che godono di un taglio dell’imposta rispettivamente di 810 e 758 euro annui).

Entrando nel dettaglio emerge che le aliquote legali sono state ridotte da cinque a quattro. Però è stata mantenuta la percentuale minima, ossia il 23% (riguardante lo scaglione che va da 0 a 15.000,00 euro)  e la massima che è resta il 43% ( e va da 50.000,01 euro in poi). Le tre aliquote che si trovavano tra questi due estremi sono state, invece, sintetizzate in due: una è da 25% (da 15.00,01 a 28.000,00 euro) l’altra da 35% (da 28.000,01 a 50.000,00 euro). Le nuove aliquote sono entrate in vigore il 1° gennaio di quest’anno, ma gli Enti locali avranno tempo fino al 31 marzo per adeguare le addizionali regionali e comunali al nuovo sistema.

BONUS IRPEF  – L’intervento non vede solo la diminuzione del numero (da cinque a quattro) delle aliquote e la ridefinizione degli scaglioni, ci sono novità anche per quanto riguarda il “Bonus Irpef” (ex Bonus Renzi). Questo trattamento integrativo di 1.200 euro, precedentemente applicato tra gli 8.150 e i 28.000 euro, rimane in vigore solo fino a 15.000 euro. A partire da questa soglia il bonus viene incorporato nella detrazione che, si riduce progressivamente a zero in corrispondenza di un livello di reddito pari a 50.000 euro.

Il trattamento integrativo è riconosciuto anche se il reddito complessivo è superiore a 15.000 euro ma non a 28.000 euro a condizione che la somma delle detrazioni per carichi di famiglia (art. 12 D.P.R. n. 917/1986), lavoro dipendente (art.13, comma 1 D.P.R. n. 917/1986), per interessi su mutui contratti fino al 31 dicembre 2021 (art. 15, comma 1, lett. a) e b) e comma 1-ter D.P.R. n.917/1986), per le rate relative alle detrazioni per spese sanitarie (art. 15, comma 1, lett. c) D.P.R. n. 917/1986) e per detrazioni edilizie (art. 16-bis D.P.R. n. 917/1986), per spese sostenute fino al 31 dicembre 2021, sia di ammontare superiore all’imposta lorda. Nel caso ricorrano tali condizioni, il trattamento integrativo è riconosciuto per un ammontare, comunque non superiore a 1.200 euro, determinato in misura pari alla differenza tra la somma delle detrazioni sopra elencate e l’imposta lorda.

REDDITO BASSO – È prevista l’introduzione di detrazioni aggiuntive (65 euro per i dipendenti con redditi tra 25.001 e 35mila euro; 50 euro per i pensionati con redditi tra 25.001 e 29mila euro e per gli autonomi con redditi tra 11.001 e 17mila euro) al fine di non penalizzare eccessivamente i contribuenti delle classi di reddito meno avvantaggiate dalle misure introdotte. Da segnalare che il 20% delle famiglie in condizione economica meno favorevole, che sono escluse dall’applicazione dell’Irpef a causa dell’elevato livello dei redditi minimi imponibili, non sono coinvolte dalla revisione. Ciò implica che se le future politiche sociali vorranno ulteriormente sostenere i redditi delle famiglie più povere dovranno affidarsi a strumenti diversi dall’Irpef, quali trasferimenti monetari diretti o meccanismi di imposta negativa.

Per esprimere una valutazione completa sulla misura del governo occorre considerare anche gli effetti della decontribuzione per il 2022 per i lavoratori dipendenti (escluso il lavoro domestico) pari allo 0,8% per retribuzioni fino a 35 mila euro.


Tabella riassuntiva dell’impatto della riforma Irpef

“Fisco e tasse in pillole” la rubrica per aggiornare i lettori sulle scadenze e le novità relative al mondo fiscale e tributario con la consulenza dei commercialisti dello “Studio Penati” di Legnano

di gea.somazzi@legnanonews.com
Pubblicato il 07 Gennaio 2022
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