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“Nell’era della Rete il nostro pensiero forte è l’antidoto migliore contro fanatici e integralisti”

Statosauri, guida alla democrazia nell’era delle piattaforme è il nuovo lavoro di Massimo Russo, giornalista e manager esperto di mondi digitali

Generica 2020

“Nella nuova economia di rete le relazioni contano quanto il capitale, anzi sono il nuovo capitale, rendono possibili nuovi modelli, ridefiniscono la catena del valore, cambiano significato al tempo e allo spazio, alla geografia, alla moneta, al lavoro, all’identità e al dominio sui territori così come li avevamo conosciuti”.

In centottanta pagine, più altre venticinque di note, Massimo Russo ricostruisce lo scenario economico e sociale degli ultimi due decenni. Tutto era iniziato alla fine degli anni Sessanta, con la Net age, l’era della Rete, ma il cambiamento forte arriva con le piattaforme che diventano protagoniste ed entrano nella vita di tutti, anche di chi è meno avvezzo alla tecnologia.

Statosauri. Guida alla democrazia nell’era delle piattaforme, per Quinto Quarto Edizioni, sarà nelle librerie dal 21 aprile. Un lavoro accurato, preciso, con dati che arrivano fino a poche settimane fa e un apparato di note che consentono a tutti di andare in profondità rispetto ai temi trattati dal libro.

Russo ha una lunga esperienza giornalistica e manageriale. La sua carriera si è sviluppata parallelamente a tutte le ultime fasi della Rete. Da giovane cronista di quotidiani locali nel 1999 è stato tra i fondatori di Kataweb, poi direttore di Wired, fino al massimo ruolo apicale della società Gedi Digital. Da oltre due anni è direttore digitale della Hearst Corporation per l’Europa Occidentale. Un cammino dentro il giornalismo e la Rete.

Il libro nasce da una riflessione centrale e fondamentale: che evoluzione deve avere il sistema politico-istituzionale nella Net age? “Alle piattaforme va contrapposto un potere che funzioni attraverso paradigmi analoghi. – Sostiene Russo – Altrimenti il rapporto non potrà trovare alcun equilibrio, alcun linguaggio comune”.

Otto capitoli più una lunga introduzione e un breve epilogo raccontano l’evoluzione della tecnologia e di Internet negli ultimi anni. Un linguaggio diretto, con una taglio giornalistico e con il rigore di tanti dati e una conoscenza profonda delle questioni trattate. Statosauri è un libro importante perché fa il punto della situazione entrando bene nelle varie questioni. In alcuni passaggi fa tornare in mente The game di Baricco. In quel lavoro l’autore è tutto preso dal ricostruire il percorso dall’inizio del digitale e dalla sua evoluzione fino agli smartphone, che sono gli artefici del Game, ma non entra mai in profondità. Russo invece ricostruisce le evoluzioni che ha avuto la Rete e insieme a questo tutto il tema degli algoritmi e di quanto il loro sviluppo condizioni e guidi la vita di tutti noi. Entrambi i libri hanno il pregio di guidare il lettore lungo ragionamenti che svelano i cambiamenti. Quello di Baricco resta però un esercizio di buona letteratura, mentre Russo si pone diverse domande sociali e prova a cercare risposte.

Statosauri prende posizione perché di fronte allo strapotere delle piattaforme si può restare smarriti o peggio ancora abbagliati dalla facili risposte di chi alimenta le paure.

“Il fatto che le istituzioni internazionali create dopo la seconda guerra mondiale per gestire le relazioni internazionali siano a fine corsa o si dimostrino logore, non vuol dire che di quella mediazione non ci sia più bisogno. Più semplicemente, i vecchi corpi intermedi sono tecnologia superata. Il nostro tempo non tollera intermediari che non portano valore. Li spazza via. Come una volta i giornali del giorno prima, e oggi spesso anche quelli del giorno stesso, divenuti irrilevanti. Dunque, abbiamo bisogno di strumenti nuovi”.

Nello scenario geopolitico dominato dalla contrapposizione tra Stati Uniti e Cina Russo non ha dubbi: è l’Europa a potersi giocare la partita.

“Un’agenda europea dei diritti. È questa la vera identità di un Occidente smarrito e timoroso. Il nostro pensiero forte, l’antidoto migliore contro fanatici e integralisti. Con il Pil dei diritti collettivi e della responsabilità individuale non ci sono sconfitti, né poveri. Guadagniamo tutti, nessuno escluso. Senza paura. Per ritrovare la passione e ricordarci che – oltre ai conti e alla sicurezza – sono anche altre le ragioni che ci tengono insieme”.

La lunga analisi, malgrado dati impietosi soprattutto rispetto al nostro Paese, si conclude con uno sguardo ottimista sulle prospettive del futuro. Al centro restiamo sempre noi, con la nostra storia collettiva, sociale e personale. Certo occorre “abbracciare l’incertezza, l’apertura, e misurarci con ciò che ancora non conosciamo” e al tempo stesso avere la consapevolezza “di essere all’altezza della sfida, di portare il nostro contributo, in termini di coscienza e conoscenza, all’intelligenza collettiva”.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 19 Aprile 2021
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