Il coltello, le tracce di sangue, la depressione della vittima. Torna in aula il processo per l’omicidio di Vasilica Potincu
La donna era stata trovata morta con un coltello nella schiena in un appartamento di via Stelvio a Legnano. A processo con l'accusa di omicidio Andrea Mostoni, operaio 29enne di Robecco sul Naviglio
Torna in aula il processo per l’omicidio di Vasilica Potincu, la 36enne trovata morta con un coltello conficcato nella schiena in un appartamento di via Stelvio a Legnano il 25 maggio dello scorso anno. Per l’omicidio della donna nei giorni immediatamente successivi al delitto è stato fermato Andrea Mostoni, operaio 29enne di Robecco sul Naviglio, i cui legali avevano presentato richiesta di rito abbreviato, respinta però dal GIP del Tribunale di Busto Arsizio.
Sul banco dei testi, davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio presieduta dal giudice Rossella Ferrazzi (a latere Daniela Frattini), martedì 31 marzo hanno sfilato una quindicina di testi, chiamati a fornire le precisazioni richieste dalla difesa, dalle parti civili, dal pubblico ministero e dalla corte stessa rispetto al contenuto delle dichiarazioni già rese in fase di indagine, che sono state acquisite al fascicolo del dibattimento. Testimonianze brevi, che si sono concentrate soprattutto sul ritrovamento del cadavere, sui rumori sentiti (o meglio non sentiti) dai vicini quella sera e sulle indagini, e in particolare sul coltello utilizzato per uccidere la escort 36enne, sulle tracce di sangue ritrovate nell’appartamento, sulle scarpe e sulla felpa indossate quel giorno da Andrea Mostoni, sulle informazioni ricavate dai dispositivi elettronici dell’imputato e sui suoi spostamenti.
In aula anche la mamma, la sorella e l’ex marito di Vasilica Potincu, che negli ultimi anni era tornato ad essere il compagno della donna dopo un periodo di separazione, nel tentativo di ricostruire un nucleo familiare per il figlio della coppia. Sia la madre – che ha lasciato l’aula indirizzando all’imputato la frase «Str…o, hai ammazzato mia figlia», immediatamente redarguita dalla presidente della Corte d’Assise -, sia la sorella della vittima hanno descritto la 36enne come una donna con «problemi di ansia e depressione», che aveva subito «minacce» da parte dell’imputato e già in precedenza anche dal proprietario dell’abitazione dove viveva prima di trasferirsi a Cinisello Balsamo. Nessuna delle due, però, è stata in grado di entrare nel dettaglio delle minacce che la vittima avrebbe ricevuto, nonostante il riferimento ad una questione economica in sospeso tra Andrea Mostoni e Vasilica Potincu.









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