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Osservatorio Civico e il terzo binario: “Si può fare senza stravolgere Legnano. E pensando a una stazione rinnovata”

Alla serata a Palazzo Leone da Perego molto pubblico e una proposta articolata. Con un'idea di fondo: non si può rinviare il dibattito e la ricerca di soluzioni rispetto al progetto. Per non subire le decisioni e per rilanciare il ruolo della città

Luoghi Legnano

«Legnano ha bisogno di una nuova stazione, per aumentare i treni per Milano e connettersi anche a Malpensa». La proposta viene da Osservatorio Civico, che l’ha lanciata in una serata – ricca di spunti – a Palazzo Leone da Perego, che ha registrato una partecipazione significativa di pubblico e interventi articolati. Un intervento da pensare nel quadro del progetto del terzo binario sulla tratta Parabiago-Legnano-Gallarate, fermo da oltre un decennio ma destinato ad avere un impatto rilevante sul nodo ferroviario legnanese.

Nel corso della serata Stefano Quaglia, esponente di Osservatorio Civico, ha ripreso in mano un dossier storico proponendo soluzioni alternative rispetto al progetto originario del 2009.
Il tema è ben noto a Legnano: il piano iniziale prevedeva la realizzazione del terzo binario con un impatto particolarmente significativo sul lato ovest della linea, in corrispondenza di via Volturno. E che prevedeva la demolizione dell’attuale stazione di Legnano, spostamento di circa 300 metri verso sud e declassamento dell’impianto a semplice “fermata”, nel senso di impianto ferroviario semplificato rispetto a una vera stazione (dotata di scambi e più binari).

Una trasformazione che inciderebbe non solo sul servizio ferroviario ma anche sull’assetto urbano. «Il progetto è sempre rimasto nel cassetto, ma si parla di espropri rilevanti lungo via Volturno, con la riduzione della carreggiata di circa due metri e l’installazione di barriere fonoassorbenti impattanti dal punto di vista estetico», ha ricordato Quaglia.

La proposta: riutilizzare ciò che già esiste.

serata terzo binario

Da qui la proposta alternativa avanzata da Osservatorio Civico. Il primo punto riguarda il recupero del binario centrale, il cosiddetto binario 2, dismesso da oltre vent’anni ma ancora presente lungo un tratto di circa un chilometro e mezzo, tra via Menotti e via Giordano Bruno. Secondo Quaglia, il suo riutilizzo permetterebbe di realizzare il terzo binario senza demolizioni e senza interventi invasivi su via Volturno. «L’interasse ferroviario è già conforme agli standard italiani e questo consentirebbe di evitare nuovi sacrifici urbanistici» ha sottolineato Quaglia. 

Luoghi Legnano

Il secondo punto, ritenuto centrale, riguarda il ruolo della stazione di Legnano. Quaglia ha insistito sulla necessità di mantenerla come impianto ferroviario complesso e non ridurla a una semplice fermata. Non si parla – va chiarito – di dimensioni dell’edificio, sia chiaro, ma di funzione: «Una stazione consente manovre, incroci e può essere utilizzata come capolinea. Una fermata no», ha ribadito, evidenziando come Legnano disponga di un’area ferroviaria molto ampia, con una larghezza che arriva fino a 47-65 metri e che consentirebbe anche l’inserimento di binari di attestamento, da usare per far fare capolinea ai servizi provenienti da Milano, che secondo le attuali previsioni si attesterebbero a Parabiago.

In questa prospettiva, Quaglia ha suggerito anche di rivedere la destinazione di alcune aree, come quella interessata dall’attuale progetto della bretella stradale di collegamento tra via San Michele al Carso con la stazione, su aree cedute dall’ex comparto industriale Franco Tosi. «Anziché adibire a strada si potrebbe impiegarla per la nuova stazione».

A sostegno del valore della proposta è stato citato il caso di Saronno, dove in uno spazio analogo convivono sei binari e binari di attestamento per le linee S1 e S9 che fanno capolinea nella città dell’amaretto (da Lodi e da Albairate-Seregno).

La presenza di binari di attestamento è considerata importante per potenziare i servizi:«Per il Mit la linea S15, inizialmente prevista con capolinea a Parabiago, dovrebbe arrivare fino a Legnano, ma senza una stazione in grado di gestire il capolinea quel prolungamento ce lo scordiamo» ha aggiunto ancora Quaglia. Attraverso il “raccordo Y” – quello che collegherebbe la stazione di Legnano con Busto Arsizio Nord – si potrebbe poi pensare alle corse connesse con Malpensa. «Un collegamento fondamentale».

brumana legnano
Un tema non solo legnanese: alla serata ha partecipato anche Stefano Marchionna, del Comitato pendolari Gallarate-Milano, che ha ricordato anche le attuali criticità e l’importanza del progetto per la qualità di vita dei viaggiatori

Brumana: “Serve più servizio, non solo infrastruttura”

Nel corso dell’incontro ìanche Franco Brumana ha richiamato l’attenzione sul senso complessivo dell’opera. «Il terzo binario deve tradursi in un aumento delle frequenze e delle corse – ha osservato – altrimenti la città non ne trarrà benefici concreti».

Un richiamo che sposta il dibattito dal piano puramente infrastrutturale a quello del servizio, evidenziando la necessità di integrare le scelte tecniche con una visione di mobilità più ampia. Il punto di vista di Osservatorio Civico è chiaro: il tema terzo binario non va evitato, va affrontato e può rappresentare una chiave di sviluppo per dare centralità e attrattività a Legnano come parte della città di Milano (“quartiere” connesso, per lavoro e non solo). Evitando di rimanere in posizione di semplice luogo “attraversato” da treni diretti altrove, compreso il traffico merci in forte crescita, come richiamato dai numeri presentati dal giornalista specializzato Piermario Curti Sacchi.

«Il punto principale è il raccordo aper Malpensa, oltre alla ricreazione della stazione di Legnano. E poi la salvaguardia della via Volturno, sarà nel nostro programma» ha concluso Federico Amadei, candidato sindaco del Polo Civico, tirando le fila delle proposte portate avanti da Osservatorio Civico.

Il tema del terzo binario, anche quando viene accantonato ed eluso dalla politica, resta. Alla fine della serata lo ha ricordato, pacatamente, un residente di via Volturno, la strada “minacciata” dall’espansione della ferrovia. «Da quindici anni non possiamo né vendere né ristrutturare. E nessuno ci dà risposte».
Chissà che proprio la campagna elettorale 2026 non dia il via a un nuovo dibattito più franco sul tema.

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 24 Marzo 2026
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