Perché votare sì o votare no: le ragioni del referendum sulla giustizia a confronto senza “tifoserie”
Organizzato dalla lista Toia, l’incontro ha visto il confronto tra l’avvocata Simona Cicorella e il magistrato Stefano Colombo. Focus su terzietà del giudice, costi e rischi della riforma
Sala piena lunedì sera, 16 marzo, a Palazzo Leone da Perego per il confronto pubblico dedicato al referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia. Un appuntamento partecipato, seguito con attenzione, che ha visto contrapporsi in modo rispettoso e approfondito le ragioni del sì e del no.
A promuovere la serata è stata la lista Toia, gruppo di centrodestra rappresentato dai fratelli Francesco e Carolina Toia, che ha voluto offrire alla cittadinanza un’occasione di approfondimento lontana dalle contrapposizioni ideologiche e dalle “tifoserie da stadio”. «L’obiettivo non era creare un confronto tra opposte fazioni – ha spiegato Francesco Toia –, ma mettere a confronto due specialisti per dare ai cittadini strumenti concreti, così da arrivare al voto del 22 e 23 marzo in modo cosciente e consapevole».
Al tavolo dei relatori si sono seduti l’avvocata Simona Cicorella, componente della Scuola territoriale della Camera penale di Busto Arsizio, schierata per il sì, e il magistrato Stefano Colombo, favorevole al no. L’incontro è stato reso accessibile anche alla comunità sorda grazie alla traduzione in diretta LIS affidata all’interprete Francesca Faroni.

Terzietà del giudice e separazione delle carriere
Uno dei nodi centrali del dibattito ha riguardato il tema della terzietà del giudice: «Terzietà e imparzialità non sono sinonimi – ha spiegato Cicorella –. L’imparzialità riguarda la pubblica amministrazione, la terzietà invece è l’equidistanza del giudice tra le parti». Per l’avvocata, la riforma va proprio in questa direzione: «Mira a rafforzare la figura del giudice e a dare piena attuazione a un principio che già la Costituzione sancisce. Noi vogliamo rendere il giudice un garante effettivo per i cittadini e vogliamo rendere questa giustizia più forte e garantista».
Di posizione opposta Colombo, che ha ridimensionato il problema: «I dati dimostrano che circa il 50% delle decisioni in Italia sono sentenze di assoluzione, con il giudice che dà torto al pubblico ministero, quindi il giudice è già oggi indipendente. Ma la separazione delle carriere non è il problema centrale».
Per Colombo, dietro la “maschera” della separazione delle carriere, si rischia di indebolire la magistratura: «Si riduce il peso delle toghe e si introduce un’Alta Corte disciplinare di cui non conosciamo criteri e funzionamento, un ulteriore “spauracchio” per i giudici». Da qui la sua preoccupazione: «Secondo me si va verso un sistema che può limitare la magistratura a danno dei cittadini quando va a toccare centri di potere forti: politici, economici e finanziari».
Cicorella ha invece invitato a non alimentare timori eccessivi: «Le leggi di attuazione dovranno essere conformi alla Costituzione, che ha già gli anticorpi per impedire derive. Non c’è alcun attacco alla magistratura, ma un riequilibrio dei poteri che si discute da decenni. È dal 1948 che funziona così. Le leggi di attuazione devono rispettare la Costituzione e non possono stravolgerne i principi».

Altro tema emerso con forza è stato quello del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno.
Per Cicorella si tratta di uno strumento con una sua logica: «Il sorteggio non è “truccato”, definizione degradante del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, ma uno strumento per evitare autoreferenzialità. Deve però avvenire all’interno di un elenco coerente e qualificato, in modo da garantire competenze adeguate».
Di diverso avviso Colombo, che ha criticato le modalità previste dalla riforma: «Io non sono contrario al sorteggio in sé, ma a questo tipo di sorteggio, che sarebbe un sorteggio “puro” per i componenti togati e in qualche modo pervaso dalla politica per i laici (avvocati e professori universitari di diritto ndr): il rischio è che i componenti vengano scelti da liste predisposte dal Parlamento con possibili influenze politiche».
Costi e tempi della giustizia
Molto dibattuta anche la questione economica. Colombo ha parlato senza mezzi termini di «costi enormi», legati alla duplicazione degli organi, dei concorsi e dei percorsi formativi: «Si rischia una moltiplicazione delle spese senza risolvere i problemi reali della giustizia».
Diversa la lettura di Cicorella: «Si parla di triplicazione dei costi, ma prima bisognerebbe capire come vengono oggi utilizzate le risorse del CSM». L’avvocata ha sottolineato come il tema vada inserito in una riflessione più ampia sull’organizzazione e sulle competenze dell’organo di autogoverno.
Ben altre per il magistrato sono le questioni che si dovrebbero affrontare. Per Colombo la riforma non incide infatti sulle reali criticità più sentite dai cittadini: «Non cambia nulla sui tempi dei processi. Chi aspetta una sentenza o un decreto ingiuntivo continuerà ad aspettare. I problemi veri sono altri: carenza di organico e ritardi strutturali».
Cicorella ha riconosciuto che la riforma non nasce per intervenire sulla durata dei procedimenti, ma ha ribadito la necessità di affrontare il tema della struttura del processo: «Non possiamo rinunciare a decidere su un principio fondamentale solo perché non risolve tutti i problemi della giustizia».
Responsabilità dei magistrati

Un passaggio significativo ha riguardato infine anche il tema della responsabilità dei giudici. Durante il dibattito è stato infatti ricordato che «dal 1991 al 31 ottobre 2025 gli errori giudiziari sono stati in Italia 32.484, una media di 928 l’anno», con una «spesa complessiva per i risarcimenti pari a 1 miliardo 11 milioni 525mila 925 euro, per una media di poco inferiore ai 29 milioni di euro l’anno». «Se c’è un errore oggettivo, il magistrato già oggi risponde penalmente, civilmente e disciplinarmente – ha ribattuto Colombo –. Ma non sempre un’ingiusta detenzione deriva da un errore del giudice, perché spesso si decide sulla base degli elementi disponibili in quel momento».
La serata si è chiusa con numerose domande da parte del pubblico, uscito soddisfatto dal confronto.









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