Donne contro la mafia: oltre 500 studenti al Tirinnanzi per la lezione del prof Dalla Chiesa
Una lezione di memoria e legalità al Tirinnanzi, dove gli studenti hanno incontrato le storie delle donne che hanno sfidato la mafia. Non a caso, per il sociologo "il racconto rappresenta l’ossatura stessa della democrazia"
Il sipario del Teatro Tirinnanzi di Legnano, questa mattina, lunedì 16 marzo, si è aperto su una platea piena di studenti e su storie che non appartengono solo al passato. Storie di coraggio e di ribellione. Di donne che hanno scelto di non piegarsi alla mafia. Racconti intensi, capaci di rispondere a un’importante domanda che ha attraversato la mente della maggior parte degli oltre 500 studenti dei licei Galilei, Dell’Acqua e Bernocchi: «Che cosa significa ribellarsi alla mafia? E come si fa?». Proprio con questo spirito Legnano ha accolto “Le Ribelli”, una lezione teatrale ideata e guidata dal professor Nando dalla Chiesa. Su questo palco non sono state celebrate eroine lontane, ma donne reali che hanno scelto di dire no alla mafia. Voci accolte dai presenti attraverso l’ascolto, trovando proprio in questo il loro valore più autentico. Perché è in momenti come questi che si alimentano la cultura e il vero senso del concetto di civiltà.
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Così, un teatro gremito di giovani e insegnanti ha fatto da cornice a un incontro che ha unito memoria, educazione civica e teatro, offrendo un’occasione di riflessione sul ruolo che ogni individuo assume all’interno di una comunità. Dalla Chiesa, attraverso la formula coinvolgente del teatro-canzone, ha guidato gli studenti in una lezione capace di intrecciare vite e storie diverse: una mescolanza di vicende personali, dolore e coraggio, capaci di trasformarsi in esempi concreti di resistenza civile e impegno per la legalità. Non a caso, per il sociologo «il racconto rappresenta l’ossatura stessa della democrazia, perché attraverso le storie si costruisce una coscienza collettiva e si trasmettono valori alle nuove generazioni».

Sul palco quattro donne: quattro ribelli
Ad introdurre l’evento è stato Luca Scarafile, docente del Liceo Galilei di Legnano, che ha sottolineato il valore educativo dell’incontro: «Spero che non sia solo uno spettacolo, ma anche un momento di crescita civile. Questo evento rientra nel progetto Liceo dei cittadini. La scuola, infatti, non è una realtà isolata dall’esterno e noi, come educatori, dobbiamo essere pronti a introdurvi a certi argomenti, come l’educazione alla legalità. Ricordiamoci sempre che la memoria deve trasformare la conoscenza del passato in impegno nel presente e nel futuro». L’iniziativa si inserisce nel progetto di educazione civica “Il Liceo dei cittadini – Diritti, legalità, democrazia”, realizzato dal Liceo Galilei in collaborazione con il Comune di Legnano. A portare il saluto della scuola è stato il dirigente scolastico Giuseppe Scafuro, che ha evidenziato l’importanza di momenti di confronto come questo: «Io arrivo da una realtà diversa da Legnano, provengo dalla zona di Avellino, che ha visto vittime innocenti della mafia. Progetti come questo sono importanti per l’intera comunità». A prendere la parola anche il primo cittadino: «Ciò che vedremo oggi deve entrare nelle nostre teste, così che usciremo da questo teatro con qualcosa che possa trasformarsi in azione. La presenza della criminalità organizzata esiste anche nei nostri territori».
Alla voce di Dalla Chiesa si sono affiancate le letture di Annaclara De Tuglie e l’accompagnamento musicale dal vivo di Alessandro Sipolo e Daniela Savoldi, creando una narrazione intensa e partecipata. A prendere forma sul palco sono stati i volti di Francesca Serio, Felicia Impastato, Michela Buscemi e Lea Garofalo, figure diventate simboli veri e propri. Nomi che appartengono alla storia ma che, ancora oggi, risuonano con forza nell’attualità, offrendo spunti di riflessione sulla condizione femminile e sulle diverse forme di sopraffazione ancora presenti nella società. Proprio attraverso il linguaggio del teatro e della musica, Dalla Chiesa ha ricordato agli studenti che la lotta alla mafia passa anche dalla cultura, dall’educazione e dalla capacità di non restare indifferenti.
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