Legnano ricorda gli Internati militari italiani: presentato il libro “Il valore di una scelta”
Presentato a Palazzo Malinverni il libro della storica Renata Pasquetto dedicato agli oltre 400 militari legnanesi che dopo l’8 settembre 1943 rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò e furono deportati nei lager nazisti
Un libro per ricordare i militari legnanesi che, dopo l’8 settembre 1943, scelsero di non aderire alla Repubblica di Salò e pagarono quella decisione con la prigionia nei lager nazisti. È stato presentato sabato 14 marzo a Palazzo Malinverni a Legnano il volume “Il valore di una scelta. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945. Gli oltre 400 Internati militari italiani (IMI) di Legnano”, scritto dalla nota storica legnanese Renata Pasquetto (acquistabile nella sede Anpi di via Menotti a Legnano). L’iniziativa, promossa dalla sezione ANPI di Legnano, ha visto gli interventi del sindaco Lorenzo Radice, del presidente ANPI Legnano e Milano Primo Minelli, del presidente Anei Milano Marco Brando e dello storico Giorgio Vecchio. A coordinare l’incontro tenutosi in una partecipata Sala Stemmi è stato Giuliano Celin, vicepresidente ANPI Legnano. In un tempo in cui la guerra è tornata al centro degli equilibri internazionali, il ricordo delle scelte compiute da quegli uomini ricorda quanto fragili siano la pace e la democrazia e quanto dipendano, ancora oggi, dal coraggio delle persone. Un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni, perché la memoria della Resistenza come precisa Celin e delle scelte compiute in quegli anni continui a rappresentare un punto di riferimento per la difesa della democrazia.
“Il valore di una scelta”
Il volume ricostruisce le vicende dei oltre 400 militari legnanesi che dopo l’armistizio dell’8 settembre furono deportati nei campi di prigionia nazisti o presero parte alla Resistenza. Una pagina di storia spesso poco conosciuta ma decisiva per comprendere il prezzo pagato da migliaia di italiani per difendere la propria dignità e la libertà. Durante la presentazione è stato ricordato come la scelta degli internati militari italiani rappresenti una forma di resistenza spesso definita “resistenza senz’armi” o “resistenza bianca”. «La storiografia della Liberazione ha talvolta sottovalutato il contributo dei tanti militari che dopo l’8 settembre rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò e scelsero la prigionia nei lager nazisti pur di non collaborare con il nazifascismo – ha sottolineato Minelli -. Ricordare oggi queste storie, soprattutto alle giovani generazioni, è un impegno necessario affinché quanto accaduto non si ripeta».
A livello nazionale furono circa 650mila i militari italiani internati nei campi nazisti dopo l’armistizio. «Gli internati militari italiani furono definiti IMI proprio per aggirare la Convenzione di Ginevra e negar loro lo status di prigionieri di guerra – ha spiegato Minelli co il vice presidente Anpi Legnano Giuliano Celin -, Nei lager affrontarono fame, lavoro forzato, malattie e violenze. Fu una scelta di dignità: rifiutarono di combattere per il nazismo pagando un prezzo altissimo. Nel libro fin dalle prime pagine ci viene dato un criterio di lettura che è utile per comprendere come gli IMI (internati militari italiani) tra cui oltre 400 concittadini di cui facciamo parte e che hanno sottoscritto per questo lavoro di Renata, che sono stati censiti (anche se i numeri potrebbero essere superiori) siano arrivati a scegliere di lasciarsi internare nei lager pur di non aderire alla Repubblica di Salò e di non collaborare con i nazisti». Dei 650.000 internati militari circa 45.000 morirono nei centri di fatica, di malattie, di uccisioni di fame. Solo una parte minoritaria (circa 15%), dei deportati decise di continuare a combattere al servizio dei nazisti per mancanza di coraggio, di fiducia e di speranza di potersi salvare. « Ecco questo libro rende omaggio non solo ai cittadini legnanesi ma a tutti coloro che con il loro sacrificio ci hanno permesso di riconquistare la libertà e la democrazia – afferma Minelli con Celin -. Ricordarlo in questi tempi, soprattutto alle giovani generazioni, rappresenta un impegno affinché quanto accaduto in passato non abbia a ripetersi».
Nel libro emergono le storie e le testimonianze dei soldati legnanesi deportati nei campi di prigionia o impegnati nella lotta di Liberazione. «Attraverso le testimonianze raccolte emerge come molti militari maturarono una coscienza antifascista proprio dopo le esperienze delle guerre combattute dal regime – ha precisato l’autrice Pasquetto – Questo lavoro vuole restituire memoria e riconoscimento a chi, anche nei lager, continuò a difendere i valori della libertà e della democrazia. Questo libro rappresenta non solo un lavoro di ricerca storica ma anche un invito a mantenere viva la memoria. Ricordare il sacrificio degli internati militari italiani significa comprendere quanto sia costata la libertà della nostra Repubblica. In un mondo attraversato da nuove guerre e tensioni geopolitiche, quelle storie tornano a parlare al presente: ricordano quanto sia costata la libertà e quanto sia necessario custodirla».









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