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Quando il consiglio comunale diventa “Il bar sport”

Le continue liti e tensioni in consiglio comunale svuotano il ruolo del consiglio comunale. L'intitolazione della sala a Giacomo Matteotti dovrebbe richiamare a ben altri comportamenti

La seduta di mercoledì 11 marzo avrebbe dovuto lasciare alla città un segnale diverso. L’aula consiliare di palazzo Malinverni è stata infatti intitolata a Giacomo Matteotti, figura simbolo della difesa della democrazia e dell’impegno civile nelle istituzioni. Un momento solenne, accompagnato dal richiamo al senso di responsabilità che dovrebbe guidare il lavoro di chi amministra la cosa pubblica.

Poco dopo, però, il clima in aula è cambiato. Durante il consiglio comunale si è assistito a uno scontro che il sindaco Lorenzo Radice ha definito un «teatrino increscioso», una scena che difficilmente qualcuno avrebbe voluto vedere, per di più nella serata dedicata alla memoria di Matteotti.

All’origine della tensione c’è stata la richiesta della lista Toia, gruppo di opposizione di centrodestra, di discutere un’interrogazione urgente relativa a una delibera sui fondi destinati alla comunicazione. Secondo il gruppo proponente il tema avrebbe dovuto essere affrontato nella stessa seduta. Richiesta respinta dal consiglio comunale Umberto Silvestri, che ha rinviato la discussione ai prossimi consigli comunali. Una decisione che ha acceso il confronto politico. Le opposizioni hanno parlato di una scelta inaccettabile, ribadendo «l’incapacità e l’inadeguatezza del presidente nel guidare i lavori del consiglio senza mai essere sopra le parti», mentre dalla maggioranza è stata difesa la correttezza della procedura seguita.

A una provocazione della consigliera della Lega, che ha detto «sei duro di comprendonio», il presidente Silvestri ha replicato: «Duro di comprendonio lo dici a tua sorella» offendendo Laffusa. Parole che difficilmente dovrebbero trovare spazio in un’aula istituzionale. Il confronto è proseguito con toni sempre più duri, tra accuse come «vergogna», «dittatore» e continui interventi fuori microfono. In questo clima è arrivata anche la frase pronunciata dalla consigliera: «prima o poi ti incontrerò per strada».

Il giorno successivo la stessa consigliera ha chiarito che non si trattava di una minaccia. Il senso della frase, ha spiegato, era che fuori dal consiglio comunale avrebbe potuto dire quello che in sede istituzionale aveva evitato di dire. Una precisazione che era stata fatta anche durante la seduta, ma lontano dai microfoni. Probabilmente nessuno ha davvero immaginato un gesto violento e nessuno pensa che la consigliera volesse minacciare il presidente. Resta però il fatto che le parole hanno un peso. E quando vengono pronunciate in un’aula istituzionale, davanti ai cittadini, pesano ancora di più. Poi può capitare anche che le parole vengano strumentalizzate, o diventino causa di altri scontri e incomprensioni.

Non è neppure la prima volta che il confronto in consiglio comunale scivola in toni simili. Da anni, di fatto per tutta la durata di questa amministrazione, le sedute sono spesso segnate da tensioni, interruzioni e attacchi personali che rendono difficile svolgere il lavoro amministrativo. Episodi come quello di mercoledì sera svuotano di significato il ruolo del consiglio comunale. Proprio per questo quanto accaduto appare ancora più stonato se si pensa al significato dell’intitolazione dell’aula a Matteotti. L’auspicio è che il confronto politico torni a essere tale e che il consiglio comunale resti il luogo del dibattito democratico, non quello dove la discussione finisce per assomigliare a una scena da bar sport.

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Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 12 Marzo 2026
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