Tumore al seno: “Alla Breast Unit dell’ASST Ovest Milanese prevenzione e lavoro di squadra fanno la differenza”
Abbiamo intervistato la dottoressa Paola Maria Gini, responsabile della UOS di Senologia. I consigli per la prevenzione
La prevenzione e la presa in carico multidisciplinare sono i pilastri del lavoro della Breast Unit dell’ASST Ovest Milanese, una struttura che coinvolge tutti i presidi dell’azienda con l’obiettivo di garantire la copertura dell’intero territorio. A coordinare l’attività è la dottoressa Paola Maria Gini, responsabile della UOS di Senologia.
La Breast Unit opera attraverso una rete di quattro ospedali, con livelli di operatività differenti ma integrati tra loro. La diagnostica di base, che comprende mammografia ed ecografia, viene effettuata in tutti i presidi dell’azienda sanitaria. La diagnostica avanzata, come mammografie con mezzo di contrasto, risonanze magnetiche e biopsie, insieme agli interventi chirurgici, è invece concentrata nei due centri principali di Legnano e Magenta.

La terapia oncologica viene eseguita in questi due ospedali e anche presso il presidio di Abbiategrasso, in modo da garantire una copertura capillare e facilitare l’accesso alle cure.
Un team multidisciplinare per accompagnare le pazienti

Uno degli elementi distintivi della Breast Unit è l’approccio multidisciplinare. Il gruppo di lavoro è composto da radiologi, chirurghi e oncologi, affiancati da numerose figure professionali di supporto tra cui dietiste, fisioterapiste, psicologhe, genetiste, ginecologi e reumatologi: «L’obiettivo – spiega la dottoressa Paola Maria Gini UOS di Senologia e coordinatrice della Breast Unit della ASST Ovest Milanese – è accompagnare la paziente lungo un percorso che, pur nella complessità della malattia, sia il più semplice e chiaro possibile».
Una volta entrate in contatto con la Breast Unit, le pazienti vengono prese in carico e seguite lungo tutto l’iter diagnostico e terapeutico. I casi vengono discussi collegialmente dal team multidisciplinare e l’intero percorso è supportato dalla presenza di una Case Manager e di infermiere dedicate, che rappresentano un punto di riferimento costante per le pazienti.
Le terapie vengono personalizzate in base alla situazione clinica e possono comprendere chemioterapia prima dell’intervento chirurgico, interventi di chirurgia senologica e la ricostruzione mammaria nei casi in cui siano necessari interventi demolitivi.
Il ruolo della prevenzione
Accanto all’attività clinica, la Breast Unit è impegnata anche nello screening regionale per il tumore al seno, che viene effettuato in tutti e quattro gli ospedali della rete aziendale.
La struttura partecipa inoltre a diverse attività di divulgazione e sensibilizzazione, spesso in collaborazione con associazioni di volontariato del territorio, per promuovere la cultura della prevenzione.
Lo screening organizzato dalla Regione Lombardia riguarda le donne tra i 45 e i 74 anni, ma l’attenzione alla salute del seno deve iniziare anche prima e proseguire nel tempo. Un fenomeno che preoccupa è proprio l’abbassamento dell’età media delle pazienti. «Vediamo tante donne giovani e c’è molta più attenzione anche alla prevenzione genetica, perché molte pazienti hanno una familiarità per questa malattia».
Accanto alla diagnosi precoce, negli ultimi anni sono però cresciute anche le possibilità di cura. «La guarigione è sicuramente in netto miglioramento – spiegano gli specialisti – e cresce anche la sopravvivenza». Il motivo è duplice: da un lato gli screening permettono di individuare tumori sempre più precoci, dall’altro la ricerca continua a sviluppare nuove terapie.
Il tumore al seno resta il tumore più diffuso tra le donne, ma proprio per questo è anche uno dei più studiati. «Ci sono tanti casi, tanti studi e molta attenzione scientifica», spiega la dottoressa. La differenza, però, continua a farla soprattutto la diagnosi precoce. «È una malattia che concede tanto se si arriva presto. La malattia iniziale guarisce. Se invece si arriva con una malattia avanzata possiamo cronicizzarla, ma non sempre guarirla». Per questo l’obiettivo dei medici resta uno: rafforzare l’informazione e la prevenzione. «Quello che vogliamo spiegare alle pazienti è proprio questo: arrivare il prima possibile».
“Essere attente a se stesse”
«Il consiglio principale che rivolgiamo alle donne – sottolinea la dottoressa Paola Maria Gini – è quello di essere attente a se stesse e imparare a conoscere il proprio corpo». Tra le buone pratiche c’è anche l’autopalpazione, uno strumento utile non per fare diagnosi autonome ma per acquisire consapevolezza. «L’obiettivo – spiega – è permettere alla donna di riconoscere eventuali cambiamenti e cogliere quei segnali che possono rappresentare un campanello d’allarme». La prevenzione, resta infatti la prima e più importante arma nella lotta contro il tumore al seno.










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