Manifattura di Legnano, Almici (centrodestra): “Propaganda elettorale, un errore non aver acquistato l’area”
LegnanoNews ha chiesto ai candidati sindaci cosa pensano del percorso avviato dall'amministrazione comunale per la ex Manifattura. Ecco le risposte di Mario Almici
Ex Manifattura “a gamba tesa” nell’arena elettorale di Legnano. Dopo la firma sul protocollo d’intesa per l’arrivo dell’Università degli Studi di Milano nell’ex sito industriale e la presentazione del progetto per la riqualificazione dell’area, LegnanoNews ha chiesto ai candidati sindaci cosa pensano del percorso avviato dall’amministrazione uscente, che alle prossime amministrative sarà ancora “capitanata” dall’attuale primo cittadino Lorenzo Radice. Ecco cosa ha risposto Mario Almici, candidato del centrodestra.
«Concentrare alcuni uffici e corsi della Università Statale, già presenti nel territori dell’Asst Ovest, in un’unica sede a Legnano è una buona idea in sé, ma si tratta di un progetto molto di là da venire, per cui sono più i dubbi che le certezze – sottolinea Almici -. Parliamo di un protocollo di intesa istituzionale che non aggiunge nulla all’attuale status quo. C’è solo un impegno, di qui ai prossimi tre anni, a costituire un tavolo di lavoro per decidere quali di questi già esistenti corsi trasferire, con un’apertura a futuri corsi molto al di là da venire. Tanti sono i dubbi a cui la conferenza stampa non ha risposto. Ci sarà una cessione gratuita della proprietà dell’immobile in favore dell’Università o un semplice comodato d’uso? O ancora, chi pagherà la ristrutturazione degli edifici e l’allestimento dei nuovi spazi? E chi sosterrà il costo delle manutenzioni e delle spese energetiche della nuova struttura universitaria? Tutti quesiti ad oggi senza risposta, perché siamo nel campo della pura propaganda elettorale».
Almici, di fatto, “bolla” il protocollo siglato da Comune, Città metropolitana e Università come lo “zucchero per far ingoiare la pillola” di «scelte urbanistiche già impostate». «L’amministrazione stessa ha ammesso che a quest’idea hanno cominciato a pensare soltanto dal settembre 2025 cioè alla fine del mandato – aggiunge il candidato del centrodestra -. E qui sta anche il punto politico vero: la vera partita non è l’università, ma l’uso dell’università come bollino di qualità per rendere politicamente più digeribili scelte urbanistiche già impostate. A tutt’oggi questo protocollo si regge su una disponibilità di massima fornita dalla Università Statale a individuare Legnano come potenziale sede di alcune funzioni ancora da individuare attraverso un non meglio precisato confronto con le forze produttive del legnanese. Le eventuali sinergie con il progetto Mind Expo sono fumose e poco dettagliate. Apprendo da fonti di stampa che l’investitore australiano Landlease, aggiudicatario del project financing per lo sviluppo immobiliare della parte privata del progetto Mind Expo, sta incontrando qualche difficoltà a collocare sul mercato i propri immobili. A Legnano in fondo parliamo di 4mila metri di spazi messi a disposizione nella ex Manifattura, una goccia nel mare rispetto agli oltre 100mila metri quadri di strutture che l’Università Statale sta realizzando nel Campus UniMi di Mind Expo a Rho».
Il “peccato” originale, per Almici, rimane la scelta di non aver acquistato l’area. «Non dimentichiamo che si tratta di un progetto a tre anni, parole del sindaco Radice e non certo di Mario Almici – -. Per quella data saremo già oltre la metà del mandato amministrativo della nuova amministrazione di Legnano, e non vi è alcuna garanzia di apertura di nuovi corsi rispetto a quelli già presenti. Oggi stiamo discutendo su quanto è stato previsto dal PGT redatto dall’amministrazione Radice, ma il vero grande e grave errore è stato a monte: il non aver acquistato l’area ad un prezzo accessibile, per poi realizzare progetti utili a tutta la comunità, preferendo investire in opere che saranno al vaglio della mia prossima attenzione».










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