“Non solo nei libri di storia, ma nelle nostre scelte”: gli studenti ricordano i deportati Tosi
Le testimonianze e le riflessioni degli studenti legnanesi
Sono state le voci dei ragazzi e delle ragazze delle scuole di Legnano a dare il significato più profondo alla 82esima commemorazione degli operai della Franco Tosi deportati nei campi di concentramento nazisti. Un momento di memoria che non si è limitato al ricordo formale, ma che ha scelto di affidarsi alle testimonianze delle nuove generazioni, capaci di restituire senso e attualità a una pagina drammatica della storia cittadina.
«Grazie ai partigiani, Legnano non fu una città facile da gestire per i nazifascisti», hanno ricordato gli studenti del liceo Galilei di Legnano. «Uomini e donne scelsero di opporsi anche quando il nemico sembrava molto più forte». Le storie dei fratelli Venegoni, di Samuele Turconi e degli operai deportati hanno colpito i ragazzi perché parlano di una resistenza fatta di persone comuni, pronte a lottare per un’idea di giustizia. Gli operai della Franco Tosi furono arrestati perché scioperavano in un periodo in cui farlo era proibito: il regime fascista non permetteva di protestare né di esprimere opinioni diverse da quelle imposte. «Oggi sappiamo che lo sciopero è un diritto fondamentale – hanno sottolineato gli studenti – perché serve a difendere dignità, lavoro, sicurezza e democrazia. Noi non vogliamo solo studiare la storia sui libri, ma attraversarla e sentirla più vicina».
Da qui il senso della partecipazione alla commemorazione, proprio nei luoghi in cui quegli eventi si sono svolti. «Questa è la storia di Legnano e delle persone che l’hanno vissuta». Non avendo testimonianze dirette di ciò che i lavoratori deportati subirono nel campo di Mauthausen, i ragazzi hanno scelto di dare loro voce attraverso le lettere dei condannati a morte della Resistenza europea. «Ricordare oggi questi otto uomini – hanno concluso i liceali – non significa solo guardare al passato, ma scegliere anche nel presente di non restare indifferenti. Credere nella giustizia, nella libertà e nel rispetto degli altri». Per questo la memoria non deve restare solo nei libri, ma vivere nelle scelte quotidiane.
La testimonianza del lager
Dopo di loro, è stata la volta di uno studente dell’ITIS Bernocchi di Legnano, che ha portato la testimonianza di un viaggio nei luoghi dei lager nazisti. «Non è stato un viaggio come tutti gli altri, ma un vero pellegrinaggio nelle “fabbriche della morte”», ha raccontato. «C’è un prima e un dopo aver visto quei luoghi: qualcosa dentro cambia».
Il racconto ha attraversato Mauthausen, descritto come «una porta dell’inferno», e la quotidianità disumana del campo: le baracche, la perdita dell’identità, la riduzione degli uomini a numeri, i lavori forzati e la scalinata della morte, con i suoi 186 gradini percorsi ogni giorno trasportando massi di cinquanta chili sotto le percosse delle SS.
Il viaggio è passato anche dal castello di Hartheim, oggi immerso nel verde, ma un tempo centro del programma di eutanasia nazista. «Un luogo che oggi sembra fiabesco – hanno raccontato – ma dove venivano uccise tutte le vite considerate indegne: malati, disabili, persone ritenute inutili». La popolazione, hanno ricordato i ragazzi, sapeva cosa stava accadendo, nonostante i tentativi di nascondere la verità. «Il nostro compito è ricordare – ha concluso – perché solo ricordando possiamo combattere l’odio e la violenza e favorire il rispetto per l’umanità in ogni sua forma. Un’umanità che non ha limiti».
Non solo nei libri di storia
«Ricordare oggi questi lavoratori significa scegliere anche nel presente di non restare indifferenti – hanno detto gli studenti della 3b delle medie Dante Alighieri -, significa credere nella giustizia, nella libertà e nel rispetto altrui. Oggi siamo qui perchè il loro sacrificio continui a vivere nella nostra memoria e perchè non resti scritto solo nei libri di storia ma nelle nostre scelte».
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