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Un viaggio sulla Luna con l’astrofilo Marinoni di Antares Legnano: storie e simboli tra crateri e maree celesti

Un piccolo viaggio tra atlanti storici, osservazioni al telescopio e simboli seicenteschi per scoprire l’origine dei nomi che ancora oggi raccontano la Luna, guidati dall’astrofilo Vittorio Marinoni dell’associazione Antares Legnano

Generico 05 Jan 2026

L’inizio del 2026 ha regalato agli appassionati di astronomia nuove occasioni di osservazione e riflessione sulla superficie lunare. Tra questi, Vittorio Marinoni, astrofilo dell’associazione Antares Legnano, ha condiviso alcune interessanti curiosità legate alla nomenclatura di mari e crateri della Luna, frutto di un viaggio tra atlanti storici, osservazioni al telescopio e riferimenti culturali del Seicento. «Mentre scorrevo un atlante lunare – racconta Marinoni – mi hanno incuriosito le nomenclature di alcune formazioni, talvolta lugubri e altre decisamente più affascinanti e gioiose. Mi sono chiesto quale fosse stato il criterio utilizzato da Giovanni Battista Riccioli per l’attribuzione di questi nomi». La risposta arriva da uno dei testi fondamentali della storia dell’astronomia del 1600. «Ho scoperto che nel suo libro del 1651, Almagestum Novum, Riccioli utilizzò nomi dal forte significato simbolico, legati alle credenze meteorologiche, scientifiche e umanistiche della sua epoca. È così che nascono denominazioni oggi note come Oceanus Procellarum (Oceano delle Tempeste) o Mare Imbrium (Mare delle Piogge). All’epoca si pensava che la visibilità di queste regioni lunari fosse collegata al verificarsi di perturbazioni meteorologiche sulla Terra».

Una lettura che, però, stride con ciò che l’occhio dell’astrofilo osserva oggi. «Personalmente non avrei mai dato nomi che evocano mari agitati osservando le loro superfici piatte e levigate, di origine lavica, appena movimentate da domi, montagnole o dorse». Ma la simbologia non si ferma qui. Riccioli, infatti, utilizza anche i nomi degli scienziati per lanciare messaggi più sottili. «Proprio all’interno di questi “oceani in tempesta” – osserva Marinoni di Antares Legnano – troviamo crateri dedicati a figure come Galilei e Keplero, pensatori che con le loro idee rivoluzionarie agitavano la comunità scientifica e religiosa dell’epoca. Si tratta di crateri relativamente piccoli, che certo non rendono onore alla grandezza di questi scienziati. Una scelta che probabilmente non è casuale».

Altre denominazioni, invece, riflettono gli stati d’animo dell’essere umano. «Troviamo il Mare Tranquillitatis accanto al Mare Crisium, oppure, ai lati opposti del Mare Imbrium, il Sinus Iridum, il Golfo dell’Arcobaleno, celebre per la “maniglia d’oro” che si crea quando la luce solare illumina il suo bordo, e la Palus Putredinis, la Palude della Putrefazione, il cui nome è già di per sé esplicativo». Un lessico che alterna poesia e cupezza, completato da altre denominazioni ancora in uso. «Molti dei nomi dati da Riccioli sono rimasti fino a oggi – conclude l’esperto di Antares Legnano – e, insieme a quelli attribuiti nei secoli successivi ad altri grandi scienziati, compongono la mappa attuale della superficie lunare. Utilizzando un atlante lunare e osservando contemporaneamente all’oculare di un telescopio, è possibile verificare di persona la correlazione tra nomi e formazioni. Vi assicuro che le contraddizioni non sono poche, ed è proprio questo a rendere l’osservazione ancora più affascinante».

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Gea Somazzi
gea.somazzi@legnanonews.com
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Pubblicato il 05 Gennaio 2026
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