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Milano-Serravalle, condanna definitiva a risarcire i danni per l’ex consigliera di Legnano Rotondi

La Cassazione ha respinto i ricorsi contro la sentenza d'appello del "caso Serravalle" rendendo definitiva la condanna che coinvolge Rosaria Rotondi

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La Corte di Cassazione ha scritto la parole fine in calce all’iter giudiziario scaturito dal cosiddetto “caso Serravalle”. La vicenda, legata all’acquisto di un pacchetto azionario della Milano Serravalle – Milano Tangenziali S.p.A. da parte di una partecipata dell’allora provincia di Milano, aveva coinvolto, insieme a Filippo Penati, all’epoca dei fatti presidente provinciale, anche l’ex consigliera comunale di Legnano Rosaria Rotondi, che al momento dell’acquisto sedeva in giunta provinciale come assessore alla formazione professionale e ai servizi sociali e ora, insieme ai suoi sette ex colleghi, dovrà risarcire quasi 5 milioni di euro.

Le indagini erano iniziate nel 2005, a partire da un esposto dell’allora sindaco di Milano Gabriele Albertini. Il giudizio di primo grado aveva poi preso il via nel 2013 su input della Procura presso la Corte dei Conti della Lombardia, che aveva contestato all’ex presidente provinciale (venuto a mancare qualche mese dopo la condanna in appello), ai suoi assessori e a quelli che all’epoca dei fatti erano il segretario e il direttore generale della Provincia e il capo di gabinetto del presidente un danno da oltre 97 milioni di euro causato alla provincia e al comune di Milano in occasione dell’acquisto di un pacchetto azionario pari al 15% del capitale sociale della Milano Serravalle – Milano Tangenziali S.p.A.. Danno che secondo la procura contabile regionale sarebbe derivato dalla sopravvalutazione dei titoli azionari acquistati da una società partecipata della provincia – che l’aveva ricapitalizzata allo scopo – e dalla successiva svalutazione, originata dalla vendita azionaria, della quota di partecipazione del comune di Milano.

Nel 2015 la prima sentenza della Corte dei Conti aveva rispedito al mittente la domanda di risarcimento della Procura, che però non si era arresa e aveva deciso di proporre appello. E quattro anni dopo, a 14 anni dai fatti contestati, i giudici contabili avevano ribaltato la decisione di primo grado, con una condanna ad un maxi risarcimento da quasi 45 milioni di euro, che ha coinvolto pro quota anche uno dei volti del centrosinistra più noti in città: Rosaria Rotondi. Quella condanna a metà dicembre, quando dai fatti “incriminati” di anni ne erano ormai passati altri due, è diventata definitiva: la Cassazione, infatti, ha respinto il ricorso presentato dagli otto ex assessori della giunta Penati, dall’ex capo di gabinetto del presidente e dall’allora direttore generale della Provincia contro la sentenza d’appello.

QUI L’ORDINANZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE

di leda.mocchetti@legnanonews.com
Pubblicato il 21 Gennaio 2022
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