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Bando per la qualità dell’abitare, Brumana: «A Legnano serve un progetto diverso»

Il Movimento dei Cittadini boccia il progetto dell'amministrazione relativo alla ex Casa del Balilla per il bando nazionale per la qualità dell'abitare

ex casa del balilla legnano

Tutto sbagliato, tutto da rifare. Franco Brumana, consigliere di opposizione di Legnano, boccia senza possibilità di appello la scelta dell’amministrazione Radice di “candidare” al bando nazionale per la qualità dell’abitare la riqualificazione dell’ex Casa del Balilla di via Milano.

La ex palazzina della Gioventù Italiana del Littorio, esempio di architettura razionalista, ha più di un problema strutturale ed è ormai da anni abbandonata al suo destino, sulle ceneri di un accordo di programma sottoscritto quasi venti anni fa con l’allora provincia di Milano e mai attuato. Ora, nei piani di Palazzo Malinverni, grazie al finanziamento ministeriale dovrebbe diventare la centrale operativa di un progetto di telemonitoraggio degli alloggi di proprietà dei comuni di Legnano, Parabiago e Rescaldina. Con il risultato che per il Movimento dei Cittadini le note dolenti sono due: non solo la scelta del progetto («incomprensibile» per Brumana definirlo «prioritario»), ma anche la decisione di non correre da soli, come pure la città del Carroccio avrebbe avuto i numeri per fare superando anche se di poco la soglia dei 60mila abitanti, optando invece per fare rete con altri due comuni del Legnanese e mettendosi così nella mani di Città Metropolitana.

«Il comune di Legnano ha deciso di non concorrere in modo diretto al finanziamento, preferendo presentare alla Città Metropolitana, invece che al Ministero, una proposta complessiva che prevede tre distinti interventi in tre comuni diversi. Confida quindi che la Città Metropolitana faccia propria la proposta di Legnano e la presenti a sua volta al Ministero – critica Franco Brumana -. […] Non si capisce perché Legnano abbia deciso di limitare le proprie pretese a un progetto di 5 milioni e soprattutto perché abbia formulato una proposta non conforme al decreto ministeriale, rendendo improbabile l’accettazione. Avrebbe addirittura potuto presentare tre proposte per la nostra città per finanziamenti da 15 milioni ognuno o almeno avrebbe potuto avanzare una proposta per ottenere 15 milioni. La richiesta di Legnano dovrà inoltre superare il vaglio preventivo della Città Metropolitana, che deciderà se considerarla come uno dei suoi tre interventi da proporre al Ministero. La scelta di anteporre o meno Legnano, Rescaldina e Parabiago ad altri ambiti territoriali sarà fondata su motivazioni ampiamente discrezionali e non vincolate ai rigidi criteri e agli automatismi prefissati dal decreto».

«Risulta incomprensibile che Legnano consideri come una esigenza prioritaria cittadina questo centro di telecontrollo al servizio anche di altri comuni – aggiunge l’ex candidato sindaco -. Comunque, se fosse così rilevante, potrebbe essere realizzato in uffici già disponibili. Il palazzo in questione comprende una palestra con un soffitto molto elevato e quindi comporterebbe costi spropositati per la trasformazione in uffici e in abitazioni per anziani. L’accorpamento in una sola richiesta di tre progetti, che tra loro nulla hanno a che vedere, e che per due di essi riguarda comuni che non possono accedere ai finanziamenti, appare un ostacolo insormontabile all’accoglimento da parte del Ministero».

E a nulla vale che la scelta dell’amministrazione sia andata non solo nella direzione di sostenere un progetto di valenza territoriale e non esclusivamente comunale, ma anche verso il tentativo di sfruttare il peso politico di Palazzo Isimbardi: la decisione di Radice e della sua maggioranza è comunque «non corretta da parte di un’istituzione pubblica e rivela un difetto di autostima della maggioranza che governa la città e una scarsa considerazione dell’importanza di Legnano. Rivela inoltre che si è preferito ricorrere ad un espediente e che non si è attribuito la dovuta importanza ad una seria attività di analisi dei problemi cittadini e alla conseguente formulazione di una richiesta convincente e conforme ai parametri ministeriali. Non è giustificabile che l’amministrazione comunale si sia mossa in modo affrettato e superficiale, trascurando che il termine di presentazione della proposta scadrà il 15 marzo dell’anno prossimo».

Brumana proverà a far sentire le proprie ragioni con un’interrogazione che porterà la questione tra i banchi del consiglio comunale e che chiederà conto a sindaco e giunta della priorità assegnata al progetto, della sua compatibilità con le finalità del bando e della possibilità di realizzare la centrale di telemonitoraggio altrove con costi inferiori. Il Movimento dei Cittadini punta anche a capire se l’amministrazione intenda lavorare ad un eventuale “piano B” da proporre direttamente a Roma prima della scadenza del bando o se «se viceversa ritiene Legnano una città talmente felice e fortunata da non avere altri problemi da risolvere con gli ingenti finanziamenti messi a disposizione dal decreto ministeriale».

di leda.mocchetti@legnanonews.com
Pubblicato il 29 Dicembre 2020
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