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Le 12 elezioni del Presidente della Repubblica

Alla vigilia dell'inizio delle votazioni per l'elezione del Presidente della Repubblica, abbiamo deciso di ripercorrere le 12 elezioni dal 1948 ad oggi

Quirinale

Per Carlo Azeglio Ciampi e Francesco Cossiga è bastato uno scrutinio, per Giovanni Leone invece ne sono serviti 23. Sandro Pertini ha fatto incetta di voti e ancora oggi detiene il record dei consensi, mentre Ciampi fu eletto al Quirinale in meno di tre ore. Da sempre l’elezione del Presidente della Repubblica non è solo il momento più alto (e più complicato) della vita politica italiana, ma è anche per molti versi una “lotteria”. Così, alla vigilia dell’inizio delle votazioni per eleggere il prossimo Capo dello Stato, abbiamo deciso di ripercorrere le 12 elezioni dal 1948 ad oggi.

ENRICO DE NICOLA

Quella dell’avvocato campano non può essere considerata una vera e propria elezione presidenziale, ma Enrico De Nicola è stato comunque il primo Presidente della Repubblica. Siamo all’indomani del referendum con cui gli Italiani hanno scelto di far diventare l’Italia una Repubblica, solo pochi giorni prima l’Assemblea Costituente ha dato il via ai lavori che il 27 dicembre 1947 porteranno a promulgare la Costituzione: è il momento di scegliere il Capo provvisorio dello Stato.

Si fa strada l’idea di proporre un meridionale, per compensare la provenienza settentrionale di molti leader politici. E il 28 giugno 1946, al primo scrutinio, viene eletto Enrico De Nicola, con 396 voti su 501 votanti. Insediatosi il 1° luglio 1946, il 25 giugno dell’anno successivo rassegna le dimissioni per motivi di salute ma il giorno successivo, con 405 voti su 431 votanti, viene rieletto Capo provvisorio dello Stato. Dal 1° gennaio 1948, a norma delle disposizioni finali e transitorie della Costituzione, assume il titolo di Presidente della Repubblica.

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO

LUIGI EINAUDI

Luigi Einaudi viene eletto Presidente della Repubblica l’11 maggio 1948 al quarto scrutinio, con 518 voti su 871 votanti, dopo che già al terzo scrutinio aveva raggiunto e superato la maggioranza assoluta dei consensi. La sua candidatura arriva dopo quella dell’allora ministro degli Esteri Carlo Sforza, portata avanti dal presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi, boicottata dalla sinistra DC.

La sua elezione arriva dopo che nella prima seduta comune Giovanni Alliata di Montereale, esponente del Partito Nazionale Monarchico, aveva annunciato l’intenzione di astenersi stracciando platealmente la scheda, immediatamente richiamato all’ordine dal presidente della Camera Giovanni Gronchi.

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO

GIOVANNI GRONCHI

Giovanni Gronchi viene eletto Presidente della Repubblica il 29 aprile 1955 al quarto scrutinio, con 658 voti su 833 votanti. La sua candidatura arriva dopo che la Democrazia Cristiana aveva scelto inizialmente di puntare sul presidente del Senato Cesare Merzagora, che al primo scrutinio viene però superato dall’ex presidente del Consiglio Ferruccio Parri. Già dal secondo scrutinio la sinistra DC vira sul presidente della Camera, che dallo scrutinio successivo raccoglie anche gran parte dei voti dell’opposizione di sinistra e al giro successivo diventa il candidato ufficiale della DC.

La sua elezione con i voti di socialisti e comunisti apre per quest’ala del Parlamento alla speranza in una caduta dell’esecutivo allora guidato da Mario Scelba. E così al termine dell’elezione dai banchi del PCI occupati da Gian Carlo Pajetta e Velio Spano viene fatto portare ai banchi del governo dove siede il primo ministro un Cynar liscio: due mesi dopo Scelba lascerà effettivamente la guida del governo.

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO

ANTONIO SEGNI

Antonio Segni viene eletto Presidente della Repubblica il 6 maggio 1962 al nono scrutinio, con 443 voti su 842 votanti. È il primo candidato “ufficiale” della Democrazia Cristiana – il suo nome era stato proposto dal segretario Aldo Moro – ad essere eletto al Quirinale, nonostante la DC nei primi otto scrutini non voti mai compatta per lui.

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO

presidente della repubblica

GIUSEPPE SARAGAT

Giuseppe Saragat viene eletto Presidente della Repubblica il 28 dicembre 1964 al 21° scrutinio, con 646 voti su 927 votanti e dieci astenuti. La sua è l’elezione alla massima carica dello Stato più contrastata fino a quel momento, tanto che i grandi elettori per scegliere l’inquilino del Quirinale si riuniscono anche alle 19 del giorno di Natale, dopo che lo scrutinio precedente si era svolto la mattina del 24 dicembre.

Quella di Saragat fu anche l’elezione della cosiddetta “urna a domicilio”: l’onorevole Gennaro Cassiani, impossibilitato a camminare per un incidente, chiede infatti di votare comunque e al nono scrutinio il presidente della Camera acconsente e gli fa portare l’urna dal segretario di Presidenza dal momento che il deputato non avrebbe potuto accedere al corridoio del voto.

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO

GIOVANNI LEONE

Giovanni Leone viene eletto Presidente della Repubblica il 24 dicembre 1971, con 518 voti su 996 votanti. La sua elezione è la più lunga della storia: serviranno ben 23 scrutini per mettere d’accordo i grandi elettori. L’investitura “ufficiale” come candidato della Democrazia Cristiana la sera del 21 dicembre, dopo che è ormai da considerarsi bruciata quella di Amintore Fanfani.

Durante questa elezione qualcuno scrive sulla propria scheda “Nano maledetto non sarai mai eletto”, riferendosi evidentemente proprio a Fanfani, che non era molto alto di statura e che, essendo presidente del Senato, assiste allo spoglio.

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO

SANDRO PERTINI

Sandro Pertini viene eletto Presidente della Repubblica l’8 luglio 1978 al 16° scrutinio, con 832 voti su 995 votanti. Ancora oggi è il “recordman” dei consensi grazie al sostegno ottenuto dall’82% circa dei grandi elettori. Il suo nome era stato fatto già dal 2 luglio dall’allora segretario del PSI Bettino Craxi, ma solo dopo 15 scrutini a vuoto, con 12 segnati dall’astensione o dal voto con scheda bianca della maggioranza dei parlamenti, la Democrazia Cristiana accetta la candidatura.

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO

FRANCESCO COSSIGA

Francesco Cossiga viene eletto Presidente della Repubblica il 24 giugno 1985 al 1° scrutinio, con 752 voti su 979 votanti e due astenuti. Le consultazioni erano già state avviate prime della riunione in seduta comune del Parlamento, e la candidatura del futuro Presidente che verrà ricordato come il “picconatore”, viene sostenuta anche da PCI, PSI e dagli altri partiti del cosiddetto fronte costituzionale. La sua è la più rapida elezione alla massima carica dello Stato fino a quel momento.

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO

OSCAR LUIGI SCALFARO

Oscar Luigi Scalfaro viene eletto Presidente della Repubblica il 25 maggio 1992 al 16° scrutinio, con 672 voti su 1002 votanti. È la seconda volta, dopo l’elezione di Gronchi, che a dichiarare eletto il nuovo inquilino del Quirinale non è il presidente della Camera ma il suo vice, che proprio in previsione dell’elezione Scalfaro aveva lasciato a presiedere l’assemblea.

È l’elezione dove un candidato poi non eletto va più vicino al quorum, con Arnaldo Forlani che manca il risultato per 29 voti al sesto scrutinio. Ma è anche l’elezione che arriva solamente due giorni dopo la strage di Capaci del 23 maggio, in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo – sua moglie – e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro: il 24 maggio gli elettori si riuniscono regolarmente, ma in segno di lutto la seduta viene rinviata alle 18.30 del giorno dopo, ed è allora che Scalfaro viene eletto alla massima carica dello Stato.

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO

CARLO AZEGLIO CIAMPI

Carlo Azeglio Ciampi viene eletto Presidente della Repubblica il 13 maggio 1999 al 1° scrutinio, con 707 voti su 990 votanti. La sua elezione, lanciata da Walter Veltroni e siglata da un accordo tra Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi, è la più veloce nella storia repubblicana. All’appello, però, mancano ben 180 voti rispetto ai grandi elettori dei partiti che lo candidavano.

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO

GIORGIO NAPOLITANO

Giorgio Napolitano viene eletto Presidente della Repubblica per la prima volta il 10 maggio 2006 al 4° scrutinio, con 543 voti su 990 votanti e dieci astenuti. È il primo ex comunista a salire al Colle e sarà anche il primo Presidente ad essere rieletto: la sua disponibilità ad un secondo mandato viene richiesta da un ampio schieramento parlamentare nel 2013, dopo il naufragio della candidatura di Romano Prodi proposta da PD e SEL e una quinto scrutinio segnato da schede bianche e voto disertato.

IL PRIMO DISCORSO DI INSEDIAMENTO

IL SECONDO DISCORSO DI INSEDIAMENTO

SERGIO MATTARELLA

Sergio Mattarella viene eletto Presidente della Repubblica il 31 gennaio 2015 al 4° scrutinio, con 665 voti su 995 votanti. La sua elezione arriva a soli due anni da quella di Napolitano, che al termine del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, rassegna come largamente preannunciato le dimissioni.

Se le sorprese al momento della scelta del nuovo inquilino del Quirinale sono generalmente legate ai franchi tiratori, con Mattarella si verifica il caso dei “franchi sostenitori”: il Presidente uscente incassa al momento dello scrutinio una cinquantina di voti che non erano nei piani del presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi.

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO

di leda.mocchetti@legnanonews.com
Pubblicato il 23 Gennaio 2022
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