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Referendum sulla giustizia, vittoria del “sì” in tutti i Comuni del Legnanese. “No” al 54% a livello nazionale

Scrutinio concluso nel Legnanese per il referendum sulla giustizia. Vittoria del sì in tutti i Comuni, in controtendenza rispetto al dato nazionale ma in linea con quello regionale

Referendum urne 2026

Operazioni di scrutinio concluse nei Comuni del Legnanese per il referendum sulla riforma della magistratura. Nel nostro territorio ha vinto ovunque il “sì”, come del resto a livello regionale (53,75%), in controtendenza rispetto ai risultati dello spoglio su scala nazionale, dove il “no” è al 53,75%, e metropolitana (53,74%). La vittoria più netta è arrivata da San Vittore Olona con il 57,27% dei consensi per la riforma, mentre il “no” ha ottenuto il risultato migliore a Nerviano, dove ha toccato quota 49,55%.

Le urne si sono chiuse lunedì 23 marzo alle 15 dopo la due giorni di tornata elettorale, con un’affluenza sopra quota 60% in tutti i Comuni del Legnanese, in rialzo rispetto al dato nazionale (58,9%) e in linea con quello regionale (63,77%) e metropolitano (64,61%). L’affluenza più alta è stata registrata a Villa Cortese, dove il 66,23% del corpo elettorale è andato alle urne, mentre la “maglia nera” va a Rescaldina, dove i votanti si sono fermati al 60,61%, in un quadro comunque complessivamente uniforme.

Cosa proponeva la riforma

Tra i punti fondamentali della riforma al centro del referendum la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Le urne hanno confermato l’impianto attuale, che prevede per diventare magistrati un unico concorso pubblico valido per entrambe le funzioni, per poi decidere quale delle due si vuole esercitare e con la facoltà di passare da una funzione all’altra una sola volta, solo entro i primi anni di carriera e cambiando distretto; la riforma, invece, proponeva una distinzione netta tra magistratura requirente e magistratura giudicante, con l’introduzione di concorsi di ammissione, percorsi professionali e regolamenti interni diversi.

In caso di vittoria del “sì” al referendum, due sarebbero diventati anche i Consigli Superiori della Magistratura, organo di autogoverno attualmente unico che si occupa di nomine, trasferimenti, progressioni di carriera, incarichi direttivi e valutazioni di professionalità. Sarebbe cambiata anche la composizione del CSM, oggi formato da 33 componenti: tre di diritto (il Presidente della Repubblica che lo presiede, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione) e trenta eletti per due terzi dalla magistratura stessa tra i magistrati – i venti componenti cosiddetti togati – e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra avvocati e professori universitari di diritto – i cosiddetti membri laici. La riforma, invece, puntava ad affiancare al Presidente della Repubblica un solo membro di diritto per CSM, il primo presidente della Cassazione per quello dei giudici e il procuratore generale della Cassazione per quello dei pubblici ministero; gli altri membri, invece, non sarebbero più stati eletti ma sorteggiati, da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e di avvocati con almeno 15 anni di esperienza definito dal Parlamento in seduta comune per quanto riguarda i membri laici, e tra i rispettivi gruppi di tutti i magistrati per quelli togati.

Altro nodo fondamentale della riforma l’istituto di una nuova Alta Corte disciplinare di rango costituzionale alla quale sarebbe stato affidato il compito di giudicare i magistrati chiamati a rispondere di errori commessi nell’esercizio delle proprie funzioni e di stabilire le relative sanzioni, compiti oggi affidati al Consiglio Superiore della Magistratura. L’Alta Corte avrebbe dovuto essere composta da 15 membri: tre nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di esperienza, tre estratti da un elenco di soggetti con gli stessi requisiti indicato dal Parlamento e nove magistrati – sei giudici e tre pm – estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno 20 anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e esperienza attuale o passata nell’esercizio della funzioni di legittimità.

I referendum costituzionali precedenti

Il referendum di domenica 22 e lunedì 23 marzo è il quinto referendum costituzionale nella storia repubblicana. Il primo risale al 7 ottobre 2001 e riguardava la riforma del Titolo V promossa dall’allora governo Amato e relativa a funzioni e poteri delle Regioni e al rapporto con lo Stato. Quella volta si votò in un’unica giornata, con l’affluenza ferma poco oltre il 34% e la vittoria del “sì” oltre quota 64%.

Tornata elettorale in doppia giornata, invece, il 25 e 26 giugno 2006. Al centro del voto referendario ancora il rapporto Stato-Regione, con la riforma proposta dal governo Berlusconi che puntava all’introduzione dello Stato federale e a riconoscere alle Regioni competenze esclusive su sanità, scuola e Polizia Locale. In quel caso l’affluenza aveva sfiorato il 54%, con il “sì” al 61,64% e il “no” fermo al 38,36%.

Terzo referendum costituzionale il 3 dicembre 2016, quando il governo, all’epoca guidato da Matteo Renzi, aveva promosso una riforma incentrata sul superamento del bicameralismo perfetto, sull’abolizione del CNEL e ancora una volta sul rapporto tra Stato e Regioni. In quel caso l’affluenza aveva raggiunto il 68,49%, con i “no” quasi al 60%. L’archivio del Ministero dell’Interno in questo caso consente l’accesso ai dati fino al livello comunale, confermando in tutti i Comuni del Legnanese la vittoria del “no” con un’affluenza ovunque sopra quota 70%, in rialzo rispetto a quella nazionale.

Ultimo precedente il 20 e 21 settembre 2020, in una tornata elettorale fortemente segnata dalla pandemia che nel nostro territorio era coincisa come le elezioni amministrative a Legnano e Parabiago. In quell’occasione quasi il 54% dei potenziali elettori si era espresso sul tagli dei parlamentari promosso dal governo Conte, largamente confermato dagli elettori: con un’affluenza del 53,84%, i “sì” si erano fermato poco sotto quota 70%.

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 23 Marzo 2026
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