Referendum sulla giustizia, affluenza finale sopra il 60% nei Comuni del Legnanese
Per la validità del referendum non è previsto il raggiungimento di un quorum
Affluenza finale oltre il 60% per il referendum sulla riforma della magistratura nei Comuni del Legnanese alle 15 di lunedì 23 marzo, orario di chiusura delle urne. Il territorio ha fatto registrare un dato in rialzo rispetto a quello nazionale, poco sopra il 58%, in linea con il numero di votanti registrato a livello regionale e metropolitano.
Al centro del voto il disegno di legge che prevede la riorganizzazione della magistratura, già approvato dal Parlamento con una doppia lettura in entrambe le camere, che dovrà essere confermato o “bocciato” dal referendum. Camera e Senato, infatti, hanno approvato la riforma con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti, soglia necessaria per l’entrata in vigore diretta. Si tratta di un referendum costituzionale, e come tale non prevede il raggiungimento di un quorum: a contare, in soldoni, saranno i “sì” e i “no” espressi in cabina elettorale, indipendentemente dal numero dei votanti.
Tra i votanti nel Legnanese anche la centenaria Carmela Borsa, che domenica 22 marzo di buon mattino ha votato a Legnano. Nella città del Carroccio in mattinata ha votato anche il sindaco Lorenzo Radice, che sui social ha invitato tutti a recarsi alle urne: «Votare significa informarsi – il suo appello -, riflettere e prendere posizione su temi che incidono concretamente sulla nostra vita quotidiana e sul futuro del Paese. Non si tratta solo di “dire sì” o “dire no”, ma di partecipare attivamente alla democrazia». (Foto di copertina tratta dalle pagine social del sindaco Lorenzo Radice)

Cosa prevede la riforma
Tra i punti fondamentali della riforma c’è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Se oggi si diventa magistrati con un unico concorso pubblico valido per entrambe le funzioni, per poi decidere quale delle due si vuole esercitare e con la facoltà di passare da una funzione all’altra una sola volta, solo entro i primi anni di carriera e cambiando distretto, la riforma propone infatti una distinzione netta magistratura requirente e magistratura giudicante, con l’introduzione di concorsi di ammissione, percorsi professionali e regolamenti interni diversi.

In caso di vittoria del “sì” al referendum, due diventerebbero anche i Consigli Superiori della Magistratura, organo di autogoverno attualmente unico che si occupa di nomine, trasferimenti, progressioni di carriera, incarichi direttivi e valutazioni di professionalità. Cambierebbe anche la composizione del CSM, oggi formato da 33 componenti: tre di diritto (il Presidente della Repubblica che lo presiede, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione) e trenta eletti per due terzi dalla magistratura stessa tra i magistrati – i venti componenti cosiddetti togati – e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra avvocati e professori universitari di diritto – i cosiddetti membri laici. La riforma, invece, affianca al Presidente della Repubblica un solo membro di diritto per CSM, il primo presidente della Cassazione per quello dei giudici e il procuratore generale della Cassazione per quello dei pubblici ministero; gli altri membri, invece, non sarebbero più eletti ma sorteggiati, da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e di avvocati con almeno 15 anni di esperienza definito dal Parlamento in seduta comune per quanto riguarda i membri laici, e tra i rispettivi gruppi di tutti i magistrati per quelli togati.
Altro nodo fondamentale della riforma dibattuto nella sala civica di via Battisti l’istituto di una nuova Alta Corte disciplinare di rango costituzionale alla quale sarebbe affidato il compito di giudicare i magistrati chiamati a rispondere di errori commessi nell’esercizio delle proprie funzioni e di stabilire le relative sanzioni, compiti oggi affidati al Consiglio Superiore della Magistratura. L’Alta Corte sarebbe composta da 15 membri: tre nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di esperienza, tre estratti da un elenco di soggetti con gli stessi requisiti indicato dal Parlamento e nove magistrati – sei giudici e tre pm – estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno 20 anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità. Le sentenze emesse dall’Alta Corte potrebbero essere impugnate solo davanti all’Alta Corte stessa.
Il quesito referendario
Il testo del quesito referendario, come riformulato dal D.P.R. 7 febbraio 2026, è:
Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?
La scheda che sarà consegnata agli elettori sarà di colore verde. Ogni elettore ha diritto ad esprimere il voto tracciando un segno X sul “sì” se desidera che la norma sottoposta a referendum sia confermata o sul “no” se desidera che la norma sottoposta a referendum sia respinta.











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