La “Tariffa puntuale” è solo di nome?
Le osservazioni di una lettrice dopo la lettera dell'amministrazione comunale di Parabiago sulla tariffa puntuale
Spettabile Redazione,
desidero innanzitutto ringraziare per lo spazio concesso dalla vostra testata, che apprezzo molto e di cui sono attenta e assidua lettrice, ad un tema importante come quello dei rifiuti, pubblicando, oltre al mio precedente intervento, quello della signora Cesca, del quale condivido tutto, ed ora quello dell’amministrazione comunale.
Vorrei fare qualche osservazione proprio su quest’ultimo.
E’ ovvio che, con una raccolta differenziata più attenta e conferendo meno sacchi di secco indifferenziato, si contribuisce a migliorare l’ambiente, ma, come si legge più avanti, si contribuisce anche a contenere i costi complessivi del servizio.
Si spera che questa diminuzione poi ricada anche sulle utenze. Altrimenti mi chiedo perchè ci si ostina a definire il nuovo sistema “tariffa puntuale”- Le parole sono importanti. Io, e come me tanti altri cittadini e cittadine parabiaghesi, avevo inteso: tariffa puntuale = tariffa commisurata ai rifiuti non differenziabili prodotti da ciascuna utenza. Ma a quanto pare non sarà così. Meglio allora chiamarla “tariffa usuale”. E speriamo di non ritrovarci nel 2026, come usualmente accade ormai ogni anno, a fare i conti con l’ennesimo rincaro della Tari.
Leggo poi che 1000 utenti (circa un terzo dell’intera utenza, a quanto pare) non si sono ancora adeguati al nuovo sistema di raccolta. Non è cosa da poco. Mi chiedo: cosa ha fatto o cosa intende fare l’amministrazione nei confronti degli inadempienti?
E ancora: con il nuovo sistema sono state intercettate 400 nuove utenze Tari. Francamente non mi sembra cosa di cui vantarsi. Sarebbe stato utile individuarle da tempo: sarebbe bastato incrociare i dati dell’Anagrafe con le utenze Tari attive, portando così alla luce gli evasori della tassa, se non altro per un principio di equità.
Gisella Giudici
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