“Vite spezzate”: a Pero una serata per ricordare le vittime innocenti delle mafie
Giovedì 27 marzo alle 21 al Centro Greppi di Pero andrà in scena un’iniziativa per ricordare le vittime innocenti delle mafie e promuovere tra i giovani una cultura della legalità e dell’impegno civile
In occasione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, il Comune di Pero propone giovedì 27 marzo alle 21, al Centro Greppi, una serata di riflessione e confronto affidata al linguaggio del teatro. Protagonista dell’iniz iativa sarà lo spettacolo “Vite spezzate”, portato in scena dalla compagnia teatrale E-Motivo Teatro.
Lo spettacolo
La rappresentazione teatrale invita il pubblico a fermarsi e riflettere su una delle realtà più drammatiche della storia del nostro Paese: quella delle vittime innocenti della criminalità organizzata. Sul palco si alterneranno gli attori Nadia Moretti, Roberta Cavalleri, Paola Turolla, Ivan Andreello e Alessandro Audino, interpreti di storie che raccontano vite spezzate troppo presto, restituendo dignità, memoria e voce a chi è stato colpito dalla violenza mafiosa.
Alla realizzazione dello spettacolo ha contribuito anche il Centro di Accoglienza Padre Nostro – ETS di Palermo, fondato dal Beato Padre Pino Puglisi, che ha scelto di sostenere l’iniziativa mettendo a disposizione gratuitamente un significativo elemento scenografico. L’oggetto sarà svelato nel corso della rappresentazione. L’evento ha anche una forte valenza educativa e sociale. In accordo con la compagnia teatrale e in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Pero, il compenso destinato allo spettacolo verrà infatti utilizzato per sostenere percorsi di sensibilizzazione nelle scuole del territorio.I progetti saranno dedicati a temi fondamentali come la promozione della legalità, l’inclusione sociale, il supporto alla disabilità e la prevenzione del bullismo.
Lo spettacolo “Vite spezzate”, tratto dal libro “Assenti. Senza giustificazione” di Rosario La Rossa ed Esposito, mette in scena una storia intensa e simbolica: nel primo giorno di scuola un professore entra in aula e trova i banchi vuoti. Al posto degli studenti restano soltanto i loro temi, scritti da bambini e ragazzi diventati vittime innocenti di mafia. Attraverso quelle parole emerge il volto più crudele della criminalità organizzata, incapace di riconoscere l’innocenza, ma anche l’immagine di un Paese che troppo spesso sembra restare assente.










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