“Sì” e “no” a confronto: Nerviano lancia la “volata” verso il referendum sulla giustizia
Davanti ad una cinquantina di cittadini, si sono confrontati sul tema Christian Garavaglia, docente universitario e consigliere regionale di Fratelli d’Italia, e Ettore Zanoni, avvocato penalista del Foro di Milano
Nerviano lancia la “volata” verso il referendum sulla giustizia di domenica 22 e lunedì 23 marzo. Mentre continua il conto alla rovescia verso le urne, in paese sabato 14 marzo i sostenitori del “sì” e del “no” alla riforma costituzionale approvata dal Parlamento hanno organizzato nella sala civica alla ex Meccanica di via Battisti un dibattito per mettere a confronto le ragioni per sostenere e quelle per opporsi alla riorganizzazione della magistratura proposta dal Governo.
Davanti ad una cinquantina di cittadini, si sono confrontati sul tema Christian Garavaglia, docente universitario e consigliere regionale di Fratelli d’Italia, e Ettore Zanoni, avvocato penalista del Foro di Milano, con Leda Mocchetti, giornalista di LegnanoNews, come moderatrice. Al centro del dibattito i nodi fondamentali della riforma, a partire dalla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Se oggi si diventa magistrati con un unico concorso pubblico valido per entrambe le funzioni, per poi decidere quale delle due si vuole esercitare e con la facoltà di passare da una funzione all’altra una sola volta e solo nei primi nove anni di carriera, la riforma propone infatti una distinzione netta magistratura requirente e magistratura giudicante, con l’introduzione di concorsi di ammissione, percorsi professionali e regolamenti interni diversi.

In caso di vittoria del “sì” al referendum, due diventerebbero anche i Consigli Superiori della Magistratura, organo di autogoverno attualmente unico che si occupa di nomine, trasferimenti, progressioni di carriera, incarichi direttivi e valutazioni di professionalità. Cambierebbe anche la composizione del CSM, oggi formato da 33 componenti: tre di diritto (il Presidente della Repubblica che lo presiede, il primo presidente e il procuratore generale della Corte di Cassazione) e trenta eletti per due terzi dalla magistratura stessa tra i magistrati – i venti componenti cosiddetti togati – e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra avvocati e professori universitari di diritto – i cosiddetti membri laici. La riforma, invece, affianca al Presidente della Repubblica un solo membro di diritto per CSM, il primo presidente della Cassazione per quello dei giudici e il procuratore generale della Cassazione per quello dei pubblici ministero; gli altri membri, invece, non sarebbero più eletti ma sorteggiati, da un elenco di professori ordinari di università in materie giuridiche e di avvocati con almeno 15 anni di esperienza definito dal Parlamento in seduta comune per quanto riguarda i membri laici, e tra i rispettivi gruppi di tutti i magistrati per quelli togati.
Altro nodo fondamentale della riforma dibattuto nella sala civica di via Battisti l’istituto di una nuova Alta Corte disciplinare di rango costituzionale alla quale sarebbe affidato il compito di giudicare i magistrati chiamati a rispondere di errori commessi nell’esercizio delle proprie funzioni e di stabilire le relative sanzioni, compito oggi affidati al Consiglio Superiore della Magistratura. L’Alta Corte sarebbe composta da 15 membri: tre nominati dal Presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di esperienza, tre estratti da un elenco di soggetti con gli stessi requisiti indicato dal Parlamento e nove magistrati – sei giudici e tre pm – estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno 20 anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiamo svolto funzioni di legittimità. Le sentenze emesse dall’Alta Corte potrebbero essere impugnate solo davanti all’Alta Corte stessa.









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