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Giorno del Ricordo a Rescaldina, la Lega: «Occasione persa»

Dopo le "proteste" di Cambia Rescaldina, infatti, anche la Lega "alza la voce" e non risparmia critiche all'amministrazione comunale

Rescaldina celebra il Giorno del Ricordo

Continua a far discutere a Rescaldina la commemorazione del Giorno del Ricordo, ricorrenza istituita dalla Repubblica Italiana nel 2004 per «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». Dopo le “proteste” di Cambia Rescaldina, infatti, anche la Lega “alza la voce” e non risparmia critiche all’amministrazione comunale.

«Poiché da anni assistiamo ad una cerimonia piuttosto povera di contenuti, frettolosa, puramente formale e poco partecipata, priva della solennità che il momento richiederebbe, abbiamo pensato di arricchirla della nostra voce di cittadini con una lettura che abbiamo proposto al sindaco, un breve intervento in memoria di un genocidio per tanti anni sottaciuto, al punto che fu necessaria una legge, il 30 marzo 2004 che istituisse il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” – sottolinea Mariangela Franchi del direttivo del Carroccio, ricordando anche la parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Mattarella nel 2020 in occasione del Giorno della Memoria -.  In quella riflessione avremmo voluto ricordare le vittime delle foibe e l’esodo forzato dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra».

«Nella nostra lettura – aggiunge Franchi – avremmo voluto ricordare gli uomini e le donne innocenti, colpevoli solo di essere italiani, che furono rinchiusi in durissimi campi di detenzione, uccisi in esecuzioni sommarie e gettati, vivi o morti, nelle profondità delle foibe, particolari tipi di caverne a forma di imbuto rovesciato che possono raggiungere i 200 metri di profondità e funsero da inghiottitoi di corpi, in alternativa alle fosse, difficili da realizzare in quelle zone carsiche. Avremmo voluto dire che la tragedia delle popolazioni italiane non si esaurì in quei barbari eccidi: molti italiani furono costretti, con il terrore e la persecuzione, ad abbandonare le proprie case, le proprie aziende, le proprie terre».

«Essere italiano, difendere le proprie tradizioni, la propria cultura, la propria religione, la propria lingua era motivo di sospetto e di persecuzione. Fu così che cominciò il drammatico esodo verso l’Italia: uno stillicidio, durato un decennio – continua la ex consigliera comunale -. Avremmo voluto ricordare i circa duecentocinquantamila italiani profughi, da certa propaganda dipinti come traditori, che dovettero affrontare mille difficoltà materiali in patria, oltre a quelle morali dovute a certa propaganda legata al comunismo internazionale che li dipingeva come traditori, come nemici del popolo che rifiutavano l’avvento del regime comunista. Non era così, erano semplicemente italiani».

La lettura, però, non è stata inserita nel programma della commemorazione, e la scelta non è andata giù alla Lega. «Avremmo voluto dire tutto tutto questo, ma ci è stato impedito con il “pretesto” che i contenuti da noi proposti sarebbero stati già ampiamente trattati e rappresentati nel messaggio istituzionale che avrebbe pronunciato l’assessore incaricato dal sindaco – è la critica della rappresentante del direttivo del Carroccio -. Abbiamo invece sentito parlare di “esodo silenzioso”, abbiamo sentito fare parallelismi che hanno messo in secondo piano l’unicità di quella tragedia, che non ha paragoni e rifiuta ogni parallelismo, sospetto di voler camuffare precise responsabilità. E prima ancora, nell’invitare i cittadini alla celebrazione è stata usata dall’amministrazione l’espressione di “vicenda complessa”… Un paravento per relativizzare il dolore o giustificare l’ingiustificabile?».

«Nessuno nega un contesto storico intricato, ma l‘analisi delle cause deve rimanere distinta dalla valutazione di ciò che ne è conseguito e cioè una disumana e indiscriminata violenza contro i civili, la cui memoria è lo scopo del Giorno del Ricordo – conclude Franchi -. Definire una tragedia “complessa” per evitare di definirla “atroce” ha il sapore di un (maldestro) tentativo di svuotare la memoria dal suo valore etico in favore di un messaggio edulcorato e ambiguo; infatti la parola foibe non è stata citata neppure una volta nel discorso dell’assessore, fallendo l’obiettivo della commemorazione: cum-memorare, ricordare insieme. Ricordiamo alle autorità che non ci hanno consentito di portare il nostro contributo che “la memoria non ha bisogno di guardiani che ne filtrino il contenuto, ma di testimoni che ne alimentino la fiamma”: perché questa fiamma sia sempre alimentata, in futuro saremo meno ingenui e difenderemo con forza il diritto ad una partecipazione attiva alla celebrazione del Giorno del Ricordo perché non sia un’altra occasione mancata».

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 23 Febbraio 2026
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