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Scontro sulle ciclabili tra Lega e maggioranza a Nerviano. La sindaca: “Conoscenza approssimativa delle norme”

La sindaca respinge al mittente le critiche della Lega: "Chi oggi contesta "le corsie disegnate" non ha mai avviato un vero piano strutturato sulla mobilità ciclabile"

ciclabile

Ancora scontro tra maggioranza e Lega a Nerviano. Al centro del ring politico le piste ciclabili, dopo che nei giorni scorsi il Carroccio aveva stigmatizzato il progetto per la nuova ciclopedonale tra via Carlo Porta e via XX Settembre a Garbatola – opera inserita nella convenzione per il recupero del cosiddetto “Fungo” – e aveva tacciato l’amministrazione di non aver «ancora realizzato un solo metro di vera pista ciclabile in sede protetta» ma solo «corsie ciclabili disegnate sull’asfalto che, oltre a non garantire piena protezione, creano spesso confusione e potenziali pericoli».

«Per la Lega esistono ciclabili di serie A e ciclabili di serie B – ribatte la sindaca Daniela Colombo -. Le prime “vere”, le seconde quasi un inganno ottico. Una sorta di graduatoria ideologica dell’asfalto e il codice della strada resta un mero suggerimento… La differenza tra corsia ciclabile e pista ciclabile in sede propria non è una questione di valore morale o di purezza progettuale, ma di contesto urbano, flussi di traffico, caratteristiche della strada e obiettivi di sicurezza. Non è una gara a chi costruisce il cordolo più alto. È una scelta tecnica. Esistono tratti dove la sede protetta è necessaria e opportuna ed esistono contesti in cui la corsia ciclabile, correttamente progettata ed inserita in una moderazione complessiva del traffico, rappresenta la soluzione più efficace, coerente e sostenibile. Creare un grading tra le due soluzioni significa dimostrare una conoscenza molto approssimativa delle norme e, soprattutto, delle ragioni per cui si adottano strumenti differenti. È un po’ come sostenere che esista un solo tipo di strada sicura: o autostrada o nulla».

«La tutela di chi sceglie le due ruote per andare al lavoro, a scuola, alla fermata dell’autobus, non è un vezzo ideologico, non è una bandierina verde da sventolare, è una politica di vivibilità urbana, di riduzione del traffico, di qualità dell’aria, di sicurezza stradale ed è un investimento che produce benefici anche per chi in bicicletta non ci salirà mai – aggiunge la prima cittadina -: meno auto in circolazione significa meno congestione, meno rumore, meno rischi per tutti. È curioso che chi oggi contesta “le corsie disegnate” non abbia mai avviato un vero piano strutturato sulla mobilità ciclabile quando ne aveva l’occasione. Oggi si invoca la “vera pista protetta” come se fosse un principio non negoziabile; ieri, quando si amministrava, il tema semplicemente non esisteva. La verità è che la mobilità sostenibile non è una battaglia identitaria. È una trasformazione necessaria dei territori che richiede scelte pragmatiche. Si può essere scettici sulle biciclette, è legittimo, ma amministrare significa tutelare l’interesse generale perché la sicurezza non nasce da classifiche fantasiose e non si misura a slogan; si fa con analisi tecniche, progettazione integrata e visione urbana. Il resto è rumore di fondo».

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 17 Febbraio 2026
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