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Rescaldina celebra il Giorno del Ricordo per “non rassegnarsi alla violenza”. Il centrodestra: “Cerimonia di facciata”

Strascico polemico tra maggioranza e opposizione dopo la cerimonia di domenica 15 febbraio al monumento ai Martiri delle Foibe per il Giorno del Ricordo

Rescaldina celebra il Giorno del Ricordo

Rescaldina celebra il Giorno del Ricordo, ricorrenza istituita dalla Repubblica Italiana nel 2004 per «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». Domenica 15 febbraio il monumento ai Martiri delle Foibe di piazza dei Donatori ha fatto da sfondo alla commemorazione di «una pagina complessa e dolorosa della nostra storia contemporanea», che si è però lasciata alle spalle uno strascico polemico tra maggioranza e opposizione.

L’assessore: “Ricordare per non rassegnarsi agli stessi schemi di violenza”

«Migliaia di italiani, in gran parte civili, furono costretti ad abbandonare le proprie case e le proprie radici – ha sottolineato nel suo discorso l’assessore alla Cultura Katia Pezzoni -. Intere famiglie lasciarono le città e i villaggi in cui avevano vissuto per generazioni, le tombe dei propri cari, i luoghi dell’infanzia, dirigendosi verso la penisola italiana o altre destinazioni e affrontando un futuro incerto. Fu un esodo silenzioso, segnato da sofferenze materiali e morali, da lutti, da smarrimento, dall’esperienza traumatica dell’abbandono forzato e della difficile ricostruzione di una nuova esistenza. Il confine orientale si trasformò così non solo in una linea geografica, ma in una frattura nella memoria di migliaia di persone. Oggi noi siamo qui a ricordare quella frattura, che non significa riaprire ferite, ma riconoscerle, comprenderle e custodirne l’insegnamento. La memoria istituzionale non dovrebbe essere mai contro qualcuno, è sempre per qualcosa: per la dignità delle persone, per il rispetto delle vittime, per la trasmissione della verità storica alle nuove generazioni. Chiede di sottrarre il dolore alla strumentalizzazione e di restituirlo alla sua dimensione più vera: quella del ricordo solidale. Un ricordo che non possiamo vivere e comprendere fino in fondo, data la distanza geografica da quei luoghi, ma che possiamo abbracciare dal punto di vista umano, consapevoli che solo una memoria cosciente e informata può diventare fondamento di convivenza pacifica, di dialogo e di reciproco rispetto».

Rescaldina celebra il Giorno del Ricordo

«È in tale prospettiva che non possiamo non osservare come oggi, nelle crisi contemporanee, milioni di persone continuano a essere spinti alla fuga per ragioni analoghe – ha aggiunto Pezzoni -. Nel conflitto tra Israele e Palestina, ad esempio, che oggi provoca spostamenti forzati di civili: nella Striscia di Gaza e nei territori limitrofi, centinaia di migliaia di persone sono costrette ogni giorno, da anni, ad abbandonare le proprie abitazioni, con gravi difficoltà di accesso ad assistenza e rifugio sicuro. Esiste dunque un punto di contatto tra quanto accaduto in passato e ciò a cui assistiamo oggi: l’esperienza umana universale del distacco lacerante dai luoghi d’origine. Un trauma che va oltre i singoli episodi storici e rimanda alla condizione di chiunque, in qualsiasi tempo e luogo, si veda privato della propria casa e, in casi estremi, divenuti ormai troppi, della vita. Non si tratta certo di sovrapporre eventi storici differenti, né di assimilarne cause e responsabilità, che appartengono a contesti specifici. Si tratta, piuttosto, di riconoscere un filo comune: l’esperienza universale della perdita, della paura, dell’incertezza; il trauma dello sradicamento; il bisogno di protezione e di riconoscimento».

«L’esodo giuliano-dalmata ci ricorda dunque quanto sia importante riconoscere negli esuli e nei profughi persone con storie, affetti e dignità: non numeri, ma esseri umani la cui vita è cambiata in modo irreversibile – ha concluso Pezzoni -. Ed è proprio qui che emerge un insegnamento forte: ogni crisi umanitaria è innanzitutto una crisi di persone, e la memoria storica serve a rafforzare l’impegno collettivo per la loro protezione. In altre parole: ricordare significa non rassegnarsi alla ripetizione degli stessi schemi di violenza e costrizione. Significa guardare oltre il passato, capire come le lezioni apprese possano illuminare la nostra comprensione delle sfide che affliggono oggi altre popolazioni in fuga. Tracciare questi paralleli, non significa equiparare fatti storici diversi tra loro, che appartengono a contesti, tempi e dinamiche specifiche, ma riconoscere un filo umano che attraversa tutte queste vicende: quello della sofferenza innocente, della perdita degli affetti, della necessità di accoglienza e della ricerca di pace. Nel custodire il ricordo di quella tragedia nazionale, riaffermiamo infine un principio che vale in ogni tempo e in ogni luogo: la sofferenza dei civili, ovunque si manifesti, interpella la coscienza di tutti. E la memoria, se vissuta con equilibrio e consapevolezza, può diventare non solo commemorazione del passato, ma impegno morale per un futuro fondato sulla pace, sulla convivenza e sul rispetto reciproco».

Il centrodestra: “La memoria non può ridursi a una cerimonia di facciata”

Rescaldina celebra il Giorno del Ricordo

Critico il centrodestra, che a valle della cerimonia ha parlato di «memoria che diventa solo una formalità». «L’amministrazione comunale ha organizzato una cerimonia ufficiale che avrebbe dovuto rappresentare un momento di raccoglimento e consapevolezza collettiva – sottolineano da Cambia Rescaldina -. Nei fatti, però, l’iniziativa si è rivelata un appuntamento frettoloso, poco partecipato e privo di quella profondità che una ricorrenza così delicata meriterebbe. Alle 9.30 di domenica, senza messa, senza coinvolgere le scuole, alla sola presenza di qualche consigliere comunale. Il Giorno del Ricordo è stato istituito per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, una pagina complessa e dolorosa della nostra storia nazionale. Luoghi come la Foiba di Basovizza sono diventati simboli di quella tragedia perpetrato dal regime comunista di Tito e richiamano il dovere di una memoria condivisa, rispettosa e consapevole. Proprio per questo, la manifestazione organizzata dal Comune è apparsa come un atto dovuto più che come un momento autentico di riflessione. È mancato il coinvolgimento reale della cittadinanza, delle associazioni culturali e delle scuole in un percorso che andasse oltre il rito simbolico.

«L’assessore, nel breve intervento letto e probabilmente scritto da altri, ha approfittato dell’occasione per parlare dei profughi palestinesi, dell’importanza dell’accoglienza e della guerre in atto – aggiungono dal centrodestra -… La memoria non può ridursi a una cerimonia di facciata. Non basta una corona e un intervento, tra l’altro dell’assessore alla Cultura in assenza del sindaco, per rendere giustizia a una vicenda storica che ancora oggi chiede studio, approfondimento e confronto. Servirebbero incontri pubblici, testimonianze, momenti di dialogo con gli studenti, occasioni per contestualizzare i fatti storici e stimolare una riflessione critica, lontana da ogni strumentalizzazione».

«Quando le istituzioni si limitano al minimo indispensabile, il rischio è quello di svuotare di significato la ricorrenza stessa – conclude il gruppo di opposizione -. Il Giorno del Ricordo non dovrebbe essere un appuntamento da archiviare nel calendario istituzionale, ma un’occasione per rafforzare la coscienza storica della comunità. Criticare non significa mancare di rispetto alla ricorrenza; al contrario, significa prenderla sul serio. Se davvero vogliamo che il ricordo non sia solo una parola, occorre che l’impegno delle istituzioni sia all’altezza della responsabilità che questa giornata comporta».

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Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 17 Febbraio 2026
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