Lutto a San Giorgio per la scomparsa di Fiorino Mezzenzana, “colonna” della Sangiorgese e del Campaccio
I funerali di Fiorino Mezzenzana saranno celebrati giovedì 19 alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di San Giorgio su Legnano
Lutto a San Giorgio su Legnano per la scomparsa di Fiorino Mezzenzana, vera e propria “colonna” dell’atletica leggera, della US Sangiorgese e del Campaccio, la “classicissima” della corsa campestre che quest’anno ha tagliato il traguardo della 69° edizione. I funerali di Mezzenzana, mancato martedì 17 febbraio, saranno celebrati giovedì 19 alle 10.30 nella chiesa parrocchiale.
Mezzenzana è stato tra gli organizzatori del Campaccio insieme a Sergio Meraviglia e Livio Mereghetti. Nel 2009 era stato premiato con la Quercia di 1° grado FIDAL per meriti sportivi e nel 2019 era stato insignito della benemerenza civica. Con «il suo impegno, la sua coerenza e la sua modestia ha introdotto moltissimi giovani alla pratica sportiva – è la motivazione del riconoscimento -. Con questo suo esempio ha contribuito a far crescere intere generazioni di giovani trasmettendo valori come la collaborazione, la disciplina, lo spirito di gruppo e il rispetto: elementi di cui la nostra intera comunità ha potuto beneficiare».
«Una persona mite, sempre disponibile, sempre al servizio della comunità e soprattutto dei più giovani – è il messaggio di cordoglio affidato ai social dal vicesindaco Walter Cecchin -. Sarebbe impossibile contare quanti ragazzi e ragazze hanno iniziato a fare sport grazie a lui, quanti hanno mosso i primi passi su un campo di atletica con la sua guida discreta ma determinata. Fiorino è stato anche un membro storico dell’Unione Sportiva Sangiorgese, una presenza costante, un punto di riferimento silenzioso ma fondamentale per la crescita sportiva e umana di intere generazioni. E come non ricordare il suo instancabile impegno per il Campaccio, di cui è stato per anni il tracciatore del percorso, fino a quando le forze lo hanno sostenuto. Un lavoro silenzioso, fatto all’alba, con passione e senso di appartenenza, per regalare alla nostra San Giorgio un evento all’altezza della sua storia. Tutta San Giorgio ti è grata per ciò che hai fatto per la nostra comunità. Continua a correre, da lassù, insieme ai tuoi ragazzi».
«Oggi la nostra comunità perde una figura speciale: Fiorino Mezzenzana, un nome che a San Giorgio e nel mondo dell’atletica sangiorgese significa passione, presenza, cuore – sono le parole con cui lo ricorda la US Sangiorgese, che lo ricorda come un «instancabile volontario» che si è sempre messo a disposizione della comunità -. Per anni ha collaborato con la scuola, costruendo e portando avanti corsi di atletica che hanno fatto crescere generazioni di ragazzi, accompagnandoli sui campi e insegnando loro non solo a correre, ma a credere nello sport e nei suoi valori. Per molti è stato il primo allenatore, il maestro ai picchetti del Campaccio, una guida paziente e sempre disponibile. La sua presenza continuerà a farsi sentire in ogni allenamento, in ogni partenza, in ogni traguardo dedicato a lui. Ci stringiamo con affetto alla sua famiglia in questo momento di grande dolore. Ciao Fiore. Grazie per tutto quello che ci hai insegnato».
Per lui anche il ricordo di uno dei “suoi” ragazzi, Fabio Morelli, che nel 2024, premiato dall’amministrazione comunale per i risultati raggiunti nell’atletica leggera, aveva dedicato proprio a Fiorino Mezzenzana il riconoscimento ottenuto.
Era un lunedì di fine settembre del 1985. Quel giorno, entrando in quello che era il tuo regno, calpestai per la prima volta una pista di atletica. Non potevo saperlo allora, ma quel momento avrebbe cambiato per sempre la mia vita. Eri lì, davanti a me. Una semplice maglietta bianca di cotone, pantaloncini blu della Fila, un paio di Diadora consumate dal tempo e dai chilometri. Ma ciò che mi colpì davvero furono i tuoi polpacci… e ancora di più i tuoi occhi. Dentro c’era qualcosa che non si può insegnare sui libri: una passione autentica, profonda, e un amore immenso per quello che facevi e per i ragazzi che accompagnavi a crescere, prima come atleti e soprattutto come persone.
Tu non mi hai insegnato solo a correre. Mi hai insegnato a non arrendermi, a rialzarmi quando tutto sembrava difficile, a credere nei sogni anche quando sembravano lontani. Ma più di ogni cosa mi hai insegnato il rispetto. Il rispetto per me stesso, per gli altri, per gli avversari. Mi hai insegnato la lealtà, quella vera, quella che non si spegne mai, né nello sport né nella vita.
Arrivavi al campo con la tua inseparabile Giulia bianca, con quel rumore inconfondibile che annunciava la tua presenza ancora prima di vederti. Scendevi con il tuo borsone bianco e nero Photoflash Fogagnolo sulle spalle e salutavi tutti, uno ad uno. In quel borsone c’era il tuo mondo: la scatoletta con chiodi e spille, le bende, la tua agenda piena di appunti, il libretto FIDAL… e, custodito con cura, il tuo cronometro. Non era solo uno strumento. Era il simbolo del tuo tempo dedicato a noi. Della tua vita dedicata a noi.
Abbiamo attraversato insieme mezza Italia, condiviso viaggi, attese, partenze, vittorie che ci facevano sentire invincibili e sconfitte che facevano male. Ma non ci hai mai lasciati soli in quei momenti. Anzi, era proprio lì che diventavi ancora più grande. Sapevi trovare le parole giuste, sapevi trasformare le lacrime in forza, la delusione in speranza.
Ci sono immagini che porterò per sempre dentro di me: tu che giri la polenta alle castagnate con quel lungo mestolo di legno, le sere semplici e felici in gelateria con Egidio, i tuoi sorrisi discreti, i tuoi silenzi pieni di significato. Anche quando il tuo corpo iniziava a chiederti qualcosa indietro, tu non ti sei mai tirato indietro. Hai ripreso la fiaccola, hai corso ancora con noi, con lo stesso cuore di sempre.
Tu c’eri sempre. Sempre. Con il freddo che spaccava le mani, con la neve da spalare, con il vento, con la pioggia. Quei prati del Campaccio li hai costruiti con la tua fatica, con le tue mani, con il tuo amore. Hai lasciato lì molto più delle tue orme. Hai lasciato una parte della tua anima. Non ti ho mai sentito lamentarti. Non ti ho mai sentito alzare la voce. Anche quando avresti avuto tutte le ragioni per farlo, hai scelto la gentilezza. Hai scelto di essere esempio.
L’ultima volta che ci siamo visti, le tue gambe facevano fatica, ma i tuoi occhi no. Nei tuoi occhi c’era ancora quel fuoco. La stessa luce di quel primo giorno. E io lì ho capito che la tua forza non era mai stata nelle gambe, ma nel cuore. Accettare che tu non sia più qui è qualcosa che fa male. Fa un male profondo. Ma so che da qualche parte stai ancora correndo. Libero. Leggero. Con il tuo cronometro al collo e la tua amata Gazzetta tra le mani. Io ti porterò sempre con me. In ogni passo. In ogni partenza. In ogni traguardo. Porterò con me le tue parole, i tuoi insegnamenti, e quel dono immenso che mi hai lasciato: il privilegio di averti avuto nella mia vita. E il tuo cronometro, che per me non segnerà mai il tempo… ma il nostro tempo. Ciao Fiorino.









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