Alex Airoldi, politico di Cerro Maggiore, tra i promotori del Comitato #CiSÌamo per il “sì” al referendum sulla giustizia
Il comitato nasce con l'obiettivo di «percorrere insieme l’ultimo miglio della campagna referendaria per far sentire più forte la voce di chi crede nei valori della democrazia»
C’è anche Alex Airoldi, politico di Cerro Maggiore, tra i promotori del Comitato #CiSÌamo per il “sì” al referendum sulla giustizia per cui si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Con lui Carlo Giovanardi, Erminia Mazzoni, Adriana Poli Bortone e Gianfranco Rotondi. Il comitato nasce con l’obiettivo di «percorrere insieme l’ultimo miglio della campagna referendaria per far sentire più forte la voce di chi crede nei valori della democrazia, della sovranità popolare, della libertà e della dignità della persona.
«Il clima avvelenato sporca il momento più alto della nostra democrazia costituzionale – spiega Luigi Rizzo, portavoce del comitato e animato -. L’esercizio del diritto di voto appartiene al popolo sovrano, che ha il diritto – dovere di dare il proprio contributo al processo legislativo. Il referendum non impegna il Governo in quanto parte ma quale alta istituzione a presidio delle garanzie fondamentali dei cittadini. Fa male chi personalizza e politicizza lo scontro. Prima di ogni altra cosa il neo costituito comitato intende, pertanto, promuovere la partecipazione popolare perché una matura e consapevole maggioranza di uomini e donne sconfigga gli odiatori della piazza virtuale».
«I diritti si difendono esercitandoli – aggiunge Rizzo -. La violenza verbale, agita nella dimensione magmatica e opaca dei social, alimenta solo la rabbia di alcuni, rendendoli dannosamente protagonisti. Assicurata quindi la vittoria sull’astensionismo, il comitato punta a sostenere la bontà della riforma e quindi le ragioni del “sì”, perché crede nella utilità di dare ai cittadini un giudice che, oltre ad essere terzo, appaia anche tale, che sia indipendente e non autoreferenziale e che pratichi la giurisdizione libero da condizionamenti».
Foto di archivio









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