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Un libro dà voce ai bambini uccisi dalle mafie: le storie raccontate dagli studenti dell’Alto Milanese

Presentato il libro “La mafia porta via vite innocenti”, nato dal progetto RicordaTela dell’Osteria Sociale La Tela di Rescaldina con 31 storie di vittime minorenni raccontate dagli studenti delle scuole dell’Altomilanese

In un libro le storie dei minorenni uccisi dalla mafia

Dal 1945 a oggi in Italia sono stati uccisi dalla criminalità organizzata 117 bambini e ragazzi. Dietro ogni numero c’è un nome, una vita innocente strappata via, una storia spezzata. Storie che oggi tornano a essere raccontate grazie a studenti e studentesse delle scuole secondarie dell’Altomilanese, che hanno scelto di farsi carico di una memoria scomoda e dolorosa, dando voce a coetanei a cui la mafia ha tolto tutto: l’infanzia, il futuro, la possibilità stessa di raccontarsi.
Dalla ricerca e dallo studio dei ragazzi è nato un racconto collettivo confluito nel libro “La mafia porta via vite innocenti. Storie di vittime minorenni raccontate dai ragazzi delle scuole”, edito da In Dialogo / ITL Libri e già disponibile dal nelle librerie italiane. Il progetto nasce dal bando RicordaTela, promosso dall’Osteria Sociale La Tela di Rescaldina, bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla comunità, e ha coinvolto dieci istituti scolastici del territorio.
Il volume raccoglie 31 storie, selezionate tra le numerose arrivate, raccontate attraverso testi narrativi, fumetti e rielaborazioni grafiche. Non semplici esercizi scolastici, ma tentativi consapevoli di comprendere, restituire dignità e rompere il silenzio. Un libro pensato per essere letto da tutte le età.

Cocò, ucciso a 3 anni dalla ‘Ndrangheta

Alla presentazione alla stampa del volume, il 27 gennaio, era presente Gloria Filippozzi, ex studentessa dell’ISIS “Carlo Dell’Acqua” di Legnano (nel video), che insieme ai suoi compagni ha raccontato due storie particolarmente significative: quella di Emanuela Sansone, uccisa nel 1896 e riconosciuta come la prima vittima minorenne di mafia, e quella di Nicola “Cocò” Campolongo, assassinato dalla ’ndrangheta nel 2014 quando aveva solo tre anni.
Due vicende lontane nel tempo, ma drammaticamente vicine nel significato.

«Insieme alla mia classe abbiamo raccontato la storia di Emanuela Sansone e quella di Cocò Campolongo – ha spiegato Gloria –. Abbiamo scelto queste due storie perché Emanuela è considerata la prima vittima minorenne di mafia, mentre Cocò rappresenta una ferita ancora apertissima, una morte che ha generato un grande dolore collettivo».
Il racconto di Cocò, ucciso insieme al nonno e alla sua compagna, ha colpito in modo particolare studenti e insegnanti. «Essendo un bambino così piccolo, la sua storia ci ha toccati profondamente. Ha colpito anche la nostra insegnante, che ci ha aiutati a sistemare il testo senza snaturarlo. E ha colpito anche chi era in sala, tanto che abbiamo vinto il concorso arrivando primi».
Ma il riconoscimento non è il punto di arrivo.
«Queste storie non devono essere solo un ricordo – ha concluso Gloria –. Devono diventare una lezione per noi giovani, qualcosa da diffondere. Perché il ricordo delle vittime serve a sconfiggere la mafia. Se non siamo noi a portare avanti questo messaggio, non lo farà nessuno al posto nostro».

Un’aula magna dedicata a Vincenzo Mulè

In un libro le storie dei minorenni uccisi dalla mafia

Accanto alle storie di Emanuela Sansone e di Cocò Campolongo, nel libro c’è anche quella di Vincenzo Mulè, quindicenne ucciso dalla mafia nel 1981 a Cattolica Eraclea. A ricostruirla sono stati gli studenti dell’Istituto comprensivo “Aldo Strobino” di Cerro Maggiore. «Ci siamo concentrati su Vincenzo Mulè e i ragazzi si sono subito affezionati alla sua storia – ha raccontato l’insegnante Michele Cattaneo, ex sindaco di Rescaldina –. Quando abbiamo contattato il Comune del suo paese ci siamo accorti che nessuno lo ricordava più. È stato un momento molto forte».

Da lì il lavoro ha cambiato forma. «La classe si è trasformata in una redazione: abbiamo contattato lo zio di Vincenzo, che ci ha messo in contatto con il padre. Ci ha inviato un audio che ha permesso ai ragazzi di toccare con mano la storia, di sentirla viva».
Un lavoro che ha avuto effetti concreti anche fuori dall’aula. «Un giornalista ci ha contattati dicendo che il nostro interessamento è stato lo stimolo per dedicare l’aula magna della scuola di Cattolica Eraclea a Vincenzo Mulè. Siamo stati invitati all’inaugurazione ed è stato un momento speciale», ha concluso l’insegnante.

Il libro

Il libro è il frutto del concorso RicordaTela. Storie di mafia e ingiustizia, promosso dalla cooperativa sociale La Tela di Rescaldina in collaborazione con Libera, con il coinvolgimento diretto delle scuole del territorio. Hanno partecipato: ISIS “Carlo Dell’Acqua” di Legnano; Istituto “Barbara Melzi” di Legnano; I.C. “Aldo Strobino”, plesso “Dante Alighieri” di Cerro Maggiore; I.C.S. “Viale Legnano” di Parabiago; I.C. “E. De Amicis”, plesso “A. Volta” di Inveruno; I.C. “Manzoni”, plesso “Raimondi” di Rescaldina; ISIS “Cipriano Facchinetti” di Castellanza.
«Non abbiamo chiesto ai ragazzi di studiare la mafia in astratto – spiega Giovanni Arzuffi, presidente della cooperativa La Tela – ma di entrare nelle storie, di farsi carico di un dolore che non li riguarda direttamente. In queste pagine ci sono rigore, empatia e rispetto. La scuola può e deve essere un luogo di educazione profonda alla cittadinanza».

La prefazione del volume è firmata da Alessandra Dolci, procuratrice generale della Direzione distrettuale antimafia di Milano, che smonta uno dei miti più resistenti: l’idea che la mafia non uccida i bambini. La postfazione è affidata a don Luigi Ciotti, che invita a leggere il libro come uno strumento di impegno civile: «Senza azione, la memoria rischia di spegnersi».

Il progetto è sostenuto dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. «La legalità non è teoria – sottolinea il presidente Roberto Scazzosi – ma vita quotidiana, cura dei legami, costruzione di futuro. Non siamo qui per finanziare una semplice stampa, ma per sostenere una voce che assume ancora più valore perché è quella degli studenti».
Le prime copie del libro sono state destinate al Presidente della Repubblica, a Papa Leone XIV e all’Arcivescovo di Milano. Un riconoscimento simbolico ma significativo per un lavoro nato dal territorio e capace di parlare all’Italia intera. Perché dietro ogni numero c’è un nome. E dietro ogni nome, una storia che non deve essere dimenticata.

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Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 27 Gennaio 2026
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