Omicidio Ravasio: le accuse negate, le trascrizioni messe in discussione e i sospetti della “mantide”
Lunedì 19 gennaio la donna ha raccontato la sua verità davanti alla Corte d'Assise di Busto Arsizio, negando tutte le accuse di cui la Procura della Repubblica l'ha chiamata a rispondere
È durato quasi otto ore l’esame di Adilma Pereira Carneiro, la donna accusata di aver ideato e diretto l’omicidio del compagno Fabio Ravasio, ucciso il 9 agosto 2024 in un agguato orchestrato in modo da far credere che l’uomo fosse stato investito da un pirata della strada poi datosi alla fuga lungo la provinciale tra Busto Garolfo e Parabiago. Davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio la donna, dopo aver assistito all’esame dei suoi presunto complici nei mesi scorsi, ha raccontato la sua verità, e lo ha fatto negando tutti gli addebiti di cui la Procura della Repubblica l’ha chiamata a rispondere.
Non solo. Pereira Carneiro, che già durante esame e controesame non aveva risparmiato le accuse al suo ex amante Massimo Ferretti, derubricando peraltro la loro relazione a due incontri senza seguito che avrebbero però innescato nell’uomo una sorta di ossessione per lei, dopo aver risposto alle domande del pubblico ministero Ciro Caramore, dei suoi legali e dei difensori degli altri imputati e delle parti civili, ha rilasciato una lunga dichiarazione. Ed è proprio durante la dichiarazione che sono state pronunciate una serie di affermazioni che hanno portato il sostituto procuratore che ha coordinato l’inchiesta a parlare di persone «pesantemente calunniate» e spinto la Corte d’Assise a disporre la trasmissione del verbale di udienza alla Procura per gli approfondimenti del caso.
«Penso che [Adilma Pereira Carneiro, ndr] abbia dato una spiegazione fin dove ha potuto rispetto a tutto quello che è accaduto, ovviamente di cose su cui non ha controllo e che non conosce non può dire nulla – ha commentato il suo legale, l’avvocato Edoardo Rossi, a valle dell’udienza fiume di lunedì 19 gennaio -. Nel raccontare i fatti sono emerse anche circostanze, comunque condivise già da tempo, che la Corte d’Assise ha dato corso ad approfondire per capire se ci sono possibilità di sviluppo».
Nel lungo esame a cui ha accettato di sottoporsi la donna ha messo in discussione anche le trascrizioni lette in aula dal pubblico ministero. «Quello delle trascrizione è sempre un discorso complesso – ha aggiunto il difensore della donna -: è vero che le trascrizioni sono integrali, e di conseguenza c’è un inizio e c’è una fine, però ci sono anche trascrizioni ambientali dove spesso intervengono anche terze persone, e rispetto ad alcune cose che sono state dette Adilma non si è ritrovata».










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