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Processo “Hydra”, la Città metropolitana di Milano: “Passo importante nella lotta alla criminalità organizzata”

Il giudice ha disposto, in via provvisionale, la condanna al pagamento di 10.000 euro in favore della Città Metropolitana di Milano, oltre a 6.000 euro di spese legali, rinviando per il resto al giudice civile per la quantificazione definitiva

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Condanna anche per 50 imputati per i quali la Città Metropolitana di Milano si era costituita parte civile nel maxi-procedimento scaturito dall’inchiesta “Hydra”, per cui lunedì 12 gennaio è arrivata la sentenza del GUP di Milano Emanuele Mancini: in 27 sono stati condannati a pene comprese tra i 2 e i 15 anni di reclusione, mentre per i restanti 23 è stato disposto il rinvio a giudizio, con avvio del dibattimento previsto a marzo nell’aula bunker di San Vittore.

Nelle sue conclusioni, la Città Metropolitana ha argomentato la richiesta di risarcimento del danno su più livelli: i costi sostenuti dall’ente per le attività di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata, il danno non patrimoniale derivante dall’interferenza economico-finanziaria sul territorio di area vasta, con infiltrazione nel tessuto sano dell’imprenditoria lombarda e il danno all’immagine causato dal clamore mediatico e dall’allarme sociale generati dalle condotte processate. Il giudice ha disposto, in via provvisionale, la condanna al pagamento di 10.000 euro in favore della Città Metropolitana di Milano, oltre a 6.000 euro di spese legali, rinviando per il resto al giudice civile per la quantificazione definitiva.

«Questa sentenza rappresenta un passo importante nella lotta alla criminalità organizzata che da anni tenta di avvelenare il nostro tessuto economico e sociale – commenta il vicesindaco metropolitano Francesco Vassallo -. La costituzione di parte civile della Città Metropolitana non è solo un atto formale, ma una scelta netta di presenza e di tutela del territorio vasto e dei tanti amministratori locali che operano nella trasparenza e nel rispetto della legge. Non ci fermeremo qui: continueremo a presidiare con determinazione ogni spazio di legalità, perché la Lombardia non sia mai terra di mafie».

«Essere ammessi come parte civile e ottenere già una provvisionale è il riconoscimento del danno reale che queste organizzazioni provocano alle istituzioni e alla collettività – aggiunge il consigliere delegato alla Legalità e ai Beni confiscati alla criminalità organizzata, Rino Pruiti -. Hydra dimostra quanto sia pericolosa l’alleanza tra mafie storiche per fare affari nel Nord: per questo è fondamentale non abbassare la guardia, valorizzare i beni confiscati come strumento di riscatto e investire ancora di più in prevenzione e cultura della legalità».

«Il processo Hydra segna un punto di non ritorno – conclude  il presidente della Commissione speciale antimafia e corruzione, Marco Griguolo -: riconosce l’esistenza di un sistema mafioso lombardo dove le associazioni mafiose di Cosa Nostra, camorra e ‘ndrangheta si uniscono per inquinare l’economia sana del nostro territorio. La condanna è un segnale forte, ma dobbiamo andare oltre: informare i cittadini, le scuole, le imprese, fare rete tra istituzioni per spezzare ogni tentativo di infiltrazione. La legalità non può difendersi solamente nelle aule di Tribunale ma spetta a tutti noi, ogni giorno, con azioni concrete e con la partecipazione di tutti far sì che le mafie siano sempre più isolate».

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Pubblicato il 14 Gennaio 2026
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