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Alessandra Dolci all’osteria confiscata di Rescaldina: “Scegliete da che parte della strada stare”

Il bene sequestrato alla famiglia di 'ndrangheta del paese cerca di sopravvivere mentre dall'altro lato della strada i vecchi proprietari hanno riaperto una pizzeria. Il capo della Dda: "Preoccupa l'accettazione dei mafiosi nella società"

alessandra dolci la tela rescaldina

Bisogna scegliere da che parte della strada andare, anche quando si sceglie di andare a mangiare al ristorante. È questa la frase che è stata ripetuta più volte dal capo della Direzione distrettuale antimafia Alessandra Dolci, ospite ieri sera (mercoledì) all’osteria La Tela di Rescaldina, un bene confiscato alla ‘ndrangheta che tra mille difficoltà continua a vivere, facendo della legalità il proprio punto di forza. Proprio di fronte, però, gli ex-proprietari appartenenti ad una nota famiglia di ‘ndrangheta legata alla locale di Mariano Comense, hanno aperto un altro locale.

L’esempio de La Tela di Rescaldina

L’osteria è stata ri-aperta nel 2019 e dopo pochi mesi è scoppiata la pandemia ma nonostante le problematiche economiche che si sono susseguite è riuscita a rimanere in piedi: «Grazie ai fornitori che ci sono venuti incontro e ai dipendenti che hanno rinunciato alla tredicesima e hanno donato parecchie ore di lavoro. Tutti hanno contribuito perchè credono nel progetto che dà lavoro anche a ragazzi con disabilità o disagio sociale» – racconta Giovanni Arzuffi, da sempre punto di riferimento di questo progetto.  È ancora aperto un crowfunding che trovate qui. Oltre ad un’ottima cucina lombarda (con variazioni anche verso altre regioni) si può trovare anche presentazioni di libri, dibattiti, momenti musicali.

L’appello di Alessandra Dolci alla politica perchè non si disperda un patrimonio

Il magistrato ci tiene molto a questo bene e anche l’anno scorso era stata ospite di una serata: «Torno sempre molto volentieri qui perchè è un simbolo che dobbiamo difendere e mantenere. So che molti amministratori locali sono alle prese con i tanti beni confiscati alle organizzazioni criminali e delle difficoltà che ci sono ma non è la magistratura a dover dare risposte su questo. È compito del governo e della politica in generale ma non vedo il tema della lotta alla mafia in cima all’agenda in questo momento: potevano utilizzare 300 milioni di euro dei fondi Pnrr ma hanno preferito usarli in altro modo, potrebbero attingere al fondo unico giustizia ma nemmeno questo è stato preso in considerazione».

La preoccupazione dei sindaci per la mancanza di fondi

Il sindaco di Rescaldina Gilles Ielo ha cercato di dare un messaggio di speranza ai colleghi sindaci presenti e ha invitato il presidente della Conferenza dei sindaci dell’Alto Milanese Giuseppe Pignatiello (sindaco di Castano Primo) a mettere il tema al centro di una riflessione comune, trovando la disponibilità del collega: «Rescaldina è riuscita ad attivare entrambi i beni, uno è la Tela e l’altro è la villetta che è stata messa a disposizione dei profughi ucraini». Il sindaco di Legnano Lorenzo Radice ha raccontato della trasformazione di alcuni appartamenti in un centro anti-violenza a disposizione di centinaia di donne ogni anno: «Per farlo abbiamo dovuto rinunciare ad un dipendente in pianta organica che si è dovuto dedicare a questo progetto. Qualcuno si è risentito ma abbiamo voluto dare un segnale che i beni non vanno lasciati chiusi». Anche il sindaco di Canegrate Matteo Modica ha portato l’esperienza di una lotta fatta di cultura con la commissione antimafia che si riunisce una volta al mese.

alessandra dolci la tela rescaldina

Una mafia sempre più accettata socialmente

Secondo la Dolci la mafia si è “normalizzata” «non uccide, non sequestra, non commette più reati socialmente ripugnanti ma offre servizi, in particolar modo agli imprenditori che non disdegnano, sempre più spesso, questa disponibilità – racconta il magistrato -. Il reato che stiamo registrando in questi ultimi anni è quello fiscale: crediti iva e fatture false sono ormai la normalità». Questo, aggiunge il magistrato, inquina l’economia legale e mette in difficoltà chi opera seguendo le norme: «L’uso di cooperative per fornire manodopera è comodo per molti imprenditori che vogliono abbattere i costi ma quelle gestite dalle mafie sono ancora più convenienti perchè sottopagano i dipendenti, non versano i contributi, non pagano le tasse e cambiano nome prima che possa arrivare un controllo». Dolci cita la risposta di un imprenditore ad un magistrato che gli chiedeva perchè si rivolgesse ad un mafioso: “Non è mica compito mio stabilire se uno è mafioso. Quello lo faranno i giudici”

Cosa è mafia e cosa no. Anche la giustizia si interroga dopo l’ultima inchiesta di Milano

Questi reati, oltre alle varie truffe sul superbonus o le frodi relative ai fondi covid, sono alla base anche dell’ultima inchiesta Hydra per la quale la Dda aveva chiesto centinaia di arresti ma sono stati solo 11 quelli concessi dal Gip del Tribunale di Milano: «Su questa vicenda non voglio commentare – ribadisce la Dolci a chiunque lo chieda – ma è chiaro che abbiamo fatto appello al Tribunale del Riesame». Quello che viene definito il sistema mafioso lombardo, che mette insieme le tre principali mafie, traspare con grande forza dalle carte ma non è stato ritenuto aggredibile dal tribunale.

 

 

 

Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it
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Pubblicato il 10 Novembre 2023
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