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Nerviano ricorda Paolo Borsellino a 30 anni dalla strage di via D’Amelio: «La scuola è l’antidoto alla mafia»

Nerviano ha commemorato Paolo Borsellino con un fiore passato di mano in mano tra diverse generazioni di giovani come simbolo della memoria

Nerviano ricorda Paolo Borsellino a 30 anni dalla strage di via D'Amelio

Domenica 19 luglio 1992, ore 16.58. Sono passati 57 giorni dalla strage di Capaci. Paolo Borsellino, 52 anni, magistrato da 29, salta in aria nel cuore di Palermo, in via D’Amelio, vicino all’abitazione di sua madre e sua sorella. Una Fiat 126 con il suo carico da circa 100 chili di tritolo esplode al suo passaggio e si porta via, insieme al procuratore aggiunto della Procura di Palermo, cinque agenti della sua scorta: Emanuela Loi, prima donna della polizia di Stato a essere uccisa in servizio, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Unico superstite Antonino Vullo.

Trent’anni dopo, così come ha fatto anche Legnano, Nerviano ha ricordato Paolo Borsellino e le sue idee che ancora oggi continuano spingono tantissimi cittadini ad opporsi «al puzzo del compromesso morale» con un momento commemorativo dedicato alla strage di via d’Amelio davanti allo striscione in memoria di tutte le vittime di mafia scoperto poco meno di due mesi da bambini e ragazzi in occasione di una cerimonia dedicata al 30° anniversario della strage di Capaci in cui perse la vita il magistrato Giovanni Falcone. Quei bambini e ragazzi che oggi, di generazione in generazione, si sono passati di mano un fiore bianco, simbolo della memoria, per poi deporlo davanti all’immagine dei due magistrati raffigurata sullo striscione.

Nerviano ricorda Paolo Borsellino a 30 anni dalla strage di via D'Amelio

«Se la mafia è un’istituzione anti-Stato che attira consensi perché ritenuta più efficace dello Stato, è compito della scuola rovesciare questo processo perverso formando i giovani alla cultura dello Stato e delle istituzioni – ha sottolineato nel suo discorso il sindaco Daniela Colombo -. È questo il lascito morale di Paolo Borsellino rivolto alla politica e alle nuove generazioni. È l’insegnamento e la guida che tutti noi dobbiamo trarre dalla vita e dal sacrificio dei due magistrati. Un richiamo forte affinché attraverso la scuola si possa esercitare efficacemente quell’educazione alla legalità che rappresenta nei giovani innanzitutto l’antidoto alla violenza, alla corruzione, al terrorismo e alle mafie. La scuola come ambiente dove prevenire i comportamenti deviati insegnando i principi della convivenza democratica, intesa come educazione al dialogo, alla tolleranza, al rispetto, al riconoscimento dei diritti umani, dei valori della pace e della fratellanza, e che possa condurre ad una partecipazione attiva e soprattutto coerentemente testimoniata a partire dalla propria comunità di appartenenza. Educare significa prevenire e noi tutti abbiamo il dovere civile e morale di non dimenticare e ricordare alle nuove generazioni, senza reticenze ma imparando dagli eventi trascorsi, tutte le esperienze storiche che, come queste stragi mafiose, hanno segnato tanto tragicamente la nostra società».

Nerviano ricorda Paolo Borsellino a 30 anni dalla strage di via D'Amelio

«Non possiamo dimenticare e dobbiamo affidare il ricordo ai giovani perché gli sia data la facoltà di testimoniare pur non avendo visto e vissuto – ha aggiunto il presidente del consiglio comunale Lorenzo Lattuada -. Il fiore, passato di mano tra diverse generazioni e deposto accanto all’immagine dei due giudici è segno di consegna della memoria affinché l’impegno di chi ha perso la vita o lavora tuttora contro tutte le forme di criminalità organizzata non sia vano. “Sono morti per noi e abbiamo un grande debito verso di loro e dobbiamo pagarlo orgogliosamente, continuando la loro opera, facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che impongono sacrifici”: questa frase tratta da uno degli ultimi interventi pubblici di Paolo Borsellino rappresenta l’impegno che tutte le società civili dovrebbero perseguire. È con la nostra presenza di questa sera che ci facciamo carico di questo impegno: lo dobbiamo a tutte le vittime delle mafie, a noi stessi e alle future generazioni».

Leda Mocchetti
leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 19 Luglio 2022
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