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Tutti in fila per una tazza fumante: la domenica della Contrada del brodo a Gallarate

È una tradizione molto sentita, che parla di tempi antichi, solidarietà e lavoro operaio e che è stata riscoperta nel Dopoguerra. Una festa che “traghetta” verso il patrono

Contrada del brodo Gallarate

A Gallarate la metà di luglio ha un profumo inconfondibile, quasi anacronistico per i giorni più caldi dell’anno: quello del brodo di carne caldo. Si è rinnovata anche quest’anno la tradizionale festa della “Contrada del brodo” (o Cuntrada dal broeud in dialetto), lo storico evento che fonde la devozione mariana per la Madonna del Carmine con le radici popolari e operaie della città.

Il cuore della festa batte tra via San Giovanni Bosco e i vicoli limitrofi, l’antico “Canton Sordo”, un tempo la parte più povera e popolose del borgo racchiuso tra le vecchie mura. Qui, nell’Ottocento e all’inizio del Novecento, gli operai dei primi opifici (sorti lungo l’Arno per sfruttarne le acque) si mettevano in fila per ricevere una scodella di brodo caldo a pochi centesimi, spesso l’unico pasto sostanzioso della giornata lavorativa.

Una tradizione solidale riscoperta ufficialmente nell’estate del 1948 in occasione del primo Palio cittadino e da allora mai abbandonata (a differenza del palio, rapidamente scomparso).

La domenica del brodo caldo e la devozione mariana

Il momento più tipico e atteso si è consumato, come da copione, la domenica mattina. Subito dopo la Santa Messa solenne in Basilica, cittadini, storici contradaioli e curiosi si sono radunati nel cuore del rione per la benedizione e la distribuzione del brodo caldo. Un rito semplice ma sentito, curato con passione dai volontari e dalla Pro Loco di Gallarate, capace di sfidare l’afa estiva in nome dell’identità locale.

Contrada del brodo Gallarate

Ad accogliere la folla e le autorità è stata la presidente della Pro Loco, Concetta Masiello, insieme al vicepresidente Martino Pidone.

Un ospite speciale: il Prefetto si sente “a casa”

Quest’anno la festa ha visto la partecipazione eccezionale del prefetto di Varese, Salvatore Pasquariello, che ha accolto con grande piacere l’invito della Pro Loco. Pasquariello – affiancato dal sindaco Cassani e dal prevosto Riccardo Festa – ha confidato cercava un posto un posto per sentirmi un po’ a casa”.

Nella sua terra d’origine (la Basilicata), infatti, la devozione per la Madonna del Carmine è legata a una grandiosa festa e a una lunga processione che accompagna la statua della Vergine fino al santuario di Avigliano, dove rimane per tutta la stagione estiva.

Una tradizione che quest’anno ha ritrovato, con profonda emozione, proprio tra i vicoli di Gallarate, dove la Madonna del Carmine veglia da una nicchia sul rione più popolare del centro storico .

La distribuzione del brodo a Gallarate

Il Prefetto ha poi rivolto un sentito ringraziamento a chi rende possibile tutto questo: ai volontari instancabili, ai contradaioli, alle associazioni d’arma in congedo (tra cui gli Alpini e i volontari di Marina e Aeronautica).

Verso il Santo Patrono

Con la solenne processione serale accompagnata dalle note della banda musicale, si spengono i fornelli della Contrada del brodo, ma la città non si ferma. La festa della Madonna del Carmine, infatti, “traghetta” la festa del patrono della città, San Cristoforo, sabato 25 luglio, con la tradizionale offerta dei ceri in Basilica e la benedizione degli automobilisti.

Gallarate saluta così la sua contrada più genuina, custode di una solidarietà d’altri tempi che, davanti a una scodella di brodo fumante, sa ancora unire un’intera città.

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Pubblicato il 19 Luglio 2026
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