Manuela racconta I Barattoli della Memoria: “Così aiutiamo i genitori che vivono il lutto perinatale”
L’associazione offre diversi livelli di supporto. Tra questi, gruppi di auto-aiuto in cui i genitori possono condividere esperienze e sentimenti senza sentirsi giudicati. L'obiettivo è rompere l'isolamento
L’associazione “I Barattoli della Memoria” si racconta ai microfoni di Radio Materia, nella trasmissione Soci All Time realizzata in collaborazione con CSV Insubria, portando al centro un tema ancora poco affrontato: il lutto perinatale. A parlare è la fondatrice Manuela Boschetti, che ha condiviso la propria esperienza personale e il percorso che ha portato alla nascita del gruppo, oggi punto di riferimento per molte famiglie.
Un’esperienza personale diventata aiuto per gli altri
L’associazione nasce dal vissuto diretto di alcune famiglie che hanno affrontato la perdita di un figlio tra la gravidanza e il primo mese di vita. «Siamo mamme e papà che hanno attraversato lo stesso dolore e che oggi vogliono esserci per chi si trova in questa situazione» – racconta Manuela Boschetti.
Nel tempo, quello che era un piccolo gruppo si è trasformato in una realtà strutturata che offre ascolto, accoglienza e strumenti concreti per affrontare il lutto.
Il significato dei “barattoli della memoria”
Al centro del progetto ci sono i “barattoli della memoria”, simbolo e strumento dell’associazione. Si tratta di contenitori in cui i genitori possono custodire oggetti legati al proprio bambino: ecografie, vestitini, impronte, piccoli ricordi.
Non è solo un gesto simbolico, ma un modo per riconoscere l’esistenza di quel figlio e mantenere vivo il legame. Conservare questi elementi aiuta a dare uno spazio concreto al dolore e a inserirlo nella storia familiare, evitando che venga rimosso o dimenticato.
Supporto alle famiglie e ai fratelli
L’associazione offre diversi livelli di supporto. Tra questi, gruppi di auto-aiuto in cui i genitori possono condividere esperienze e sentimenti senza sentirsi giudicati. L’obiettivo è rompere l’isolamento e il senso di colpa che spesso accompagnano queste perdite.
Un’attenzione particolare è rivolta anche ai fratellini e alle sorelline. Per loro è stato realizzato il libro illustrato Il bambino che volò, pensato per aiutare i più piccoli a comprendere e affrontare la perdita con un linguaggio adatto alla loro età.
Sensibilizzazione e formazione sanitaria
Oltre al supporto diretto, l’associazione lavora per diffondere maggiore consapevolezza sul lutto perinatale. Un tema ancora circondato da silenzi e difficoltà nel parlarne apertamente. Fondamentale, secondo Boschetti, è anche il ruolo del personale sanitario: «Serve una formazione specifica che non sia solo tecnica, ma anche umana» . Piccoli gesti, come garantire la presenza del partner o creare spazi adeguati negli ospedali, possono fare una grande differenza nell’esperienza delle famiglie.
Rompere il silenzio
Il messaggio che emerge dall’intervista è chiaro: parlare del lutto perinatale è necessario. Dare un nome al bambino, raccontare la propria storia, condividere il dolore sono passaggi fondamentali per non restare soli. L’associazione si propone proprio come un “villaggio” in cui le famiglie possano trovare sostegno anche nel tempo, comprese le gravidanze successive, spesso vissute con timore e fragilità.










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