È morto Umberto Bossi, il “senatur” fondatore della Lega
La notizia nella serata di giovedì 19 marzo: aveva 84 anni. Il decesso all'ospedale di Circolo di Varese
È morto Umberto Bossi, il Senatùr, fondatore della Lega Nord. Aveva 84 anni. Con lui scompare uno dei protagonisti più controversi e riconoscibili della Seconda Repubblica, capace di trasformare un movimento territoriale – nato nel Varesotto come Lega Lombarda – in una forza politica nazionale.
Bossi era stato ricoverato mercoledì in ospedale, al Circolo Varese, in terapia intensiva e in condizioni apparse subito critiche. La situazione è precipitata oggi e il decesso è avvenuto alle 20.30 di questa sera, giovedì 19 marzo.
Bossi era nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago, nel cuore della provincia di Varese, terra che non ha mai smesso di rappresentare e da cui ha tratto linguaggio, simboli e consenso.
È proprio nel tessuto sociale ed economico del Varesotto che prende forma la sua parabola politica: tra fabbriche, piccola imprenditoria e identità locali, elementi che diventeranno il motore della sua narrazione autonomista, assemblando elementi da culture politiche diverse, dal federalismo antifascista di Chivasso al comunitarismo mutuato dalla destra identitaria, passando per un’idea di partito “leninista”, centralizzato e incentrato sulla militanza e riferimenti internazionali come il mito irlandese.

Il legame con il territorio non è mai stato solo simbolico.
A Samarate la sua storia parte da una fugace presenza nella sezione comunista del Pci di Verghera: nel Comune vicino a Malpensa si muovono alcuni dei nuclei iniziali del consenso leghista. È qui e nei comuni limitrofi che il messaggio di autonomia e federalismo trova terreno fertile.

Ma è soprattutto Gemonio, dove Bossi ha vissuto a lungo, a diventare il suo vero “quartier generale”: una casa privata – acquistata a fine anni Ottanta – trasformata negli anni in luogo politico, punto di riferimento per dirigenti, militanti e giornalisti. Solo negli ultimi anni, con la Lega di Salvini, quel punto simbolico era man mano scomparso dalle cronache nazionali.

Dalla provincia alla ribalta nazionale, il passo avviene tra gli anni Ottanta e Novanta, quando Bossi guida la nascita della Lega Lombarda e poi, nel 1989, della Lega Nord, aggregando diverse realtà autonomiste del Nord Italia, dal Piemonte di Gipo Farassino ai “duri” della Liga Veneta. Da quel momento il suo linguaggio diretto, spesso ruvido, e la capacità di intercettare il malcontento fiscale e istituzionale lo rendono uno dei leader più influenti del Paese.

Deputato, senatore, europarlamentare e più volte ministro, Bossi ha segnato profondamente il dibattito pubblico italiano, portando al centro temi come il federalismo, il rapporto tra Nord e Sud e la riforma dello Stato. Il soprannome “Senatùr”, nato dalla sua prima elezione al Senato nel 1987, è diventato negli anni un marchio politico e identitario.

Non sono mancati momenti difficili: dalla malattia che lo colpì nel 2004 alle vicende giudiziarie e politiche che ne hanno segnato l’ultima fase pubblica. Ma anche quando il suo ruolo si è progressivamente ridimensionato, il suo nome è rimasto indissolubilmente legato alla storia della Lega e, più in generale, alla trasformazione del sistema politico italiano.
Bossi “grande narratore del Nord”: la parabola del Senatur analizzata da una politologa polacca
Oggi, nei luoghi della sua vita – Cassano Magnago, Samarate, Gemonio – resta il segno concreto di una stagione politica che ha avuto nel Varesotto il suo epicentro.










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