Gaspare Morgione, il nostro maestro
Dino Azzalin presenta Oblò che è molto più di un libro postumo. È un ritratto corale e profondo di Morgione, maestro di giornalismo e umanità, capace di lasciare a Varese un’eredità fatta di talento, ironia, rigore e formazione
Oblò, il libro postumo su Gaspare Morgione (editore Pietro Macchione) non è solo un omaggio a un grande giornalista, ma anche una testimonianza storica che rende merito a un uomo venuto dall’Abruzzo capace di dare alla città di Varese un contributo straordinario di professionalità, umorismo, satira e ingegno, ma soprattutto di grande umanità.
Le storie raccolte con estrema sensibilità dalla moglie Agnese creano un affresco in cui ogni voce chiamata a testimoniare determina un bilancio professionale impressionante, condensato nel sommario dove sono elencate tutte le sue doti. Il corpus del libro è composto non solo da articoli, caricature, illustrazioni, vignette, filastrocche e recensioni, ma anche da collaborazioni, interviste, lettere e premi. Tutto si coagula intorno al ricordo finale di colleghi e amici, da cui emerge la vera statura dell’uomo.
Se quasi tutti concordano nel riconoscerlo come un “Maestro”, è il suo esempio nel formare giovani talenti a confermarlo. Ha ragione Michele Mancino quando scrive nella prefazione che per lui “la scrittura era come una scultura, ovvero più un levare che un mettere… una pulizia di pensiero che per il lettore si traduceva in chiarezza di lettura”. Di questa affermazione ho fatto esperienza diretta: quando, nel 1986, gli portai il primo articolo sul mio attraversamento del Sahara per la “Terza pagina” de La Prealpina, mi disse: “Lei è un chirurgo e di fronte a un tumore deve saper togliere il più possibile per ridare salute ai tessuti e salvare una vita”. Fu così che divenne il mentore ed editor del mio primo libro di narrativa, Diario d’Africa, il cui successo fu tale da renderlo un testo di riferimento nella letteratura di viaggio nelle Università.

Massimo Lodi ne traccia un ritratto degli inizi, quando da Lanciano arrivò a Bodio un nuovo maestro elementare, vincitore di un concorso a Varese. Erano gli anni Sessanta e apparve subito chiaro che il posto statale gli andava stretto; inviò così alla Prealpina, allora diretta da Mario Lodi, il racconto Io, maggio e i gatti. Nonostante le prime resistenze, il pezzo fu pubblicato. Iniziò così un sodalizio durato tutta la vita: alla fine degli anni Sessanta il direttore gli propose di diventare giornalista professionista, sfida che Gaspare accettò e onorò con serietà fino al pensionamento.
Anche Claudio Piovanelli ricorda con stupore una visita scolastica alle rotative della Prealpina, dove fu proprio Morgione a fare da Cicerone, raccomandando agli scolari l’importanza della sintassi e della grammatica di fronte al “mostro della stampa”. Quando vent’anni fa dovetti dare un titolo a un libro sulle eccellenze artistiche varesine, mi rivolsi a lui: nacque così Le Firme – Varese e il multiforme ingegno (Nem Editore, 2005).
Le numerose attestazioni d’affetto in appendice gli rendono onore: da Marco Giovannelli (VareseNews) a Fausto Bonoldi (La Varese Nascosta), dal compianto Maniglio Botti a Mauro della Porta Raffo, Paolo Rossi, Marco De Angelis, Fiorenzo Croci (Il Cavedio), Leonardo Tomassoni, Carlo Brusa, Mauro Gervasini. Ma su tutte spicca la definizione di Claudio Del Frate (Corriere della Sera), che paragona Gaspare Morgione e Pier Fausto Vedani a due grandi allenatori come Nils Liedholm e Arrigo Sacchi: una scuola di formazione e di vita impossibile da dimenticare. Due Maestri appunto.
L’articolo di Dino Azzalin è tratto da Rmf online che ringraziamo per la collaborazione.










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