Il restauro è un tesoro da 600 miliardi, ma mancano i giovani: l’allarme di LIUC e Confartigianato
Presentata a Roma la ricerca sulla tutela del patrimonio: l'Italia è leader mondiale, ma il settore soffre per l'invecchiamento degli addetti. Il ruolo chiave delle microimprese artigiane
Non è solo una questione di bellezza, ma un asset economico monumentale. Il mercato potenziale del restauro in Italia potrebbe superare i 600 miliardi di euro, considerando non solo i 3 milioni di beni già tutelati, ma l’immenso patrimonio storico diffuso ancora da mappare. Tuttavia, questo “motore di sviluppo” rischia di incepparsi per una cronica carenza di ricambio generazionale.
È quanto emerge dalla ricerca “Settore del restauro: evoluzione del mercato, struttura delle imprese e scenari evolutivi”, realizzata dalla LIUC Business School di Castellanza per conto di Confartigianato Imprese Restauro e presentata presso il Ministero della Cultura.
Un comparto di microimprese
L’indagine disegna il profilo di un settore strategico ma fragile, costituito quasi interamente da micro e piccole imprese artigiane. Nonostante le dimensioni ridotte, queste realtà rappresentano l’ossatura della conservazione italiana, coniugando un’altissima specializzazione tecnica con l’innovazione digitale.
Dopo anni di stasi, nel biennio 2023-2024 il mercato ha finalmente ripreso fiato superando la soglia di 1 miliardo di euro annuo, grazie alla spinta dei fondi PNRR e a un rinnovato interesse della committenza privata. Eppure, il grido d’allarme è chiaro: gli operatori sono “in sofferenza”.
Il nodo del ricambio generazionale
«Il restauro non è soltanto tutela del passato, ma investimento per il futuro», sottolinea Andrea Venegoni, responsabile scientifico della ricerca per la LIUC. Il problema principale resta l’invecchiamento degli addetti. Senza politiche mirate che favoriscano l’ingresso dei giovani e una formazione tecnica d’eccellenza, il rischio è di perdere competenze secolari.
Anche Paolo Gasparoli, varesino e presidente nazionale di Confartigianato Restauro, evidenzia la complessità della sfida: «C’è una carenza di dati certi sulle risorse in campo e un comparto che richiede supporto dagli enti regolatori per garantire la conservazione del patrimonio del Paese».
Le sfide verso il 2030
Per uscire dalla crisi, lo studio indica quattro leve fondamentali: Manutenzione programmata: passare dall’intervento d’urgenza alla cura costante; Crescita dimensionale: aiutare le microimprese a organizzarsi meglio; Formazione: potenziare l’offerta di scuole tecniche e artigianali; Sostenibilità e digitale: integrare le nuove tecnologie nei processi di recupero.
Il restauro si conferma dunque un ambito ad alta intensità di conoscenza: una “fabbrica” del valore sociale ed economico che attende ora una visione di lungo periodo per non disperdere la propria leadership mondiale.






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