Da mamma a fotografa della maternità e della nascita, la storia di Mady Marcu
La fotografa con studio a Varese si è raccontata a Chi l'avrebbe mai detto tra richieste strane dei genitori e formazione continua per migliorare il suo approccio con i bambini anche se l'esperienza non le manca
Catturare i primi giorni di vita, restituire bellezza ai cambiamenti del corpo, fermare il tempo prima che svanisca: è questo il cuore del lavoro di Madalina “Mady” Marcu, fotografa professionista con studio a Varese, intervistata nella trasmissione Chi l’avrebbe mai detto (dal lunedì al venerdì alle 18) su Radio Materia. Madre di quattro figli, Mady ha fatto della sua esperienza personale il motore di una fotografia che unisce competenza tecnica, empatia e grande attenzione alla sicurezza neonatale.
Il suo studio non è solo un set, ma un luogo di accoglienza e rispetto, in cui ogni fase della vita – dalla gravidanza alla riscoperta della propria femminilità – viene raccontata con delicatezza e consapevolezza.
La maternità come punto di partenza
«Tutto è nato dalla mia esperienza come madre» – racconta Madi Marco, durante l’intervista – «I miei figli mi hanno insegnato quanto i momenti passino in fretta e quanto sia importante conservarli con cura». È proprio questa consapevolezza a spingerla verso la fotografia newborn, una specializzazione delicata che richiede sensibilità, formazione tecnica e grande rispetto per il neonato.
La maternità le ha dato un “occhio diverso”, utile anche nella relazione con i genitori che spesso arrivano con ansie e paure. «Affidano i loro tesori più preziosi, e io cerco di rassicurarli, coinvolgendoli anche nel set, facendo in modo che siano presenti e sereni».
Un approccio tecnico ed empatico
Nel suo lavoro, la tecnica non è mai disgiunta dall’empatia. Madi si è formata per maneggiare i neonati in modo sicuro, evitando pose forzate e rispettando sempre i tempi dei piccoli. «Non sono bambole – sottolinea – ma esseri umani che comunicano già molto, se sappiamo ascoltarli».
Anche nella fotografia di gravidanza, la sua esperienza personale si traduce in uno sguardo empatico: «So cosa vuol dire non sentirsi in forma durante l’attesa. Per questo aiuto le future mamme a vedersi belle, usando luci, pose e tanta comprensione». Per Madi, la gravidanza è «potenza al femminile».
Riscoprire la femminilità nel Boudoir
Un altro fronte importante del suo lavoro è il genere Boudoir, una fotografia intima che celebra la femminilità e l’autostima. Qui la prospettiva femminile fa la differenza. «Molte donne vengono da me per ritrovare se stesse dopo un cambiamento, come una maternità. Io le accompagno a farlo, senza giudizio, con complicità».
La fotografia come memoria di famiglia
Dietro ogni servizio ci sono storie, richieste curiose e momenti irripetibili. Le mani dei genitori accanto a quelle del neonato, ad esempio, diventano un modo per rendere visibile la fragilità e la crescita. Ogni scatto è pensato per lasciare un segno nel tempo, per diventare memoria condivisa.
Lo studio di Varese è il cuore di questo lavoro: uno spazio creativo, sicuro, rispettoso, dove ogni persona – piccola o grande – viene accolta per quello che è.










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