Da Busto al Policlinico: il dr Tosi ha salvato Francesco con il trapianto dei polmoni

Davide Tosi è uno dei 4 chirurghi toracici che hanno salvato la vita a un diciottenne. Colpito dal coronavirus era ormai allo stremo dopo due mesi in terapia intensiva

Policlinico di milano

Sono rimasti 10 ore in sala operatoria. Vestiti con doppio camice, doppi guanti, sovrascarpe, mascherine e visiere. Per non correre il rischio di appannare le protezioni e non vederci bene hanno indossato caschi con una ventola interna.

Hanno lavorato con la massima precisione, stando attenti a non commettere il minimo errore e causare sanguinamento. Hanno sfidato la sorte, per salvare Francesco.

È il dottor Davide Tosi, di Busto Arsizio, a raccontare le fasi dello storico doppio trapianto di polmone avvenuto al Policlinico di Milano, su un paziente giovane, giovanissimo, 18 anni appena compiuti, in condizioni ormai disperate.

«È stata un’esperienza molto forte sia emotivamente sia professionalmente – ammette oggi il dottor Tosi –. Sapevamo che i rischi erano elevati per le complicanze. C’erano solo tre precedenti simili, realizzati tutti in Cina su pazienti adulti. Era un caso limite, ne eravamo consapevoli ma non c’era altra scelta».

Francesco si ammala all’improvviso il 2 marzo scorso. Un ragazzo pieno di salute, senza alcuna patologia pregressa, rimane vittima del Covid-19 e in 4 giorni viene ricoverato in terapia intensiva nella tensostruttura dell’Ospedale San Raffaele di Milano.
I medici fanno l’impossibile, ma Francesco continua a peggiorare.

Viene così intubato e attaccato alla macchina ECMO per la circolazione extracorporea. Ogni sforzo sembra inutile, così viene coinvolto l’equipe del professor Mario Nosetti della Chirurgia Toracica e Trapianti di Polmone del Policlinico di Milano che accetta di fare “il salto nel vuoto”.
« Il caso di Francesco diventa priorità nazionale il 30 aprile – ricorda il dottor Tosi –, noi viviamo in perenne attesa della chiamata e intanto mettiamo a punto ogni dettaglio, con il supporto del professor Jing-Yu Chen dell’ospedale di Wuxi in Cina».

Sono 4 gli specialisti della chirurgia toracica del Policlinico che iniziano a prepararsi: il Primario prof. Mario Nosotti, il prof. Lorenzo Rosso, il dottor Davide Tosi e il dottor Alessandro Palleschi.

Passano i giorni ma dal centro nazionale trapianti non arrivano novità. Intanto il ragazzo peggiora, il fisico si debilita.
Due settimane fa, si trova finalmente il donatore compatibile: «Era il momento di entrare in sala operatoria. Nonostante Francesco fosse ormai negativo al Covid, noi dovevamo proteggerci come se lavorassimo con un paziente positivo – racconta ancora il chirurgo –. Si costituisce la divisione delle aree sporche e di quelle pulite, tutto per lavorare in sicurezza. Dobbiamo indossare dei dispositivi che complicano la nostra mobilità, come il doppio paio di guanti che allenta la sensibilità, piuttosto che gli scafandri che amplificano gli sforzi. Sapevamo, dai nostri colleghi rianimatori, che si riesce a lavorare in quelle condizioni per al massimo 4 ore poi si deve staccare. Per questo, l’equipe per questo intervento è raddoppiata: al posto di due chirurghi, abbiamo lavorato in 4 alternandoci. C’era poi uno specializzando e il cardiochirurgo di supporto. Erano presenti gli anestesisti insieme ad altre figure sanitarie fondamentali».

Dieci ore di intervento con la concentrazione al massimo per non sbagliare il minimo passaggio. Dopo 12 ore, i medici hanno il primo segnale importante: «Al ragazzo viene scollegata la circolazione extracorporea. L’indicazione che il decorso sta procedendo bene. Oggi Francesco è sveglio, collaborativo con noi. Le prospettive sono buone e noi siamo molto ottimisti. Gli abbiamo chiesto come si sente e lui ci ha fatto capire che sta bene».

Il cammino verso la completa guarigione è ancora lungo e prevede impegnative sessioni di fisioterapia sia respiratoria sia funzionale, ma c’è entusiasmo: «Siamo stati i primi in Italia e credo anche in Europa, anche se in contemporanea con il grande centro di Vienna. È un importante traguardo raggiunto in vista anche di altri casi. Abbiamo visto che questo Covid può creare danni profondi ai polmoni. La reazione infiammatoria e riparativa che si sviluppa danneggia l’elasticità dei tessuti e ostacola l’interscambio di gas più negli alveoli. Purtroppo abbiamo visto fibrosi importanti a cui, però, sappiamo di poter dare una risposta».

Oggi è il tempo di tirare il fiato, godersi i risultati di tanta caparbietà ma anche professionalità e umanità. Al fianco di Francesco che continua il suo commino verso la guarigione.

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Pubblicato il 29 Maggio 2020
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