Dalle vecchie cartiere all’idrogeno verde. A Cairate nasce la Hydrogen Valley
Inaugurato il primo impianto nel comparto delle ex Vita Mayer e Vima. Undici milioni e mezzo dal PNRR, oltre 100 tonnellate di idrogeno rinnovabile all’anno e un progetto destinato a crescere. Istituzioni e imprese insieme per trasformare una ferita industriale della Valle Olona in un polo dell’energia pulita
Per mezzo secolo quei grandi edifici industriali lungo l’Olona hanno raccontato soprattutto una storia di abbandono. Da venerdì 9 ottobre provano a raccontarne un’altra. Nell’area delle ex Cartiere Vita Mayer e Vima è stata inaugurata H2Olona Hydrogen Valley, progetto che punta a trasformare 550mila metri quadrati tra Cairate e Lonate Ceppino in un nuovo polo dell’idrogeno verde, dell’energia rinnovabile e dell’innovazione industriale.
UN PRIMO IMPIANTO DA DUE MW
Il primo passo è già concreto, un impianto da 2 MW per produrre idrogeno attraverso l’elettrolisi, alimentato da un parco fotovoltaico da circa 4,5 MWp e affiancato da sistemi di compressione e stoccaggio. L’investimento è di 11,5 milioni di euro, interamente finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con i fondi del PNRR. A regime la produzione supererà le 100 tonnellate di idrogeno verde all’anno.
È SOLO L’INIZIO
Ma il messaggio arrivato dall’inaugurazione, patrocinata da Confindustria Varese e moderata dal giornalista Maurizio Melis, è che questo è soltanto l’inizio.
«Non è un punto di arrivo, ma il primo tassello», è stato sottolineato durante la mattinata. La sfida è creare attorno all’impianto una vera filiera industriale, mettendo in relazione produzione, imprese, trasporti e logistica e facendo dell’idrogeno uno degli strumenti per abbattere le emissioni senza perdere competitività manifatturiera. A sottolineare il valore anche simbolico della giornata è stata la sindaca di Cairate, visibilmente emozionata, Anna Pugliese. Accanto a lei il senatore Alessandro Alfieri, l’eurodeputata Isabella Tovaglieri, Raffaele Cattaneo sottosegretario di Regione Lombardia, il presidente della Provincia di Varese Marco Magrini e Stefano Gualandris in rappresentanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Sono arrivati inoltre i videomessaggi del ministro dell’economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e dal Mase quello della viceministra Vannia Gava, che ha indicato Cairate come la prima Hydrogen Valley lombarda e come esempio della strategia nazionale che punta a costruire una filiera dell’idrogeno rinnovabile.

IL RECUPERO DELLA EX CARTIERA
Il recupero dell’ex cartiera è stato uno dei temi centrali. Cattaneo ha ricordato di aver visto quell’area già dismessa quando frequentava il liceo, definendola una «ferita» rimasta aperta troppo a lungo. La Hydrogen Valley, ha spiegato, rappresenta la possibilità di tenere insieme la vocazione manifatturiera lombarda e le tecnologie della transizione energetica. Tovaglieri ha posto l’accento sulla necessità di coniugare sostenibilità ambientale, crescita e competitività, mentre Alfieri ha richiamato il ruolo delle istituzioni e l’importanza di promuovere progetti bipartizan: non soltanto finanziare, ma semplificare e velocizzare le procedure per chi decide di investire nelle nuove tecnologie. «Investimenti come questi sono replicabili e scalabili e vanno raccontati», ha osservato il senatore, ricordando come il PNRR avesse previsto di legare la transizione energetica proprio al recupero delle aree industriali dismesse. Per Marco Magrini il progetto può diventare anche un’occasione di nuova occupazione in una provincia che sta attraversando crisi industriali importanti. La Provincia, ha assicurato, sarà al fianco dei Comuni e delle imprese, anche nello sviluppo delle successive fasi.
LE SINERGIE
L’impianto inaugurato a Cairate è destinato a evolvere. Nei prossimi mesi è previsto un sistema di batterie per accumulare l’energia fotovoltaica e consentire di estendere progressivamente la produzione di idrogeno nell’arco delle 24 ore. Ancora più significativa è la sinergia con il vicino depuratore di Alfa. L’elettrolisi produce infatti non soltanto idrogeno ma anche ossigeno che potrà essere ceduto al depuratore e utilizzato nel trattamento delle acque reflue, con una riduzione stimata dei suoi consumi energetici di circa il 40 per cento.
Il progetto guarda già a un ulteriore salto, ovvero utilizzare i fanghi generati dalla depurazione per produrre nuovo idrogeno rinnovabile. L’obiettivo indicato è arrivare, attraverso questa seconda filiera, a circa 400 tonnellate l’anno. Un esempio di economia circolare nel quale ciò che rappresenta uno scarto per un impianto diventa materia prima per un altro.
NON SOLO ENERGIA
Non c’è però soltanto l’energia. Il masterplan dell’intero comparto prevede aree verdi, percorsi ciclopedonali, un Bike Park e spazi aperti alla comunità. La rigenerazione punta così a ricucire con il territorio un’area rimasta separata per decenni dalla vita dei paesi della Valle Olona. Il tema della sostenibilità economica è stato invece al centro della tavola rotonda con Maurizio Ragusa di Expand, Luigi Galdabini, presidente di Confindustria Varese, Stefania Crotta, direttore generale del Mase, Paolo Mazzucchelli di Alfa, Alessio Cogliati di Linde e Alberto Szakvary del settore data center.
Produrre idrogeno, è emerso dal confronto, non è sufficiente: occorre costruire contemporaneamente la domanda e individuare gli utilizzi nei quali questa tecnologia può già essere competitiva. È forse questa la vera scommessa che comincia dopo il taglio del nastro. Trasformare un impianto finanziato dal PNRR in un ecosistema industriale capace di camminare nel tempo, attirare nuovi investimenti e generare lavoro.










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