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Il tetto agli stranieri e la corresponsabilità educativa: “Non è una questione di percentuali”

La riflessione di Dafne Guida della cooperativa Stripes sposta lo sguardo dai numeri alle condizioni reali in cui crescono bambini e ragazzi

Dafne Guida

Il dibattito sul tetto alla presenza di alunni “stranieri” nelle classi riporta al centro il tema dell’inclusione scolastica. Ma può davvero una percentuale rispondere alle difficoltà che oggi attraversano la scuola? La riflessione di Dafne Guida (nella foto durante un convegno a Legnano), presidente della cooperativa Stripes, sposta lo sguardo dai numeri alle condizioni reali in cui crescono bambini e ragazzi, chiamando in causa risorse, disuguaglianze, rapporto con le famiglie e una responsabilità educativa che non può essere affidata soltanto alla scuola.

Mentre il dibattito si concentra su tetti, soglie e divieti, nelle scuole ci sono bambini e ragazzi che ascoltano, e famiglie che ogni mattina li accompagnano al cancello. Alcune di loro rischiano di sentirsi ancora di più ospiti tollerati, chiamati a dimostrare di meritare il proprio posto. Questo effetto culturale non è un danno collaterale: è già parte del problema.

Non si tratta di negare le difficoltà. Le conosciamo bene: classi con grandi distanze linguistiche, territori con alte concentrazioni di famiglie con background migratorio, insegnanti ed educatori lasciati spesso senza risorse, spazi, personale e competenze adeguate. Un’inclusione proclamata ma non sostenuta dagli strumenti necessari.

Proprio per questo non convince una risposta che riduce tutto alla nazionalità. Oggi il 30%, domani il 20%, ma i problemi restano. Il bambino che arriva a dieci anni senza conoscere la lingua ha bisogno di docenti preparati, sostegno linguistico, mediazione culturale e tempo educativo. La concentrazione di fragilità in alcune scuole chiama in causa la segregazione abitativa e le condizioni sociali dei territori. La fatica di dialogo tra famiglie e scuola richiede strumenti, occasioni e responsabilità reciproche. Problemi diversi, risposte diverse.

C’è una differenza profonda tra chiedere alla scuola di governare la complessità e attribuire la complessità alla presenza degli stranieri. Nel primo caso si chiede allo Stato di rafforzare la scuola; nel secondo si chiede alla scuola di ridurre ciò che, in realtà, è la materia stessa dell’educazione.

Le vere emergenze sono altre. Una generazione di adolescenti che fatica a immaginare il futuro, attraversata da ansia, solitudine e fragilità relazionali, mentre continuiamo a misurare i risultati più che il benessere. Un’organizzazione scolastica pensata per una società che non esiste più, con tempi e spazi rigidi e un lungo periodo estivo che amplifica le disuguaglianze. Un sottofinanziamento cronico e una professione educativa sempre meno riconosciuta, a cui si chiede di compensare tutto. Una crescente rincorsa alle certificazioni, quando nessuna sigla, da sola, costruisce appartenenza.

E soprattutto una frattura raramente nominata: quella tra istruzione ed educazione, tra ciò che accade dentro la scuola e ciò che accade fuori. La crescita di bambini e ragazzi dipende da un ecosistema fatto di famiglie, comunità, associazioni, sport, cultura e relazioni. Quando questi mondi non dialogano, la scuola resta sola a reggere responsabilità che non può sostenere da sola. È qui che la corresponsabilità pedagogica smette di essere un principio e diventa una scelta politica.

La domanda allora non è quale sia il giusto mix in una classe, ma se crediamo ancora che la scuola possa cambiare il destino delle persone: un luogo dove si imparano le discipline e, insieme, il rispetto, l’ascolto, la capacità di stare nel conflitto e di costruire legami con chi è diverso da noi.

I numeri possono essere un punto di partenza, ma diventano un pessimo approdo quando nascondono le domande più difficili. E quelle domande non riguardano chi siede accanto ai nostri figli, ma la scuola che vogliamo costruire e il futuro educativo che siamo disposti ad assumere come responsabilità collettiva.

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Pubblicato il 28 Settembre 2026
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