Il monoblocco del vecchio ospedale non sarà recuperato. Guizzetti: “Costa come costruirne uno nuovo”
. L'edificio che un tempo accoglieva il pronto soccorso resterà ancora per anni sospeso tra memoria e futuro. La strategia dell'ASST è quella di concentrare gli investimenti sugli edifici che possono essere recuperati in modo sostenibile
Il monoblocco del vecchio Ospedale di Legnano, che un tempo accoglieva il pronto soccorso, non sarà recuperato. Non è certamente una novità: dell’ipotesi di un suo abbattimento si parla ormai da anni, poiché la riqualificazione dell’edificio avrebbe costi paragonabili a quelli necessari per costruire un nuovo ospedale. A confermarlo in questi giorni è Giovanni Guido Guizzetti, direttore socio sanitario dell’ASST Ovest Milanese, che, a margine dell’inaugurazione della nuova Casa di Comunità di Busto Garolfo, ha tracciato un bilancio dello sviluppo della sanità territoriale e delineato il futuro dell’area di via Candiani. «Per il monoblocco non vediamo futuro, ma puntiamo, nel tempo, a riqualificare altre palazzine».
Dunque, a oggi nel vecchio Ospedale di Legnano si trova la Casa di Comunità, il PUA, il COT e di recente è stato attivato il quarto Ospedale di Comunità dell’ASST, ricavato nell’ex Maternità e realizzato grazie ai fondi del PNRR. In generale i servizi hanno preso spazio nell’area più storica. La strategia dell’ASST è infatti quella di concentrare gli investimenti sugli edifici che possono essere recuperati in modo sostenibile, evitando di destinare risorse a strutture definite «ormai irrecuperabili». Così, nel rispetto della Riforma Sanità, negli ultimi anni sono già stati riqualificati gli edifici dell’ex Infettivologia, dell’ex Portineria, dell’ex Psichiatria e, da ultimo, dell’ex Maternità. Un percorso che, secondo l’ASST, non è destinato a fermarsi. «Abbiamo già ottenuto un primo assenso da parte di Regione Lombardia su ulteriori progetti di recupero di altre palazzine, individuate come finanziabili nei prossimi anni – spiega Guizzetti -. L’obiettivo è continuare a valorizzare il patrimonio esistente e ampliare gli spazi destinati alle attività sanitarie».
Diversa, invece, la situazione del monoblocco il grande escluso del compendio sanitario di via Candiani. L‘edificio che un tempo accoglieva il pronto soccorso resterà ancora per anni sospeso tra memoria e futuro. I suoi spazi interni sono rimasti con tracce delle attività in essere sino al 2010, anno in cui l’ospedale venne trasferito in via Papa Giovanni Paolo II. «Purtroppo ci sono immobili che presentano un livello di degrado e caratteristiche strutturali tali da rendere il recupero non conveniente – spiega il direttore socio sanitario -. Nel caso del monoblocco, solo per adeguarlo agli standard sanitari attuali bisognerebbe rifare completamente tutti gli impianti. Su una metratura così estesa, in termini economici, arriva a costare meno costruire un ospedale nuovo».










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