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Zeman, il Napoli e la marcatura su Messi: Matteo Contini protagonista a “Figli di un gol Minore”

Il difensore originario di Gemonio si racconta in una puntata speciale del podcast di VareseNews e Radio Materia. Dagli inizi al Verbano, poi gli anni tra Serie C e Serie B e il salto in alto con Parma e Napoli, fino alla Liga. Ma anche da allenatore i successi non sono mancati


Per una decina di anni “Figli di un gol minore” è stata una rubrica di VareseNews che ha raccontato le storie più belle e affascinanti del calcio dilettantistico (guarda qui). Ora è anche un podcast con le voci dei protagonisti oppure potete ascoltarlo ogni giorno alle 12 su www.radiomateria.it.

Dai grandi ex calciatori prestati alle categorie inferiori alle grandi-piccole imprese nate sui campi di provincia, fino ad avventure in giro per il mondo, anche a Vanuatu. Oggi, grazie alla nascita di Radio Materia – la webradio di VareseNews, questa rubrica si evolve e diventa podcast. Una serie di interviste con i protagonisti del calcio “pane e salame”. La nuova puntata puoi ascoltarla ogni mercoledì alle 12 su www.radiomateria.it e su tutte le piattaforme di streaming audio.

Dalle sfide in famiglia al Trofeo di Viareggio con il Milan

La carriera di Matteo Contini inizia con una scena che sembra uscita da un film neorealista: una partita ufficiale tra pulcini dove, da difensore centrale, si ritrova a dover marcare stretto suo fratello maggiore, attaccante del Verbano. È l’inizio di un percorso che lo porterà lontano da Gavirate e Gemonio, dritto nel cuore del vivaio del Milan di Berlusconi. Sotto la guida di un maestro della difesa come Mauro Tassotti, Contini vince lo storico Torneo di Viareggio in una squadra di talenti cristallini, rubando con l’occhio i segreti del mestiere a campioni che avrebbero scritto la storia del calcio. Quegli anni in rossonero non sono stati solo una scuola tecnica, ma una lezione di vita e di disciplina che Matteo ha portato con sé in ogni spogliatoio, trasformando i consigli dei “grandi” nella corazza necessaria per affrontare il calcio dei professionisti.

La “scuola della strada” tra Livorno, l’Aquila e il dogma di Zeman

Il passaggio al calcio “vero” è un viaggio intenso attraverso le piazze più calde d’Italia. Dall’impatto elettrizzante di Livorno — dove il boato dei quindicimila alla presentazione e la tensione di un derby con il Pisa lo hanno battezzato al grande pubblico — fino alla durissima esperienza dell’Aquila. In Abruzzo, tra stipendi che non arrivavano e trasferte fatte in autostop per mancanza di benzina, Contini ha forgiato il suo carattere, salvando la categoria in condizioni umane e sportive proibitive. Ma è l’incontro con Zdeněk Zeman ad Avellino a segnare una svolta tattica e atletica: una stagione di fatica estrema e divertimento puro, dove il difensore si riscopriva attaccante nelle esercitazioni del boemo, imparando a non temere nessuno e a correre fino a non sentire più i polmoni, una preparazione che lo avrebbe reso pronto per il salto definitivo verso l’Olimpo della Serie A.

L’esordio da sogno a San Siro e il duello con Messi

Il destino di Contini in Serie A si compie in un’estate rocambolesca, passando da un contratto quasi firmato a Cesena alla chiamata del Parma di Arrigo Sacchi. L’esordio è di quelli che tolgono il fiato: a San Siro contro l’Inter di Adriano e Vieri. Nonostante una notte insonne per la tensione e i crampi che lo hanno letteralmente paralizzato dopo un’ora di battaglia contro la forza sovrumana dell’Imperatore, Matteo ne esce da vincitore morale, diventando un pilastro dei ducali e guadagnandosi poi la chiamata del Napoli nel primo anno del ritorno in massima serie. L’affetto viscerale di Castel Volturno e le coreografie travolgenti del San Paolo, dove il coinvolgimento della città lo faceva sentire “di loro proprietà”, hanno fatto da preludio alla sua avventura spagnola a Saragozza. Qui, Contini si è trovato faccia a faccia con la storia, marcando alieni come Cristiano Ronaldo e un Leo Messi in versione “videogioco”, uscendone con l’orgoglio di chi, partito dai campi di fango della provincia, è riuscito ad accompagnare il più forte di tutti senza mai abbassare lo sguardo.

L’esperienza in Spagna rappresenta il culmine di una maturità sportiva raggiunta attraverso la fatica e la capacità di adattamento. Arrivato a Saragozza dopo un viaggio notturno infinito e visite mediche all’alba senza aver chiuso occhio, Matteo ha bagnato il debutto con un gol immediato, calandosi subito in una realtà dove il calcio era tecnica pura e velocità d’esecuzione. Marcare Messi significava vivere novanta minuti di apnea costante: Contini ricorda ancora la sensazione di avere le gambe piene dopo soli due minuti della ripresa, sfiancato dai raddoppi necessari per contenere un giocatore capace di far passare il pallone in dieci centimetri di spazio. Eppure, in quel contesto stellare fatto di Dani Alves, Ibrahimovic e Iniesta, il difensore varesino non ha sfigurato, portando con sé quella “testa” e quella garra imparate nelle serie minori italiane. Affrontare i migliori al mondo non era motivo di rabbia, ma una sfida da giocare a viso aperto, la prova definitiva che con la giusta mentalità un ragazzo di Gemonio poteva stare sullo stesso poster del fuoriclasse di Rosario.

Anche questo, un esempio perfetto di cosa vuole dire essere “Figli di un gol minore”. E anche qualcosa in più, per una puntata speciale. 

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Pubblicato il 05 Aprile 2026
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