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Affrontare i conflitti è un’occasione di crescita: ecco come insegnare ai figli a litigare bene

Si è svolta in Famiglia Legnanese la seconda lezione della Scuola Genitori di Legnano. La pedagogista Laura Beltrami ha approfondito il tema del conflitto, illustrando il metodo maieutico del “litigare bene”

Generico 16 Feb 2026

Non c’è relazione che non porti con sé anche un conflitto. Parte da questo presupposto la seconda lezione della Scuola Genitori di Legnano, che ha riportato tra i banchi della Famiglia Legnanese (ente promotore insieme a Rotary Castellanza e Lions Legnano Host) mamme, papà ed educatori, nell’ambito di un percorso cittadino dedicato all’attenzione agli aspetti educativi nella comunità.

Dopo l’apertura affidata al professor Daniele Novara, fondatore del C.P.P. (Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti), è stata la pedagogista Laura Beltrami ad approfondire il tema del conflitto, illustrando il metodo maieutico del “litigare bene” ideato 13 anni fa proprio da Novara. Un approccio che non considera il conflitto un incidente di percorso o un imprevisto, ma una vera e propria struttura relazionale e di apprendimento.

Generico 16 Feb 2026

Il punto di partenza è chiaro: il conflitto non ha a che fare con la violenza, seppure comunemente venga associato alla guerra, ed evitare il conflitto non aiuta a crescere. Al contrario, è imparando ad attraversarlo che bambini e ragazzi sviluppano competenze fondamentali per la vita adulta. Naturalmente con modalità diverse in base all’età: nei più piccoli il conflitto nasce spesso dal possesso di un oggetto o dalla fatica di condividere; crescendo diventa confronto di idee, di regole e di identità all’interno del gruppo. In ogni fase, però, il conflitto – ha rimarcato la pedagogista – può «rappresentare un’occasione educativa preziosa». «Più una persona è in grado di gestire i conflitti – ha sottolineato – minore è la probabilità che ricorra a comportamenti violenti: i bulli non sanno litigare».

Durante la serata la formatrice ha offerto alcuni strumenti pratici. «Il primo – ha spiegato Beltrami – è quello di fare un “passo indietro”: non cercare il colpevole». Nei litigi tra bambini è infatti difficile individuare una responsabilità univoca e l’intervento del “grande”, chiamato a fare da giudice, rischia di aumentare la percezione di gravità di un problema che spesso è banale, a volte parte del gioco. «Inoltre, – ha rimarcato la relatrice – se il litigio diventa un modo per ottenere attenzione, più l’adulto interviene in modo direttivo, più rischia di rinforzarlo».

“Non imporre la soluzione”

Secondo passaggio: non imporre la soluzione. «La paura che il conflitto degeneri ci porta, come genitori ed educatori, a intervenire con frasi come “Smettetela”, “Fate la pace”, “Datevi la mano”», ha domandato Beltrami, trovando il consenso dei genitori in sala. «Ma questa – ha poi spiegato – è una soluzione calata dall’alto: non è realmente sostenibile nella relazione tra i bambini e non insegna loro a gestire la divergenza e le diversità».

Il passo avanti consiste invece nel favorire la versione reciproca del litigio e poi l’accordo creato da loro stessi. Tutte le ragioni espresse vengono in questo modo riconosciute come legittime: «Ciascuno può raccontare la propria versione dei fatti. È in questo spazio di parola che può nascere spontaneamente un accordo, con l’adulto nel ruolo di facilitatore e non di giudice».

L’angolo del litigio

Generico 16 Feb 2026

Tra gli strumenti concreti suggeriti ai genitori e agli insegnanti c’è anche l’“angolo del litigio”: uno spazio fisico dedicato alla risoluzione del conflitto, che può essere organizzato sia in classe sia in famiglia. Molte le scuole dell’infanzia e primarie che lo hanno già adottato. I due bambini coinvolti si siedono uno di fronte all’altro e, tenendo a turno un oggetto in mano – che diventa simbolicamente il “diritto di parola” – espongono il proprio punto di vista, mentre l’altro ascolta senza interrompere. Solo dopo aver parlato entrambi si cerca insieme una soluzione. Un dispositivo semplice, ma efficace, perché aiuta a rallentare l’impulsività, a dare forma alle emozioni e a trasformare lo scontro in confronto: «È un metodo che richiede fatica – ha spiegato Beltrami – ma con il tempo aiuta i bambini ad autoregolarsi, imparando a gestire i conflitti. Capita anche che siano poi loro a insegnare agli amici a seguire lo stesso metodo».  Tante le domande poste dal pubblico per chiedere consigli e portare all’attenzione della pedagogista le difficoltà che si affrontano quotidianamente in famiglia.

La prossima lezione

Il 30 marzo, in Sala Giare a Villa Jucker “La gestione dell’ansia nei bambini e nei ragazzi”, tenuto dalla pedagogista e formatrice Maria Teresa Pepe, durante il quale, partendo dalle situazioni scolastiche e dalle relazioni con i pari, verranno dati suggerimenti pratici su come restituire all’infanzia e all’adolescenza esperienze concrete ed educative di benessere.

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Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 17 Febbraio 2026
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