Il reporter di guerra Luca Steinmann a Cerro Maggiore per la rassegna “Voci del nostro tempo”
Steinmann racconta le esperienze vissute nel suo ultimo libro, intitolato "Vite al Fronte", presentato durante la serata organizzata dalla Famiglia Cerrese
Luca Steinmann, giornalista, reporter e docente universitario italo- svizzero, inviato di guerra e analista geopolitico, ospite nei giorni scorsi della rassegna “Voci del nostro tempo – Dialoghi tra vita, scrittura e realtà” organizzata dalla Famiglia Cerrese con il patrocinio del Comune di Cerro Maggiore.
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Negli ultimi 10 anni Steinmann ha vissuto come giornalista guerre in tutti gli angoli del pianeta: la guerra russo-ucraina, dove è stato tra i pochissimi giornalisti a seguire le truppe russe durante i combattimenti, il conflitto israelo-palestinese, le guerre in Libano e Siria e quella nel Nagorno Karabakh. Di queste sue esperienze racconta nel suo ultimo libro, intitolato “Vite al Fronte”, presentato durante la serata.

Il pubblico «ha vissuto, attraverso il suo racconto, le esperienze vissute nei vari teatri di guerra in cui ha lavorato – spiegano dalla Famiglia Cerrese -. Dopo essere stato aggregato ai militari russi, al confine del Donbass occupato, viene arrestato ed espulso con divieto di tornare in Russia per cinque anni. Come freelance ha potuto muoversi all’interno dei vari teatri di guerra, conoscere e vivere esperienze viste da entrambi lati dei combattenti libero da interpretazioni di linee editoriali predefinite. Particolarmente toccante la sua esperienza in Siria e nei territori limitrofi, che da molti anni non trovano pace e generano una enorme quantità di flussi migratori tra i vari stati e territori che passano di mano non appena i movimenti geopolitici internazionali, per la massima parte gestiti dalle superpotenze, ne indirizzano la sorte».
«La frase che “la prima vittima delle guerre è la verità” viene fatta sua con cognizione di causa – aggiungono gli organizzatori -; si aggiunge la amara constatazione che nei giochi delle superpotenze non esiste un “cattivo” ma solo “il nostro” o il “loro” cattivo – la sua espressione originale è un po’ più colorita -: questo fa la differenza nelle posizioni che le superpotenze tengono, “il loro cattivo” si combatte, ma quando diventa “il nostro cattivo” si sostiene. Nei giochi di geopolitica si constata nuovamente la irrilevanza della Europa sia nel campo diplomatico che militare per una mancanza di unità di intenti e di rappresentanza. Anche le tecniche militari sono in costante evoluzione, la guerra con i droni ha portato dei cambiamenti ancora più preoccupanti per la definizione dei rapporti di forza. Una serata che informa ma apre molti altri interrogativi: contiamo di rivedere Luca tra un anno con nuove esperienze da raccontare».













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