Aggressioni verbali al Pronto Soccorso di Magenta: la testimonianza di un lettore
11 Febbraio 2026
Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da un nostro lettore in merito a un episodio avvenuto al Pronto Soccorso di Magenta nella giornata di sabato 7 febbraio.
Scrivo per segnalare e denunciare pubblicamente quanto ho assistito al Pronto Soccorso di Magenta nella giornata di sabato 7 febbraio.
Un uomo ha accompagnato una bambina per un dolore a un dito. Una volta appreso che non poteva essere formalmente responsabile della minore perché privo di delega, ha iniziato a urlare e a inveire contro il personale sanitario: prima contestando i tempi di attesa, poi aggredendo verbalmente l’ortopedico che, correttamente e nel rispetto delle regole, ha rifiutato di procedere invitandolo a rientrare con il genitore autorizzato.
L’episodio, già di per sé grave, non si è concluso lì. Dopo diverso tempo è arrivata la madre della bambina che, invece di riportare calma e senso di responsabilità, ha ripreso ad attaccare il personale del pronto soccorso con toni aggressivi, offensivi e del tutto inaccettabili.
Ho assistito a una scena che non ha nulla a che vedere con un diritto alla salute violato, ma tutto a che vedere con una profonda mancanza di civiltà, di rispetto delle regole e di considerazione per chi lavora ogni giorno in condizioni già estreme.
I nostri pronto soccorso sono al collasso: personale ridotto, carichi di lavoro insostenibili, aggressioni verbali (e spesso fisiche) sempre più frequenti. In questo contesto, comportamenti come quelli descritti non sono “sfoghi comprensibili”, ma un ulteriore fattore di degrado che rende il sistema ancora più fragile e ingiusto, soprattutto verso chi attende in silenzio e verso chi cura.
È ora di dirlo con chiarezza: il diritto all’assistenza sanitaria non può essere usato come alibi per giustificare arroganza, violenza verbale e disprezzo delle regole. Difendere il servizio pubblico significa anche difendere chi lo rende possibile, pretendendo responsabilità e rispetto da parte dei cittadini.
Spero che questa testimonianza trovi spazio, non per alimentare polemiche, ma per accendere un riflettore su una deriva che sta diventando quotidiana e che non possiamo più normalizzare.
Stefano


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