Sanità, Astuti (Pd): “Liste d’attesa infinite, i lombardi costretti a pagare per curarsi”
L'opposizione manifesta sotto Palazzo Pirelli: «Bocciate tutte le nostre proposte». Denunciata una spesa "out of pocket" di 11 miliardi di euro nel 2025
Il Consiglio regionale della Lombardia si infiamma sul tema della sanità pubblica. Durante una seduta straordinaria dedicata al settore, le forze di opposizione hanno presentato un ordine del giorno per chiedere un cambio di rotta strutturale, documento che è stato però bocciato dalla maggioranza di centrodestra.
La giornata si è aperta con un presidio simbolico sotto Palazzo Pirelli, dove i consiglieri di minoranza si sono schierati dietro lo striscione: “Vuoi farti curare? Paga! Basta con il ricatto della destra”.
Il consigliere regionale varesino Samuele Astuti (Pd) ha duramente criticato l’atteggiamento della Giunta: «Ancora una volta la destra ha fatto spallucce, sostenendo che va tutto bene, ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: i tempi di attesa sono lunghissimi e spingono le persone a pagare di tasca propria per non rinunciare alle cure».
Secondo i dati citati da Astuti, la situazione nel 2025 ha raggiunto livelli critici: «I lombardi hanno speso circa 11 miliardi di euro di tasca propria per accedere alle prestazioni sanitarie. Non è una scelta, è una condizione inaccettabile che nega nei fatti il diritto alla salute».
Le proposte dell’opposizione: CUP unico e stop alla burocrazia
Nel documento bocciato, le opposizioni chiedevano interventi immediati su tre fronti: liste d’attesa con l’attivazione reale del Centro Unico di Prenotazione (CUP) e una revisione del rapporto con il privato accreditato, con un maggiore controllo pubblico; sanità territoriale, con investimenti concreti nelle Case di Comunità e supporto ai medici di medicina generale, definiti “schiacciati dalla burocrazia”; personale, con nuove assunzioni e valorizzazione di medici e infermieri per alleggerire carichi di lavoro definiti “insostenibili”.
Il rischio di una sanità a due velocità
Astuti ha infine puntato il dito contro le recenti delibere regionali su fondi integrativi e intramoenia: «Si sta costruendo un sistema a due pilastri, con cittadini di serie A e di serie B. La sanità privata non è per tutti. Avevamo chiesto alla Regione di fare pressione sul Governo per aumentare la spesa sanitaria in rapporto al PIL, ma anche questa richiesta è stata rispedita al mittente».
«Continueremo a batterci – ha concluso il consigliere dem – perché curarsi non diventi un privilegio per pochi».






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