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Moni Ovadia a Legnano: “Fermiamo il genocidio di Gaza o sarà la morte dell’umanità”

L'attore, scrittore e cantante ebreo ha ricostruito la storia del sionismo e del conflitto israelo-palestinese, sollecitando il pubblico a non restare in silenzio e a batterso per una Palestina finalmente libera

Moni Ovadia

«Se il genocidio di Gaza sarà portato a compimento, morirà anche l’umanità». Moni Ovadia è un fiume in piena. Invitato al Castello di Legnano a parlare di pace in una serata organizzata dal gruppo locale di Emergency, l’attore, scrittore e cantante ebreo ha ricostruito la storia del sionismo e del conflitto israelo-palestinese, sollecitando il pubblico a non restare in silenzio e a battersi per una Palestina finalmente libera.

Davanti a un pubblico numeroso, Ovadia non ha usato mezzi termini: «Io sono un ebreo dichiaratamente anti-sionista. Il sionismo è un’ideologia colonialista, razzista, segregazionista, criminale e inevitabilmente genocidaria. Lo è dalla sua origine».

Ovadia ha quindi ripercorso l’origine del movimento sionista, partendo dal caso Dreyfus nella Francia di fine Ottocento: «La maggior parte degli ebrei che fuggivano dall’antisemitismo – ha ricordato – emigrò in Europa occidentale o nelle Americhe, solo una piccola minoranza si lasciò attrarre dall’idea di uno Stato ebraico in Palestina». Con la dichiarazione Balfour del 1917 e le manovre dell’impero britannico, «i sionisti iniziarono a rivendicare la Palestina senza mai chiedere nulla al popolo che già ci viveva».

Lo scrittore ha definito «un fatto compiuto contro ogni diritto internazionale» la proclamazione dello Stato di Israele nel 1948: «Non hanno mai dichiarato i confini, perché volevano tenersi le mani libere per occupare altra terra. La Nakba significò l’espulsione di 750mila palestinesi e la distruzione di centinaia di villaggi». E ha aggiunto: «Chi lotta per liberare la propria terra non è un terrorista, è un patriota o un partigiano».

Anche sul 7 ottobre Ovadia è stato netto, ribadendo una posizione per cui è stato ampiamente criticato: «La rivolta di Gaza è stata perfettamente legittima, è un principio riconosciuto dalle Nazioni Unite. Se durante quella rivolta sono stati commessi reati vanno indagati e giudicati da un tribunale, ma non si risponde con uno sterminio: dobbiamo iniziare a prendere coscienza e dobbiamo combattere, combattere e partecipare, altrimenti saremo tutti complici di questo genocidio».

«Bisogna ridiscendere agli inferi per svegliarsi dal torpore che ci rende complici di un genocidio», ha poi detto lo scrittore e studioso di Dante Gianni Vacchelli, che durante la serata ha letto poesie e testi di scrittori israeliani.

L’attivista Chantal Antonizzi ha quindi invitato a informarsi e firmare gli appelli di Amnesty, chiedendo lo stop alla vendita di armi: «L’Italia è il terzo Paese in Europa per la vendita di armi a Israele». Mentre l’attore Paolo Scheriani ha proposto l’idea di «scrivere lettere da Legnano ai palestinesi per dare voce a un messaggio compatto di solidarietà»

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Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 16 Settembre 2025
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