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Mercatone Uno: i nuovi commissari rinnovano la cassa integrazione

I nuovi commissari straordinari che seguiranno procedura fallimentare di Shernon Holding - società che nel 2015 acquisto i 55 punti vendita di Mercatone Uno - hanno rinnovato la cassa integrazione per i 1800 lavoratori. Nel contempo l'Inps ha emanato una circolare operativa per la copertura immediata attraverso il fondo di garanzia del Tfr.  

Ad annunciare la buona notizia il deputato legnanese Riccardo Olgiati: «I tre commissaridott. Giuseppe Farchione, l’avvocato Luca Gratteri e il dott. Antonio Cattaneo, come primo atto della loro gestione - spiega il deputato -. hanno rinnovato la cassa integrazione riattivando l’esercizio provvisorio e dando  un minimo di respiro e serenità ai dipendenti per pensare al proprio futuro». 

    Nei prossimi giorni arriveranno buone notizie anche per fornitori e clienti. «Parallelamente abbiamo lavorato anche per i tanti fornitori - afferma Olgiati -, anch’essi fortemente penalizzati da mesi di fatture non pagate, e con un emendamento al DL Crescita, che proprio nei prossimi giorni sarà approvato definitivamente, abbiamo ampliato la platea dei beneficiari del Fondo per le vittime di mancati pagamenti anche al caso specifico, tutelando le imprese che sono state danneggiate dalla crisi dell'azienda. Circa 10.000 lavoratori dell'indotto che, come i lavoratori e le loro famiglie, pagano la scellerata gestione dell'ex Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda». 

I reati commessi dai debitori includeranno la bancarotta fraudolenta e il ricorso abusivo al credito: «In questo modo tutte le aziende dell'indotto, che erano in attesa di pagamenti, potranno accedere ai fondi che sono estesi anche ai professionisti - afferma sempre Olgiati -. Il passo successivo sarà ancora più importante, cioè quello di attivarsi per la ricerca di nuovi investitori solidi che possano garantire la continuità ed il rilancio della società. Anche il punto vendita di Legnano ed i suoi 34 dipendenti hanno subito le conseguenze dell’operazione che il Ministro Calenda ha condotto in porto nel 2018, anticamera di un fallimento decretato dal tribunale di Milano a fine maggio 2019, che avrebbe potuto essere evitato».

«Con un rapido controllo su internet ci si sarebbe accorti di come una società, che si spacciava per multinazionale con sede a Malta in un normale appartamento di famiglia - conclude Olgiati -, non aveva nessuna credibilità per rilevare un marchio così importante e prestigioso, ed infatti è riuscita ad accumulare debiti per quasi 100 milioni in 8 mesi di gestione ed oggi è indagata per bancarotta fraudolenta. Insomma una società fantasma che ha portato al disastro un marchio che già negli anni precedenti non navigava in ottime acque. L’ennesima tragica situazione, ereditata da un Governo che ha reso il precariato una filosofia di vita e che ci vede impegnati a dover trovare soluzioni a disastri già annunciati».

(Gea Somazzi)