Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità, se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Legnanonews tra le "materie" della Maturità

Una novità della maturità 2019 è consistita in una relazione in ambito di alternanza scuola-lavoro. Lo studente, durante l'orale, ha dovuto illustrarla, attraverso una specie di tesina.
Di seguito, ecco il progetto presentato da Andrea Belvisi, maturando del Liceo Galilei, che ha iniziato la sua esprienza a Legnanonews nel 2017 ed oggi è un collaboratore per il calcio lilla, che segue ogni domenica firmando la seguitissima diretta testuale delle partite


RELAZIONE ALTERNANZA SCUOLA/LAVORO

Durante il terzo ed il quarto anno di corso al liceo, come tutti gli studenti della mia classe e dell’istituto, ho dovuto affrontare un percorso di alternanza scuola/lavoro. Grazie alla disponibilità dell’ente ospitante e dei docenti, sono riuscito a lavorare per la testata giornalistica online cittadina “LegnanoNews”.

La prima motivazione è stata la mia voglia di lavorare ad un qualcosa di serio ed attivo: ero cosciente dei rischi che occorrono nei vari percorsi di alternanza scuola/lavoro, che vengono a volte ridotti a semplici attività poco stimolanti o addirittura, in alcuni casi, all’inattività. Sapevo che ciò non sarebbe potuto accadere nell’ambito del giornalismo, luogo in cui debbono essere prodotti sempre nuovi articoli, notizie, speciali ed in cui avrei potuto sviluppare nuove abilità e conoscenze utili.

La seconda ragione risale invece alle mie attitudini: amo scrivere, ma la mia attività di scrittore si era per ora limitate alle forme scolastiche del tema e, in alcuni casi, a quelle ludiche e più personali della poesia. L’idea di sperimentarmi con le forme più dinamiche e dirette dell’articolo mi eccitava e mi sembrava una sfida più che interessante.

Il mio forte intento di intraprendere il percorso ha trovato ulteriore conferma nel primo incontro, ben precedente all’inizio di esso, con Marco Tajè, direttore della testata. Tajè mi ha rassicurato sul fatto che sarei stato “impiegato” direttamente al massimo delle mie potenzialità e che, elemento insolito in tali attività, sarei stato trattato assolutamente alla pari: fin da subito il “lei” avrebbe lasciato il posto al “tu”, poiché così ci si rivolge tra colleghi. Inoltre mi ha spiegato come, nonostante ovviamente non avessi nessun tesserino da giornalista o esperienza sul campo, per 15 giorni sarei stato un membro della redazione a tutti gli effetti.  

L’ulteriore conferma della bontà della mia scelta iniziale si trova nel fatto che l’anno seguente ho manifestato la mia volontà di compiere il percorso di alternanza ancora nella redazione di Legnanonews. Volontà che ha trovato il consenso della scuola che mi ha permesso di lavorare di nuovo per due settimane nella testata online cittadina.

Legnanonews è diretto da Marco Tajè. La redazione del giornale è composta da 6 giornalisti iscritti all’albo dei pubblicisti, un fotografo e due videomaker.

La parte tecnica è curata da una software house (WOM s.r.l.), responsabile della gestione grafica e del server.

PROCESSO LAVORATIVO

L’attività dei giornalisti di un giornale online come Legnanonews è suddivisa nettamente in due componenti: il lavoro redazionale e quello che invece si potrebbe definire “sul campo”.

1-Lavoro redazionale: questa parte dell’attività è quella che si compie completamente alla scrivania e davanti al computer. Esiste una mail (info@legnanonews.com) che può essere utilizzata da chiunque per rivolgersi alla redazione del giornale: i messaggi che arrivano all’indirizzo di posta elettronica sono infatti molteplici e vari, possono riguardare i più vasti e vari campi di interesse ed essere inviati dalle più diverse associazioni o enti.

 I membri della redazione non si occupano tutti degli stessi argomenti in egual modo, ma ci sono delle differenze che portano i giornalisti ad avere corsie preferenziali riguardo una materia che si è precedentemente pattuita. Dunque, grazie ai segnali messi a disposizione dallo strumento elettronico (nella fattispecie l’applicazione Gmail.com), ogni giornalista si ritrova ad avere una serie di email di cui occuparsi.

Le mail, come facile intuire, contengono per lo più richieste di pubblicazione di volantini, eventi, brevi notizie o anche aggiornamenti sull’attività dell’ente mittente il messaggio. Il giornalista deputato ad occuparsi della mail deve valutare la richiesta del mittente, decidendo se la pubblicazione sia opportuna o meno: durante questa operazione il consiglio dei colleghi e del direttore è spesso richiesto, così da avere un accordo comune sul tema.

Conclusa questa fase iniziale si passa alla vera e propria stesura dell’articolo, che prevede anche la necessità di dare un titolo appropriato e di collocarlo nella giusta sezione (eventi, sport, politica ecc). A questo segue l’inserimento nell’articolo di eventuali immagini, locandine o simili che spesso vengono allegate al testo della mail originale. Infine, dopo un controllo finale della correttezza sintattica e grammaticale, giunge l’ultimissima fase: la pubblicazione in rete.

2-Lavoro “sul campo”: questa tipologia di lavoro esige prerogative totalmente differenti rispetto alla precedente. Innanzitutto, alla staticità del lavoro redazionale, oppone un grande dinamismo: il giornalista si alza dalla scrivania e cerca il materiale per il suo articolo al di fuori della redazione. Anche in questo caso le materie di interesse sono le più differenti, dalla cronaca nera alle news sportive, ed in linea generale ogni giornalista ha un campo d’azione predefinito.

La prima fase è proprio quella di raccolta di materiale per il pezzo da realizzare: nonostante le necessità siano diverse da argomento a argomento, il procedimento ha sempre delle caratteristiche comuni così schematizzabili:

Informazione preventiva sull’argomento o il fatto interessato.
Grande attenzione nell’ascoltare o osservare il fatto interessato, che sia una conferenza, un’intervista o un “reportage” delle forze dell'ordine.
Prendere appunti o registrare e fare video quando consentito. Senza avere già qualcosa di scritto o del materiale consistente su cui lavorare è impossibile produrre un buon articolo, che sia veritiero e coerente.
Fare domande: se si sta conducendo un’intervista questo elemento è abbastanza ovvio, in quanto l’intervistato è presente al solo scopo di rispondere ai giornalisti. Ma anche in altri casi, prepararsi delle domande risulta più che utile, in quanto può aiutare a comprendere meglio l’avvenimento, o semplicemente anche solo ad avere qualche curiosità in più, le proverbiali “chicche”,che possono rendere l’articolo più ricco e dettagliato, quindi migliore.

Conclusa questa fase, quella prettamente dinamica, il giornalista torna in redazione con tutto il materiale e comincia la vera stesura dell’articolo, a partire dal controllo degli appunti.

A differenza della prima tipologia di lavoro, in questo caso il giornalista non ha alcuna traccia precostituita, ma deve costruire il proprio articolo “ex novo”, avendo solo come direttiva generale l’evoluzione del fatto o dell’avvenimento in esame.

Il testo scritto a parole può essere arricchito dalle immagini precedentemente scattate o dai video realizzati.

Come per il lavoro redazionale, a fine articolo si deve ricontrollare correttezza e coerenza dell’elaborato ed assegnare un titolo opportuno: in questo caso il titolo è ancora più importante, in quanto questo tipo di articoli sono generalmente destinati a più ampia lettura ed il titolo è ciò che invoglia il lettore ad aprire la notizia. Un buon titolo può fare la differenza tra un buon articolo ed un successo di letture, indipendentemente dall’”appeal” del tema trattato.

Il controllo finale di un articolo del genere è spesso coadiuvato da un altro giornalista, in quanto un occhio esterno può notare più facilmente imperfezioni o persino errori dell’elaborato.

Quando si è sicuri di aver realizzato un buon lavoro, l’articolo viene reso online.

Fin dal primo giorno della mia esperienza, datato maggio 2017, sono stato messo alla prova in questi due modi di approcciarsi al lavoro del giornalista.

Prima però di poter iniziare a lavorare effettivamente, ho dovuto imparare ad utilizzare il sito tramite cui avrei scritto e pubblicato i miei articoli: un sito di Back Office. Non mi sono state spiegate ovviamente le caratteristiche tecniche del sito, elementi di scarso interesse per un giornalista e di competenza della Sotware House, ma mi è stato chiarito il funzionamento utile alla stesura di un articolo: mi è stato fatta vedere la casella di testo in cui scrivere, come inserire le immagini o i video e come collocare in maniera visibile sul sito un pezzo ultimato.

A ciò è seguita una fase di brevi raccomandazioni dal punto di vista della scrittura: solo piccole indicazioni su come utilizzare una forma più diretta ed entusiasmante, infatti il metodo non può che perfezionarsi solo con la pratica e l’allenamento.

Delucidazioni mi sono state fornite anche sul mio equipaggiamento: oltre al computer, mi sarebbe stato necessario solo il cellulare, strumento tramite cui avrei preso appunti, realizzato video, scattato foto. Sotto il saggio consiglio del direttore, Marco Tajè, ho sempre avuto con me anche una penna, una matita ed un quadernino, strumenti meno moderni, ma di affidabilità sicura: in questo modo se il cellulare si fosse scaricato o avesse avuto altri problemi, l’articolo non avrebbe corso il rischio di non essere realizzato.

Armato di queste conoscenze e pochi strumenti, sono stato subito assoldato e reso attivo: il primo giorno del mio percorso, sono andato ad osservare l’intitolazione a Padre Crespi della nuova struttura sociosanitaria di Mazzafame, a Legnano, che era stata precedentemente inaugurata il 4 marzo. Durante questa prima esperienza sono stato seguito da Valeria Arini, giornalista.

Così ho fin da subito sperimentato l’attività “sul campo” del giornalista: ho dovuto prendere appunti, informarmi sulle personalità che erano intervenute, scattare foto e capire quali segmenti della cerimonia interessavano di più al fine di un articolo.

Tornato in redazione ho steso il mio pezzo e l’ho sottoposto al controllo di Valeria: mi sono stati fatti notare i miei errori e le mie imperfezioni, poi, dopo qualche consiglio dal punto di vista grafico (grassetti, corsivi, layout delle immagini) e la scelta di un buon titolo, l’articolo è stato pubblicato. Ecco il risultato:

http://www.legnanonews.com/news/cronaca/905100/intitolata_a_padre_crespi_la_nuova_residenza_socio_sanitaria_a_mazzafame

Così iniziai la mia “carriera” da giornalista ed entrai in contatto con le richieste e difficoltà tipiche di questo lavoro.

      Prima fra tutte la puntualità della realizzazione: un giornale online punta soprattutto sulla estrema rapidità di uscita degli articoli. Accade un avvenimento e quasi immediatamente esce l’articolo, non c’è più bisogno di aspettare il giorno seguente per essere informati. Però risulta chiaro come la notizia debba essere puntuale: se si decide che un determinato pezzo deve uscire entro un’ora precisa, entro quell’ora questo deve essere realizzato. Questa è una richiesta “nuova” per uno studente: a scuola si parla di giorni, non di ore; si spiega un argomento e si fissa la verifica almeno una settimana dopo ed i compiti al massimo possono essere assegnati per il giorno seguente. Nel giornalismo online invece si osserva, si apprende, si produce e si pubblica velocemente. A scuola si è Kant e Cartesio, in redazione si è Leibniz.

Una seconda difficoltà è quella dell’approccio con ambienti mai frequentati: durante il mio percorso sono entrato in comuni, in strutture amministrative, sportive, sociali, ma ho anche ascoltato diversi dibattiti e conferenze. Di conseguenza ho incontrato diverse personalità, alcune di esse importanti a livello locale (come il sindaco) a me sconosciuta ed ho dovuto imparare a relazionarmi con loro, a porre le giuste domande ed a compiere le osservazioni più adatte. Il giornalismo non può prescindere dalla capacità del giornalista di relazionarsi e di tenere i contatti con la gente.

Le relazioni più facili da instaurare sono state quelli con i colleghi poiché, come promesso da Tajè, sono stato trattato come un “pari” e non mi sono stati fatti pesare i miei errori iniziali, ricevendo sempre l’aiuto da tutti. Il clima in redazione, anche tenendo conto delle normali tensioni tipiche in un ambiente lavorativo, è sempre stato piacevole e su toni “scherzosi”: questo però non inficia per nulla la qualità del prodotto e la serietà e l’impegno durante il lavoro, che sono massimi da parte di tutti.

La difficoltà su cui è stato più interessante lavorare è stata quella della scrittura, infatti ho dovuto sperimentare un “modus operandi” del tutto nuovo, del quale ho dovuto imparare le caratteristiche, i segreti e i cosiddetti “trucchi del mestiere”. L’aiuto degli altri membri della redazione è sempre stato disponibile e grazie ai loro consigli, oltre che al mio impegno, sono riuscito a migliorare tanto in breve tempo.

Questa, come si può evincere facilmente, è una delle varie competenze che ho acquisito. Tutte le difficoltà già citate mi hanno condotto allo sviluppo di una capacità: ho imparato a realizzare gli articoli nel tempo pattuito ed a rapportarmi con ambienti e persone nuove in maniera professionale e costruttiva.

Inoltre, nel corso dei due anni di stage, ho migliorato la mia abilità come giornalista “a tutto tondo”, riuscendo a maneggiare sempre meglio gli strumenti a mia disposizione, come il sito di Back Office, e tutte quelle “skills” che è necessario avere per essere un buon giornalista.

Però non è stato soltanto il periodo di stage ad aiutarmi ad acquisire e migliorare tali competenze; infatti, al termine del primo anno di stage (a.s. 2017-2018), Marco Tajè, avendo apprezzato il mio lavoro e le mie qualità, ha deciso di propormi una possibilità di collaborazione più continua, con un compenso come previsto dalla legge, per l’anno successivo. L’occasione nacque dalla partenza per un erasmus all’estero di un collaboratore del giornale, che seguiva il Legnano Calcio: io avrei dovuto prendere il suo posto. Il progetto si presentava con una durata biennale e mi avrebbe impegnato tutti i giorni in cui la squadra cittadina sarebbe scesa in campo. Dopo qualche riflessione, ho deciso di accettare: sarebbe stata un’esperienza formativa importantissima, che mi avrebbe portato a migliorare tutto ciò che avevo imparato nelle due settimane di stage e con cui avrei sperimentato una vera esperienza lavorativa. Ma ho soppesato anche un altro “pro”: al termine dei due anni di praticantato avrei potuto fare domanda per l’iscrizione all’albo dei giornalisti pubblicisti, che è solo il primo gradino per il professionismo, pur garantendo ogni diritto e dovere del giornalista.

Questa esperienza che da due anni a questa parte sto conducendo, e che mi ha portato a macinare parecchie ore da giornalista (complessivamente durante i due anni si parla di 170 ore in stage, e più di 300 ore a seguire il Legnano Calcio), è stata di un’importanza capitale dal punto di vista dell’orientamento.

Sono stato sempre una persona abbastanza eclettica, interessata a tutto ciò che gli veniva proposto: trovo interessi nelle discipline umanistiche come in quelle scientifiche, senza dimenticare la mia passione per lo sport. Durante i cinque anni di corso di Liceo Scientifico Tradizionale, pur rimanendo attirato positivamente da tutto, ho maturato due interessi preponderanti: la matematica e la fisica. Preferenze che sembrerebbero avere poco a che fare con il giornalismo, soprattutto considerando la mia propensione per corsi universitari di tipo ingegneristico, ma in realtà non è così.

Il tempo trascorso a Legnanonews non mi ha solo aiutato a maturare nuove abilità ed a conoscere il mondo del lavoro, ma mi è anche servita per consolidare le mie certezze: è stato, in altre parole, un periodo di conferma delle mie abilità e di ciò che sono, conferendomi maggiore sicurezza e fiducia nei miei mezzi. Mi ha insegnato come sia possibile, a costo di impegno, sudore e sacrificio, portare avanti due progetti importanti ed impegnativi, quello della scuola e quello del giornalismo stesso. Non è facile, dopo un’intera settimana scolastica, lavorare la domenica pomeriggio dovendo trovare altro tempo per lo studio o per altre attività. Però, pretendendo da me il massimo sia a scuola che nel giornalismo, sono riuscito a crescere molto, come persona e come studente/lavoratore.

Infine questa esperienza mi ha aperto una reale possibilità lavorativa, infatti ha preparato la mia strada verso il giornalismo professionistico. Per questo, dopo aver fatto domanda ed aver ottenuto il tesserino da pubblicista, continuerò a percorrere la strada del giornalismo, coltivandola assieme al corso universitario che sceglierò.

Da questa analisi sorge immediato come la mia esperienza di alternanza scuola/lavoro sia andata bene oltre le più rosee aspettative, poiché non solo mi ha permesso di sviluppare nuove abilità, di conoscere il mondo lavorativo e di passare due settimane all’anno interessanti e stimolanti, ma mi ha anche permesso di instaurare un legame duraturo con l’ente ospitante, regalandomi un’opportunità più che unica a soli 16 anni.

Non ho da evidenziare, grazie anche alla disponibilità di Legnanonews e della scuola, punti critici riguardo al progetto statale di alternanza scuola/lavoro, poiché quando compiuto in un luogo attivo e stimolante ed affrontato in modo serio e costruttivo può essere davvero importante per ragazzi di terza e quarta superiore.

Andrea Belvisi