"Verrà la morte e avrà i tuoi occhi"

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

22 marzo 1950

Cesare Pavese
(da "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", 1951, in Le poesie, Einaudi editore, 1998)

Cesare Pavese dedica questa poesia a "Connie": l’attrice americana Constance Dowling. L'attrice visse in Italia tra il 1947 e il 1950. Nel 1949 incontrò il poeta. E lui se ne innamorò profondamente. Di lei, Pavese scrisse nel suo diario: «lei è la poesia nel più letterale dei sensi». Tutta la raccolta "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi" è dedicata a Constance, che nel 1950 interruppe la relazione con il letterato italiano. Pavese, che soffriva di depressione, si tolse la vita poco dopo con dieci bustine di sonnifero in una stanza di albergo. Era il 27 agosto 1950. Il biglietto di addio, trovato in un libro sul comodino, recitava: "Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi".


In copertina: Constance Dowling. Foto ripresa da NuovaAtlantide

(Chiara Lazzati)